Il diario di Julius Rodman

di Edgar Allan Poe - pagine 104

Il diario di Julius Rodman” è il secondo e ultimo romanzo di Edgar Allan Poe, un capolavoro narrato sottoforma di diario che rimane inspiegabilmente (o per un effetto voluto) incompiuto.
Il genere della storia segue le orme del classico viaggio d’avventura, durante il quale un gruppo di mercanti di pellicce s’imbatte lungo il corso del Missouri in episodi di crescente orrore, dall’incontro con animali selvatici e con impedimenti di natura geografica, alla guerriglia con indigeni ostili nei confronti degli stranieri, allegoricamente riconducibili agli abitanti dello Tsalal ne “Le avventure di Gordon Pym”.
E’ proprio dopo uno dei tanti scontri, una battaglia contro due orsi, che la storia s’interrompe improvvisamente, lasciando il lettore dinanzi a un bivio pieno di dubbi: l’intero diario è stato interrotto volontariamente da Poe per effetto di una morte improvvisa da parte del narratore oppure è rimasto incompiuto per cause legate proprio allo scrittore di Boston.

Nel romanzo si ritrovano molti elementi legati alla prosa di Poe: la prolissità nella descrizione di alcuni paesaggi, l’allegoria con personaggi perlopiù malvagi che compaiono anche in altre opere, il legame quasi fraterno che coinvolge alcuni membri della spedizione.
Nonostante l’opera non emerga fra quelle più famose dell’autore, essa non ha nulla da invidiare poiché è in grado di calamitare il lettore verso le vicende di questo gruppo di avventurieri, senza cadere nell’eccessiva noia.
Un elemento finale di forte interesse è dato dal fatto che questo è uno dei primi lavori in cui il genere d’avventura sembra abbracciare in sinergia quello dell’orrore.

Incipit
Avevo spesso pensato di fare qualche caccia sul Missouri, per cui decisi di condurre una spedizione lungo quel fiume e procurarmi così delle pellicce che avrei potuto vendere sulla Petite Côte agli agenti della North West Fur Company.

Antonio Pilato (Ravenna, 11 Marzo 1990) è uno psicopedagogista e uno scrittore italiano.
Fin da bambino si appassiona alla letteratura dell’orrore, leggendo in casa e a scuola i romanzi brevi della serie Piccoli brividi di R. L. Stine.
Terminati gli studi liceali, s’iscrive all’Università di Bologna, laureandosi in Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali nel 2013, e in Psicologia delle Organizzazioni e dei Servizi nel 2015. Nel frattempo, inizia a conoscere più da vicino la prosa di S. King, leggendo diversi romanzi e alcune raccolte di racconti.
Dal 2016 la sua visione della letteratura si allarga ad altri autori, primi fra tutti H. P. Lovecraft e T. Ligotti, i quali influenzeranno non poco i suoi pensieri e il suo immaginario, portandolo a laurearsi una terza volta nel 2018, questa volta in Pedagogia, e a dedicare la sua tesi di laurea proprio al tema dell’infanzia insita nei contesti della letteratura dell’orrore.
Dal 2018 inizia a scrivere, preso da una forte ispirazione innata e arcana, una serie di racconti di genere weird che traggono ispirazione, oltre che dai suddetti scrittori, anche dalla penna di molti altri autori, come E. A. Poe, A. Christie, C. A. Smith, R. W. Chambers, E. S. Gardner e H. Murakami.
Nel 2020 pubblica la sua prima raccolta di racconti, intitolata “Incubi grotteschi di esiliati sognatori”.



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