
Quando, in una piccola cittadina della Virginia, semisepolto nel seminterrato di una casa teatro, viene rinvenuto il cadavere intatto di una giovane donna non identificata, lo sceriffo chiede al medico legale Tommy Tilden di scoprirne la causa della morte entro l’alba. Ad assistere Tommy c’è il figlio Austin. Nel silenzio dell’obitorio, ciò che inizia come un’autopsia di routine si trasforma in una lenta scoperta dell’orrore. Ogni taglio rivela qualcosa che non dovrebbe esistere, come se quel corpo fosse una reliquia di un passato condannato ma mai sepolto davvero.
The Autopsy of Jane Doe non è solo il racconto di un’autopsia — del resto, se lo fosse, non saremmo qui a parlarne. È una critica dell’illusione di controllo della conoscenza moderna, del nostro modo di ridurre il mistero a un fenomeno osservabile. La donna che giace sul tavolo non è solo un cadavere ma la memoria di un male antico, un corpo che si rifiuta di essere spiegato. Ogni volta che il bisturi lo incide, l’oltraggio originale viene riperpetrato e si svela agli occhi degli inconsapevoli aguzzini. Gli uomini cercavano la verità nella carne, allora come oggi, convinti che il male dovesse avere una sede fisica, un marchio visibile. La scienza, che pure si è emancipata dalla superstizione, continua in parte lo stesso gesto di penetrare, di violare per capire e, nel farlo, esercitare un potere.
HALLOWEEN FOREVER
Halloween ha ancora tanto da raccontare. Leggi l'antologia Halloween Forever che raccoglie il meglio del Premio Scheletri 2026: 18 racconti di puro orrore, tra cui quello del maestro Danilo Arona, ispirato al classico dei classici di Halloween, al Film, quello con la F maiuscola da guardare assolutamente il 31 ottobre. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
OMICIDIO SULLE DOLOMITI
La comunità di un piccolo borgo di montagna viene sconvolta dal brutale omicidio di una donna. Giacomo Stani, il figlio tredicenne del maresciallo, ottiene il permesso di seguire il padre nelle indagini, entrando così in un mondo fatto di segreti rurali e tradimenti. Chi sarà il colpevole? Decimo Tagliapietra si cimenta con il giallo con l’avvincente “Luce di notte”, racconto finalista al Gran Giallo di Cattolica 2021. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
TORINO DEMONIACA
Torino galleggia sulle acque nere della superstizione e della magia. Sulle rive del Po sono adagiati cadaveri di frati impenitenti, satanisti sacrileghi e profeti di sventure. Elsa e Damiano, i giornalisti coinvolti nel delirio collettivo, si trovano a dover combattere contro le legioni di Satana. La città è dilaniata dalla follia primigenia scatenata dagli angeli decaduti. All'Inferno solo il Diavolo potrà salvarti. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
In The Autopsy of Jane Doe è presente inoltre una forte componente di riflessione sociale e antropologica, che porta lo spettatore a confrontarsi con il controllo storico del corpo femminile, le credenze sulla stregoneria e le dinamiche di potere tra conoscenza e violenza. Silvia Federici, sociologa, filosofa e attivista italiana, ha scritto che “la caccia alle streghe fu la prima grande guerra contro il corpo delle donne, contro la loro autonomia riproduttiva e la loro conoscenza del mondo naturale” [Caliban e la strega, 2004]. Jane Doe incarna questa eredità: il suo silenzio, la sua apparente vulnerabilità, divengono strumenti di resistenza, perché nessuna spiegazione, nessuna dissezione, può ridurre la sua complessità a mero dato scientifico. È il corpo che porta la memoria delle discriminazioni, delle violenze e dei controlli imposti, e allo stesso tempo la testimonianza della capacità di resistere.
La scienza incontra in Jane Doe il proprio limite. Il sapere tecnico può misurare, sezionare, descrivere, ma non può catturare la storia che il corpo stesso custodisce. Jane Doe non parla, ma resiste a questo ulteriore oltraggio e fa della resistenza la sua voce. Il suo corpo non rivela, si ostina a nascondere. È il rifiuto stesso della spiegazione, l’eco di una colpa mai espunta. In quella carne muta si concentra tutto ciò che la cultura occidentale ha temuto e cercato di controllare: la femminilità, la magia, la parte non razionale dell’essere. È la strega che torna, non come spettro vendicativo ma come presenza che ci ricorda il limite del nostro sguardo. Come memento e monito.
Quando, nell’ultima scena, il campanello legato all’alluce si muove e risuona appena, è come un promemoria. Ci avverte che certi mali non andrebbero toccati, che alcune memorie e alcuni corpi custodiscono verità che superano la nostra presunzione di controllo.
(Oreste Patrone: 13 ottobre2025)
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