L'attesa della Luce

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2007 - edizione 6

Guarda con amarezza i lampioni accesi in strada, oasi nel nero che staziona oltre la finestra.
Fulgidi nella loro luce arancio, splendono senza pensieri. Pioggia o neve, o vento, qualunque tempo ci sia, ogni sera tornavano vivi. E benvoluti. E quand’anche un blackout li stordisca, li costringa a spegnersi, si tratterebbe solo di capriccio temporaneo. Se entro pochi o molti minuti non fa differenza: torneranno, silenziosi, a illuminare la notte.
E lui, invece? Cosa ne sarà di lui, si chiede.
Dinnanzi alla loro vista, il peso della reclusione diventa ogni volta più schiacciante, il miasma della sofferenza più denso. Si affaccia inutilmente alla presa dell’elettricità, mosso da speranze che testarde non l’abbandonano. Prega di sentire qualcosa, e quando non accade niente si dà dello sciocco. Anni prima la corrente è stata staccata da quella casa. Eppure, tutto sembra come se sia stato appena ieri il giorno in cui ha ucciso i due pensionati che vi abitavano. Quasi può ancora sentire l’odore pungente dei loro corpi bruciati dalla scossa, vedere il fumo che si alza dalle carni annerite. E se stesso, che tiene per mano i cadaveri, come bambini da portare al parco giochi in eterno.

Li aveva abbracciati nelle sue spire a 240 volt, li aveva sentiti urlare ed aveva gridato con loro, di estasi. Non sapeva d’essersi condannato a un’attesa infinita.
L’ha capito solo col passare del tempo, mentre la casa restava vuota e la corrente staccata. E lui lì, a girovagare nel vecchio impianto elettrico come un animale in gabbia, pregando che qualcuno arrivasse, maledicendo la propria stoltezza, promettendo di non rifarlo più.
Tormentandosi per aver ceduto al piacere.
E adesso, che di nuovo i lampioni sono accesi, li guarda e sprizza scintille sofferte.
Chissà, si domanda, se il contatore scatterà anche per lui, prima o poi.

Giuseppe Pastore