In the Flesh

Quando la carne non è mai abbastanza: In the Flesh, l’innovativa zombie series che non vi deluderà

“Tra morti viventi e vivi morenti, siamo tutti uguali.”
(Dellamorte Dellamore, Michele Soavi, 1994)

Viviamo in un’epoca di zombie. Questa frase non vuole essere una critica, bensì più un dato di fatto. Da quando nel 2010, la serie tv The Walking Dead ha invaso i nostri schermi, la mania dei morti viventi ci ha contagiato come un virus. Forse, come aveva intuito il genio di George A. Romero ne La notte dei morti viventi (1968), il motivo è proprio da ricercarsi nella figura dello zombie, metafora calzante della stagnante società moderna. Così, ecco lentamente emergere dai canali numerosissime zombie series, alcune poco riuscite, come Fear the Walking Dead, altre invece che hanno saputo raccontare in modo diverso i redivivi, come In the Flesh.
Nel 2010 una terribile Apocalisse ha quasi estinto l’umanità, mietuta da voraci morti viventi, soprannominati rotters. Tuttavia, quando ormai la fine sembrava vicina, la scienza ha scoperto un modo per fermare gli zombie, tramite un’innovativa cura che li avrebbe guariti dalla loro “Sindrome da Decesso Parziale” (PDS). Infatti, il trattamento ripristina l’intelligenza dei morti, riportandoli dopo lunghe sofferenze alla loro coscienza, sebbene restino fisicamente (e visivamente) ancora morti. Orde di zombie, quindi, ritornano “umani”, reinseriti nella società (e dotati di cosmetici per nascondere il loro status), ma costretti a convivere per sempre con ciò che hanno fatto durante l’Apocalisse. Come gli altri suoi simili, anche Kieren è risorto dalla tomba nel giorno del “Risveglio” e, famelico, ha cacciato e ucciso gli umani fino al giorno in cui è stato ricondotto alla normalità...

Una normalità da cui, però, il giovane era scappato anni prima suicidandosi, poco prima del periodo del “Risveglio”. Finalmente guarito dalla PDS, Kieren viene ricondotto nel suo paesino natale, Roarton, nel Lancashire, Inghilterra, dove dovrà affrontare non solo la difficile convivenza con la sua famiglia, ancora profondamente ferita dal suo suicidio, ma anche con l’astio dei suoi concittadini che, negli anni dell’Apocalisse, hanno combattuto strenuamente per sopravvivere, grazie in particolare alla Forza Volontaria Umana (HVF), una milizia locale. Si prospetta per Kieren un doloroso ritorno alla vita. Mai così vere risuonano qui le parole di Francesco Dellamorte di Tiziano Sclavi: “Tra morti viventi e vivi morenti, siamo tutti uguali”.

Trasmessa dalla defunta BBC Three, In the Flesh si distinse per il suo spirito brillante e poco tradizionale nell’affrontare l’abusato genere dei non morti. Non che il tema della “cura” sia nuovo in questo campo (Z Nation, 2014), così come il reintegro degli zombie nella società (Fido, 2006), ma In the Flesh lo affronta con una spiccata delicatezza, senza il timore di sporcarsi le mani tra sangue e domande spinose. Come si può convivere con il ricordo di aver sbranato e ucciso centinaia di persone? Come è possibile perdonare delle creature, dei nuovi esseri umani che qualche anno prima ti avevano sterminato l’intera famiglia?

In the Flesh si dimostra una potente serie horror, dotata di una doppia chiave di lettura: da una parte la paura e gli zombie, che non potranno non piacere agli appassionati del genere; dall’altra, invece, molti spunti di riflessione su svariati argomenti (il diverso, la guerra, la sopravvivenza e molti altri). Un vero peccato che con la chiusura del canale una serie così promettente sia durata solo due stagioni. Altamente consigliata per i fan degli zombie e chi nell’horror cerca non solo il piacere della paura, ma anche quello della riflessione.
(Anna Silvia Armenise)

Altre informazioni

Titolo originale: In the Flesh
Genere: Horror, Soprannaturale
Ideatore: Dominic Mitchell
Attori: Luke Newberry (Kieren Walker), Emily Bevan (Amy Dyer), Wunmi Mosaku (Maxine Martin), Kenneth Cranham (Oddie).
Stagioni: 2
Episodi: 9
Durata: 1 ora circa
Paese: Regno Unito
Uscita: 2013 - 2014
Rete televisiva: BBC Three

Anna Silvia Armenise è un’autrice e sceneggiatrice emergente, dedita soprattutto al genere horror.
Come autrice, ha pubblicato il saggio Evil Dead – Un viaggio nel regno del Male (2019), scritto insieme al collega Emanuele Crivello, e Joe Dante – Master of horror (2019), saggio collettivo, per la casa editrice Weird Book; la storia La notte degli Streghi, sceneggiata e illustrata dalla stessa autrice, contenuta nella raccolta a fumetti Acqua di Luna (2019); le raccolte di racconti Ai confini del crepuscolo (2013) e Lacrima di tenebra (2014), pubblicati da Biblioteca di Testi Brevi, a seguito della vittoria al concorso nazionale Patrizia Brunetti; vari racconti e un saggio breve nelle raccolte collettive Emozioni in marcia (2015) e Il luogo della parola (2015), per Fara Editore, e in Z di Zombie (2016), per LetteraturaHorror.it.
Ha ottenuto, inoltre, diversi riconoscimenti letterari nel corso degli anni, come il primo posto al concorso nazionale Faraexcelsior 2015, la selezione d’onore allo storico Premio Robot nel 2016 e la selezione all’Asylum Horror Story 2020.
Dal 2015, Armenise lavora attivamente come sceneggiatrice per vari gruppi cinematografici indipendenti, per cui ha scritto cortometraggi come What you want (2015) e Within (2017), selezionato al concorso americano My Annabelle Creation e al canadese Fake Flesh Film Fest 2017.
In veste di articolista, scrive per i noti siti Scheletri.com, Non aprite questa porta e Nerdgazmo.
Infine, dal 2016 collabora con il gruppo teatrale I Delittuosi per cui scrive sceneggiature teatrali inedite per Cene con Delitto Comiche. Dalla sua penna sono nate le commedie: Il fantasma è servito, Dottor Ford! (2016),Transilvania Express (2018) e Funeral Club (2019).
Libri, film, serie tv, fumetti... è una horror nerd fatta e finita, immersa nel sangue fino alle ginocchia e con gli occhi ben puntati verso l’Abisso.

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