Progetto compiuto

Camminavo per le strade in un afoso pomeriggio d’estate. Dopo la scuola andavo sempre in bicicletta fuori città, ad ammazzare con la fionda i ratti del canale di scolo della fogna. L’odore di merda lì era nauseante, ma era l'unico posto dove potevo dare libero sfogo alle mie pulsioni incontrollabili. Spesso, ad esempio, mi si sedeva accanto l'idea di uccidere il mio compagno di banco, che era anche il mio migliore amico. Sentivo il bisogno viscerale di profanarlo con una lama seghettata.
Quel pomeriggio, mentre tornavo verso casa, l’ho incontrato: faceva la spesa con sua madre. Una donna delicata dagli occhi limpidi, leggermente distaccata, estremamente bella. Ho salutato educatamente la signora, ho stretto la mano al mio amico e ho tirato dritto. Ho comprato un pacco di sigarette e ne ho fumate un bel po’ seduto sul marciapiede, pensando alla violenza e al male che mi pulsavano nel cuore e mi agitavano lo stomaco.
Una volta a casa, visto che mia sorella maggiore era sempre al lavoro e non la vedevo quasi mai da quando nostro padre era morto un anno prima, mi sono preparato un pasto veloce che non sapeva di niente e che non mi aveva neanche saziato. Poi sono entrato in garage, dove mio padre conservava tutte le sue armi da caccia, essendo un grande appassionato. Ho maneggiato in estasi uno dei suoi fucili. Domani è il giorno giusto, ho pensato.

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OMICIDIO SULLE DOLOMITI

La comunità di un piccolo borgo di montagna viene sconvolta dal brutale omicidio di una donna. Giacomo Stani, il figlio tredicenne del maresciallo, ottiene il permesso di seguire il padre nelle indagini, entrando così in un mondo fatto di segreti rurali e tradimenti. Chi sarà il colpevole? Decimo Tagliapietra si cimenta con il giallo con l’avvincente “Luce di notte”, racconto finalista al Gran Giallo di Cattolica 2021. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.

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TORINO DEMONIACA

Torino galleggia sulle acque nere della superstizione e della magia. Sulle rive del Po sono adagiati cadaveri di frati impenitenti, satanisti sacrileghi e profeti di sventure. Elsa e Damiano, i giornalisti coinvolti nel delirio collettivo, si trovano a dover combattere contro le legioni di Satana. La città è dilaniata dalla follia primigenia scatenata dagli angeli decaduti. All'Inferno solo il Diavolo potrà salvarti. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.

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HORROR PORNO ILLUSTRATO

Anni ’70. Tra le strade di una torrida New Orleans, dove il jazz si mescola all’aroma di spezie e ai corpi in vendita, prende vita “La scolopendra d’oro”, novella horror erotica intrisa di sensualità e mistero. Il libro è arricchito con numerose illustrazioni esplicite senza censura realizzate dall'artista Alessandro Amoruso. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.

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MANUALE PER SOPRAVVIVERE ALLE STREGHE

Questo è un testo rivoluzionario che spiega come riconoscere le vere Streghe e affrontarle. Le Streghe sono entità malvagie con un unico obiettivo: seminare caos e distruzione. Lo dimostrano i numerosi casi documentati nel Manuale, tra cui la strage del passo Djatlov, i fatti di Burkittsville, l’incidente alla Darrow Chemical Company e catastrofi di portata mondiale come Chernobyl o l'avvento di Hitler. Il Manuale è inoltre arricchito da numerose illustrazioni e fotografie inedite e top secret. Disponibile in ebook e cartaceo.

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EROS E ORRORE

Questo non è un racconto. È una possessione. Una lunga, dolorosa, eccitante possessione. Un ragazzo come tanti ma con un terribile segreto di famiglia, un amore troppo grande per poter restare umano. Lei non è solo una ragazza: è una Dea tatuata, un'ossessione che divora e trasforma. Tra desiderio e dannazione, "Lovecantropia" esplora i confini sottili tra amore e dipendenza, eros e orrore, passione e follia. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi con illustrazioni senza censura.

