
I lampioni accesi della strada qui di fianco mi permettono ancora di vedere i sampietrini a terra, sui quali poggio i miei due bastoni mentre cammino. Solo poco tempo fa non mi erano necessari. Giro la testa verso destra e osservo la sagoma del Monastero di San Pietro in Lamosa; scuro, incombe pesante e silenzioso. Alzo ancora di più lo sguardo e scorgo, in cima al dirupo intagliato lungo il cielo, la Croce di Creilì. Subito un pensiero - Torna a guardare per terra, o perderai l'equilibrio, cogliona.
L'ultima volta qui ci ero venuta in moto, da sola, come sempre. Proseguo dritta qualche passo, la luce artificiale diminuisce mentre mi avvicino all'inizio della stradina sassosa. Conosco questi posti da quando sono nata, la Luna piena a cielo limpido mi aiuterà a distinguerli e a vedere dove minchia metto i piedi. Mia madre mi ripeteva spesso - Non andarci al buio, lì c'è il rastrello senza sangue. Da piccola mi faceva cagare sotto. Ho capito dopo che a volte, invece, il mostro lo vuoi incontrare.
Comincia la discesa; non è molto ripida ma, ghiaiosa, per una disabile quadrupede come me ogni estremità va appoggiata bene. - Intanto pensa ad arrivare al passaggio a livello. Punto il bastone destro un po' più avanti. Trascino il piede sinistro. Poi il destro; sento alcuni sassi sfregare sotto la suola, non riesco ad alzarlo di più. E passo all'altro bastone. Ci arrivo lentamente, alla velocità che questa malattia infame ormai mi consente. Le barre sono alzate, a quest'ora treni non ne passano. Ne approfitto per sedermi sul basso muricciolo che a sinistra affianca i binari. Mi brucia la pelle delle gambe, e mi sento pesante. Ho come delle zavorre incollate ovunque. Avrò fatto in tutto 200 metri. Lui non sa quanto mi costerà giungere fino all'albero di Ontano Nero. Di nuovo mani sulle maniglie dei bastoni e mi alzo. La ghiaia è diventata più fine, non ci sono più dislivelli, solo qualche sasso più grosso che scorgo con fatica; le poche foglie secche rimaste sugli alberi oscurano, merda. Poggio il bastone sinistro su qualcosa che lo fa scivolare; - cazzo! Con un braccio ormai nel vuoto, mi inclino e vedo tutto ruotare e cado sbattendo il fianco. - Fannnnculo! - a voce alta. I sassi li ho sentiti, tutti sulla spalla. Un respiro. Due respiri. - Dio santo, non è qui che avevo deciso di morire. Terzo respiro. Riesco con fatica a piegare il braccio sul fianco, con l'altro faccio leva ed eccomi seduta. - E adesso? Chi ti aiuta a rimetterti in piedi? Il bordo sinistro della stradina si rialza con un piccolo pendio erboso, sfruttando mani e braccia mi ci avvicino strisciando il culo con i jeans. Ci risalgo un po' trascinando con me i bastoni finché non raggiungo una posizione più elevata. Mani sulle maniglie premendo verso terra, forzo con i muscoli del basso ventre e spingo. Rialzata. Questa malattia non si arresta e peggiora e avanza. - Progressiva - specificava il referto. - Stasera ti fermerò, schifosa. Con qualche dolore in più, procedo a passi più corti e lenti fino a dove finiscono gli alberi. Esco dalla stradina sulla destra ed entro nel prato, affronto due declivi strisciando ancora a culo a terra, mi rialzo, di nuovo alcuni passi e sono di fronte all'Ontano. Quando ci venivo da ragazzina, qui l'erba non era sempre ben rasata, e le foglie lunghe e taglienti nei cespugli mi graffiavano le gambe. Gambe che potevano addirittura correre, fino a sfinirmi per poi sdraiarmi di schiena a terra, a braccia aperte, e ad occhi chiusi. Mi volto verso sinistra, riflessi di Luna increspano l'acqua piatta delle Torbiere che proseguono poi più sotto, tra contorni neri di arbusti e di qualche bassa pianta. Già si inizia a sentire odore di fango, di avariato dolce, di foglie morte, e un tonfo lontano, probabilmente una lurida nutria. Poi più niente. È qui che l'avevo incontrato l'altra volta. Poco dopo la diagnosi. - Che coincidenza.
