Le avventure di Gordon Pym

di Edgar Allan Poe - pagine 238 - euro 9,00 - BUR Rizzoli

Le avventure di Gordon Pym” rappresenta l’unico vero romanzo scritto e concluso da Edgar Allan Poe, se escludiamo “Il diario di Julius Rodman”, altro romanzo capolavoro, anche se inspiegabilmente (o per un effetto voluto) troncato e di genere più legato all’avventura.
Si può affermare con assoluta certezza che le avventure che questo ragazzo vive lungo un viaggio a dir poco “odisseico” fanno ben comprendere come la stragrande maggioranza delle opere che mescolano gli elementi dell’horror e l’ambiente acquatico sia figlia di questo straordinario lavoro, primo fra tutti lo stesso Howard Phillips Lovecraft il quale, pur vantando il merito di essere definito “Maestro” di tutti i suoi scrittori successori, è stato (ed egli stesso è il primo ad affermarlo) allievo di Edgar Allan Poe.
La storia segue una narrazione ritmica e lineare, ricca di suspense e di colpi di scena; il grottesco di certe vicissitudini non esce mai completamente di scena, ma è la paura a governare l’andamento della trama, che non lascia quasi mai spazio a sorrisi se non a poche risate isteriche emesse per disperazione da qualche personaggio.

La vicenda segue in prima persona le imprese che il protagonista compie, spesso e volentieri straordinarie per le circostanze o persino per l’ingegno di un personaggio o di un altro: il percorso verte con un climax crescente, che volge la sua narrazione finale verso una terra misteriosa e affascinante, definita Tsalal (ripresa peraltro da altri scrittori come Jules Verne), i cui avvenimenti celano terrori inimmaginabili.
La conclusione, assai emblematica, sfocia alle porte (nel vero senso della parola) del fantasy, allestendo non pochi dubbi sulla fenomenologia del viaggio finale, le cui sorti del protagonista tra l’altro restano sconosciute.
“Le avventure di Gordon Pym” possono definirsi come il raggruppamento primordiale del primo vero romanzo di genere weird.
Voto: 8,5

Incipit
Fu allora che la nostra imbarcazione si precipitò nella morsa della cateratta dove si era spalancato un abisso per riceverci.

Antonio Pilato (Ravenna, 11 Marzo 1990) è uno psicopedagogista e uno scrittore italiano.
Fin da bambino si appassiona alla letteratura dell’orrore, leggendo in casa e a scuola i romanzi brevi della serie Piccoli brividi di R. L. Stine.
Terminati gli studi liceali, s’iscrive all’Università di Bologna, laureandosi in Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali nel 2013, e in Psicologia delle Organizzazioni e dei Servizi nel 2015. Nel frattempo, inizia a conoscere più da vicino la prosa di S. King, leggendo diversi romanzi e alcune raccolte di racconti.
Dal 2016 la sua visione della letteratura si allarga ad altri autori, primi fra tutti H. P. Lovecraft e T. Ligotti, i quali influenzeranno non poco i suoi pensieri e il suo immaginario, portandolo a laurearsi una terza volta nel 2018, questa volta in Pedagogia, e a dedicare la sua tesi di laurea proprio al tema dell’infanzia insita nei contesti della letteratura dell’orrore.
Dal 2018 inizia a scrivere, preso da una forte ispirazione innata e arcana, una serie di racconti di genere weird che traggono ispirazione, oltre che dai suddetti scrittori, anche dalla penna di molti altri autori, come E. A. Poe, A. Christie, C. A. Smith, R. W. Chambers, E. S. Gardner e H. Murakami.
Nel 2020 pubblica la sua prima raccolta di racconti, intitolata “Incubi grotteschi di esiliati sognatori”.



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