La mattina mi sono svegliato presto e sono uscito di casa lasciando la porta aperta; tanto non sarei più tornato. Ho infilato il fucile dentro la custodia della chitarra: ci stava alla perfezione. Nel programma extrascolastico suonavo nella band della scuola e il pomeriggio, alla fine delle lezioni, ci sarebbero state le ultime prove di fine anno. Sono arrivato leggermente in anticipo, sono entrato nel bagno dove fortunatamente non ho trovato nessuno e ho estratto l’arma dalla custodia. Il bagno si trovava esattamente davanti alla mia classe, dandomi la possibilità di agire in fretta e senza nessun tipo di intoppo. Ho dato un calcio alla porta e ho puntato l’arma contro quegli idioti.
Erano tutti terrorizzati. Ho provato un immenso senso di piacere assaporando la tensione e la paura che, come una ragnatela, collegavano tutte le teste di quegli aborti esistenziali. Sentivo di essere pervaso da un potere divino e diabolico; dissociandomi, vedevo la scena dall’esterno e guardavo me stesso come un demonio che sognava ad occhi aperti. Ho fissato in faccia il mio migliore amico e gli ho sparato dritto in testa, senza esitazioni, prendendolo in pieno. Doveva essere l'unico bersaglio, ma mi sono lasciato prendere la mano. Ho fatto esplodere la testa del docente di religione e poi quella di un altro compagno di scuola, poi ho sparato alla cieca ferendo tutti quelli che potevo, finché non ho finito i colpi. Gli altri sono rimasti attoniti, pietrificati come se avessero guardato dritto negli occhi la Gorgone Medusa; e, di fatto, era così. Ho scagliato il fucile per terra. I sopravvissuti hanno avuto un sussulto memorabile: quello stupido gesto doveva averli spaventati a morte. Mi sentivo così vivo.
Sapevo che gli spari avrebbero allarmato i collaboratori scolastici e chiunque fosse presente nelle stanze adiacenti alla mia. Qualcuno aveva già avvisato le forze dell’ordine, per forza. Così mi sono goduto più che potevo il terrore stampato su quelle facce orribili e nemiche che ho visto e stravisto per tre anni interi. Pensavo: Appena uscirò di qui mi arresteranno. Oh sì, andrò nel gabbio insieme ai più pericolosi, ai più depravati e schizzati. I più belli. I miei simili. Mi daranno ottocento anni o più di pena, o meglio ancora una condanna a morte.

Ma quando sono uscito nel corridoio, già con le mani alzate e pronto per l’arresto, non ho visto nessuno. Mi sono affacciato alla finestra per controllare cosa succedesse fuori: il nulla. La polizia ancora non si vedeva. Avrebbero dovuto quantomeno già circondare la zona. Che strano. Sono uscito dall’edificio guardandomi intorno, pronto a pagare con gioia le consequences di ciò che avevo fatto. Niente, sembrava una città di spettri sfrattati. Mi sono allontanato raggiungendo il parco a pochi metri dalla scuola. Ho dato un’occhiata veloce in giro: persino i tossici erano spariti. Ogni segno di civiltà umana era svanito nel nulla e faceva sempre più caldo.
Sono ritornato verso il centro, ma la città non sembrava più la stessa. Era come se la realtà si fosse stropicciata, accartocciata su se stessa. Fiamme alte e blu avvolgevano ogni cosa, ma erano più dense e concentrate dove avevo appena compiuto il massacro. A interrompere il silenzio irreale sono state le voci distorte, le urla strazianti di disperazione che provenivano dalla scuola; ma era tutto ovattato, come se quelle voci giungessero da una stanza insonorizzata. Più curioso che spaventato, mi sono avvicinato all'ingresso.
Davanti al portone mi aspettava un essere sinistro, dalle fattezze mefistofeliche. Non ha aperto bocca, ha solo indicato la vetrata della mia aula. Mi sono avvicinato e ho guardato indietro nel tempo attraverso un vetro opaco e sporco: la polizia era arrivata eccome, qualcuno aveva avvertito gli sbirri dopo il secondo sparo. Hanno fatto irruzione e uno di loro mi ha piantato un proiettile dritto in testa poco dopo che avevo gettato il fucile per terra. Metà del mio cranio era un cratere aperto di carne viva e liquidi che colavano copiosamente.
L'essere mi ha poi guidato verso una botola oscura che si apriva nell'asfalto liquefatto, facendomi cenno di seguirlo. Ho camminato insieme a lui nel buio. Sentivo nella mia testa una voce che mi era familiare; recitava un mantra maligno che salmodiava ossessivamente: “colpevole!, colpevole!, colpevole!”. Era la sua voce, ma certo. La voce della mia ossessione, la voce del mio migliore amico.
D’un tratto ci siamo fermati. Mi sembrava di camminare da diversi secoli, non sapevo neanche dove stessi mettendo i piedi, precisamente; la sensazione era quella di fluttuare nel vuoto. L’essere ha infine interrotto quel silenzio metafisico, comunicandomi che potevamo fermarci.
Questo era l’inferno.

Marcello Saponaro



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