Mi giro, torno a guardare l'albero e rivolgendomi verso i rami più alti - Cane! Non volevo nulla, non avevo chiesto niente, ma avevi annusato l'odore della mia ferita. Guarda, adesso sanguino di più. Silenzio. Riabbasso lo sguardo. - Se quella volta avessi accettato, idiota, anzi, no. Aspetto. L'aria rimane immobile in una calma umida. Sento qualcosa di fronte a me che si spacca, un rumore secco, e intravedo la forma debolmente illuminata di una crepa sospesa, dalla quale inizia a sgorgare della melma rovente, e giunge a terra e si allarga e aumenta e si alza fino ad iniziare a prendere una forma, di una sagoma, di un uomo. È lui. Guardo l'ondeggiare dei suoi contorni e anche questa volta rimango raggelata. Il rosso ardente diminuisce, ma si scorgono bene viso, occhi e bocca netti.
OMICIDIO SULLE DOLOMITI
La comunità di un piccolo borgo di montagna viene sconvolta dal brutale omicidio di una donna. Giacomo Stani, il figlio tredicenne del maresciallo, ottiene il permesso di seguire il padre nelle indagini, entrando così in un mondo fatto di segreti rurali e tradimenti. Chi sarà il colpevole? Decimo Tagliapietra si cimenta con il giallo con l’avvincente “Luce di notte”, racconto finalista al Gran Giallo di Cattolica 2021. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
TORINO DEMONIACA
Torino galleggia sulle acque nere della superstizione e della magia. Sulle rive del Po sono adagiati cadaveri di frati impenitenti, satanisti sacrileghi e profeti di sventure. Elsa e Damiano, i giornalisti coinvolti nel delirio collettivo, si trovano a dover combattere contro le legioni di Satana. La città è dilaniata dalla follia primigenia scatenata dagli angeli decaduti. All'Inferno solo il Diavolo potrà salvarti. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
HORROR PORNO ILLUSTRATO
Anni ’70. Tra le strade di una torrida New Orleans, dove il jazz si mescola all’aroma di spezie e ai corpi in vendita, prende vita “La scolopendra d’oro”, novella horror erotica intrisa di sensualità e mistero. Il libro è arricchito con numerose illustrazioni esplicite senza censura realizzate dall'artista Alessandro Amoruso. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
MANUALE PER SOPRAVVIVERE ALLE STREGHE
Questo è un testo rivoluzionario che spiega come riconoscere le vere Streghe e affrontarle. Le Streghe sono entità malvagie con un unico obiettivo: seminare caos e distruzione. Lo dimostrano i numerosi casi documentati nel Manuale, tra cui la strage del passo Djatlov, i fatti di Burkittsville, l’incidente alla Darrow Chemical Company e catastrofi di portata mondiale come Chernobyl o l'avvento di Hitler.
Il Manuale è inoltre arricchito da numerose illustrazioni e fotografie inedite e top secret. Disponibile in ebook e cartaceo.
EROS E ORRORE
Questo non è un racconto. È una possessione. Una lunga, dolorosa, eccitante possessione. Un ragazzo come tanti ma con un terribile segreto di famiglia, un amore troppo grande per poter restare umano. Lei non è solo una ragazza: è una Dea tatuata, un'ossessione che divora e trasforma. Tra desiderio e dannazione, "Lovecantropia" esplora i confini sottili tra amore e dipendenza, eros e orrore, passione e follia. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi con illustrazioni senza censura.
