Manuela e Daniel Ruda, i 'vampiri' tedeschi

A volte la realtà supera l’immaginazione, e di molto. E i confini tra follia, manie di protagonismo, abnegazione e dipendenza affettiva sono talmente labili da diventare indistinguibili. È il caso dei coniugi Ruda, che vi presenterò quest’oggi.

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Prima di arrivare al loro exploit, che li ha fatti balzare agli onori delle cronache internazionali qualche anno fa, occorre indagare sul passato che accomuna entrambi per cercare di far luce sulle motivazioni che hanno spinto i due “sposi di Satana” al loro folle gesto e all’uccisione di un innocente.
Manuela Bartel veniva da una famiglia tranquilla, e aveva vissuto senza particolari problemi fino all’adolescenza, periodo bene o male difficile per tutti: solo che la giovane Manuela non si sentiva semplicemente fuori posto e arrabbiata con il mondo, ma intrappolata in un corpo che non percepiva più come suo. La ragazza infatti era convinta di essere un vampiro, una creatura della notte dedita a festini di sangue. A 14 anni tenterà il suicidio con un’overdose di eroina. Questo fallimento sarà per Manuela una nuova rinascita sotto il segno di Satana, il cui richiamo si farà via via più forte con il passare degli anni. Nell’estate del 1996 la nuova incarnazione di Manuela approda a Londra, dove inizierà a frequentare circoli goth con sede a Camden Town, aggregandosi immediatamente alle gang di “vampiri” del posto e partecipando a numerosi “bite party” notturni che si tenevano, ovviamente, nei cimiteri della City. Manuela era talmente convinta di essere un vampiro da farsi limare i canini e successivamente si farà impiantare un paio di lunghe zanne animali. Ma, non contenta dello status di vampira, ben presto si appassionerà al bondage e al sesso estremo diventando anche una dominatrice di successo, potendo quindi mettere in pratica tutte le fantasie che il suo carattere forte e autoritario le suggeriva. Nel 1997 Manuela tornerà a Witten, la sua città natale in Germania, ma ormai la trasformazione è arrivata a un punto irreversibile: di giorno lavora in una panetteria, ma di notte passa ore e ore a studiare gli scritti di Aleister Crowley nella sua stanza dai muri neri. Il 31 ottobre 1999 la ragazza venderà la sua anima al Diavolo, suggellando per sempre il legame con il suo “Padrone supremo”.

Come Manuela, anche Daniel Ruda proveniva da una famiglia borghese di Witten, e proprio come la futura moglie, durante l’adolescenza inizia a rifugiarsi in un mondo tutto suo fatto di tenebre e vampiri. Durante il processo dichiarerà di aver assaggiato per la prima volta il gusto del sangue a 12 anni e di essere entrato in contatto un paio di anni dopo con Samiel, il suo Demone guida che da quel momento in poi non lo abbandonerà più. Come se non bastasse, ad un certo punto il ragazzo inizia a sviluppare una vera e propria ossessione nei confronti di Charles Manson, proponendosi di diventare un bel giorno il suo corrispettivo europeo. Inizierà a farsi chiamare dagli amici Sundown, Tramonto. Daniel dichiarerà che l’incontro con l’anima gemella Manuela gli era stato predetto dal demone Samiel, il quale aveva aggiunto che si sarebbero dovuti sposare il 6 giugno e che avrebbero dovuto suggellare la loro unione satanica con un omicidio da consumare il sesto giorno del mese successivo al matrimonio. E così sarà.

 

Manuela, nell’agosto del 2000, scriverà una lunga lettera a Daniel, rintracciato nella sezione annunci di una rivista black metal, confidandogli il suo amore per le tenebre e condividendo con lui il disprezzo nei confronti dell’umanità intera. Dopo il primo appuntamento in un cimitero nella valle della Ruhr, scoccherà la scintilla fatale. I due trascorreranno i giorni (anzi, le notti) da fidanzati scorrazzando per i campisanti locali sacrificando piccoli animali e dividendo il bottino con altri “vampiri” come loro. Daniel e Manuela in seguito specificheranno che l’unico motivo che li aveva spinti verso il concetto prettamente cristiano di matrimonio era stato quello di garantirsi che una volta morti sarebbero stati sepolti insieme: da questo si intende che al sacrificio umano che stavano per compiere sarebbe seguito il dono delle loro stesse vite, perché solo in questo modo sarebbero stati in grado di servire Satana per l’eternità.

La vittima sacrificale era già stata prescelta da tempo. Si chiamava Franck Hackert ed era un collega di Daniel. La sera del 7 luglio del 2001 lo inviteranno a cena a casa, e con una freddezza spietata, lo colpiranno con sessantasei coltellate per poi berne il sangue, incidendogli come se non bastasse un pentacolo in pieno petto. Ma qualcosa va storto rispetto al piano originario: infatti, non se la sentono di farla finita e si danno alla fuga. Fuga che durerà ben poco e si concluderà con l’arresto di entrambi gli sposini. Il circo mediatico che accompagnerà il loro processo è stato il palcoscenico ideale per i due, che confesseranno l’omicidio senza mostrare il benché minimo segno di pentimento perché, a loro detta, avevano agito per dare seguito ad un ordine superiore. La sentenza è stata letta il primo febbraio 2002: 13 anni di reclusione in carcere psichiatrico per Manuela e 15 anni per Daniel. Recentemente Manuela ha dichiarato a Sondra London, autrice di True Vampire, di non essere fiera di ciò che aveva fatto e di riconoscere di aver sbagliato. Forse perché, con l’isolamento e il passare del tempo, avrà avuto modo di pensare che tutti i miti e le leggende di cui si era sempre avidamente nutrita non erano di certo verità superiori (Chiara Borloni)



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