- Marta - inizia con voce calma - vedo che adesso arrivi con gambe marce. E sangue? Non c'era niente da farmi leccare quando prima sei caduta. Mi riprendo e reagisco - Sei una fottuta zecca senza corpo, e ti serve del pantano per fartene uno. - Misera preda fragile, per te un Nephilim è anche troppo. Quanto mi dispiace non essere un Dracula seducente. - Tu sei solo il figlio bastardo di un angelo caduto. Con chi mi avevi detto che aveva scopato tua madre umana? Con Azazel? Gli scompare il sorriso sarcastico, ho colpito forte. Rimpalla - Sei poi riuscita a trovare qualcuno che sorvolasse sui tuoi problemini? - Non ho mai cercato nessuno. - Hai voluto evitare il sole per non vedere ombre. E adesso sei qui, a quattro zampe. Ancora un po' di tempo e non potrai nemmeno strisciare. - Anche tu sei qui. E mi hai seguita pure vicino al monastero. - Ah, le santità, che dovrebbero aiutarvi e proteggervi. Quattro pietre e una campana non zittiscono le grida di chi ha subito il vostro sacro amore. - Quali grida? Di chi? - Ne avete arse vive quasi cento su in valle - indicando con l'intero braccio sopra l'alone luminoso di Iseo - alcune con le loro intere famiglie. Sfrutto le spaccature create da quelle urla. - Loro almeno hanno qualcuno da odiare, come te. - Taci. Adesso non fai più la scenetta da presuntuosa? Io ce la faccio da sola, io ho la forza necessaria. - Le forze mi sono state tolte. E questo - guardandomi il busto e le gambe - è un corpo condannato. Per cosa? Perché questa sentenza di orrore a vita? - deglutisco trattenendo le lacrime. - La vostra continua stupida ricerca di un senso per ogni cosa, il perché - quasi ride mentre lo dice. Rispondo - Non c'è un perché, né per me né per te. Io non ho nemmeno un colpevole, tu invece sì. - Non basta avere un colpevole! - si avvicina continuando a voce alta - A tutti quelli come me è stato detto "voi non avrete pace!". Sento quasi ardere la pelle, il calore è insopportabile. Resto ben piantata sui bastoni, lo guardo e non vedo più il mostro, vedo un condannato. Replico calma – Anch'io non ho più pace, il mio inferno è già iniziato. Le sue fiamme si smorzano, e anche lui calmo - Cosa vuoi da me? Scandisco lenta, con tono secco - Portami via da qui. Si allontana di colpo, stringe gli occhi - Ucciderti? - Sì. Inclina leggermente la testa, sempre fissandomi - E adesso sei qui per offrirmi quell'anima che la volta scorsa avrebbe potuto salvarti. - Per vivere come una fighetta alla Dorian Gray? Guarirmi avrebbe solo rimandato il mio castigo. - Ti ricordo, fighetta, seduta lì, in tuta con un casco tra le mani. Ascoltavo mentre ti chiedevi per quanto tempo saresti potuta ancora tornare indossandolo. E ti avevo offerto quello che volevi. Ora mi chiedi poca cosa per il prezzo che dovrai pagare. - Inferno per inferno scelgo io il mio momento e il mio carceriere.
Le sue fiamme si scuotono, iniziano a spostarsi mescolandosi e non riesco più a distinguere gli occhi, poi nemmeno più il volto. Ma ho l'impressione di vedere il suo torace muoversi come stesse respirando. Cosa c'è da pensare? Aspetto, ho deciso e ho chiesto, sento già un senso di leggerezza, di liberazione. Alla fine i lineamenti tornano a farsi nitidi, ne rivedo il viso e di nuovo il suo sguardo. E con occhi di pece - La mia risposta è no. Quell'ultima parola mi arriva abbattendosi come una lapide. - Come, no? - mi si stringe l'addome - ti sto offrendo quello che tu mi avevi chiesto, prenditelo! Mi trema la voce. Rimane lontano e aggiunge a tono duro - Stai chiedendo a me di fare quello che avresti dovuto fare tu. La tua è un'anima vuota, come te. Non so che farmene. Torno a impuntarmi sui bastoni - Ma tu non puoi rifiutarla! Non ne hai il diritto, è il tuo scopo, è tuo dannato dovere! Si avvicina e allunga la mano sinistra fino a sfiorarmi la guancia, ne sento l'odore sulfureo - Sono sì un cane predatore al guinzaglio. Ma non sarò io a darti un colpevole. Si riallontana, sento freddo - Non lasciarmi qui, non devi. Ti prego! - La pietà chiedila a chi abita quelle mura - dice lento indicando il Monastero dietro di lui. Poi voltandosi di schiena - Te la lascio quella vita che non hai il coraggio di riempire. Il magma inizia a rientrare nella crepa, faccio un passo verso di lui, e ad alta voce - Brutta bestia, non puoi, non puoi andartene lasciandomi con tutto questo, no! E prima che la fenditura si chiuda del tutto, sento ancora la sua voce - Mi rivedrai al giorno del giudizio, Marta.
Nato a in provincia di Milano, dopo 13 traslochi, vivo da 20 anni vicino a Salò. Laureato in Ingegneria Elettronica a Brescia, ho lavorato come progettista di infrastrutture informatiche per piccole, medie aziende e poi per multinazionali. Musicodipendente, ascolto un po' di tutto tranne il Jazz, che per riuscire a capirlo, ho pure discusso a lungo con esperti a riguardo, inutilmente. Leggo molto, soprattutto romanzi storici, qualche saggio e, forzandomi, anche fantasy (per invidiare e soprendermi della formidabile fantasia dei loro autori). Conosco 5 lingue: Italiano (credo bene), Inglese (un po'), Francese (pochissimo), Veneto (molto bene) e Bresciano (anche questo un po').
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