
Affronto la notte nebbiosa come un soldato affronta la battaglia. Provo a scrollarmi di dosso la stanchezza e il freddo ma sento già che scavano dentro di me come un ruscello sotterraneo. Ho l’udito ovattato. La pelle indurita e plastificata come la muta dei serpenti. L’umidità della nebbia attraversa il corpo generando un torpore insopportabile. Non solo la mente è annebbiata, ma le ossa stesse e, di conseguenza, i movimenti sono rallentati. Cammino, questo sì, ma la foschia sottrae poco a poco le forze e la speranza. I lampioni sono tanti steli di fiori neri e arrugginiti con le teste illuminate. La luce che emettono è impastata nella bruma. Di solito, vediamo solo i corpi che escono dalla nebbia. Non sappiamo niente delle loro azioni, delle loro direzioni. Ecco che, infatti, una donna mi taglia la strada. È così minuta che a stento riesco a evitarla. Ne intravedo la faccia. Una testa triangolare, con una fascia per capelli, di un viola unto, che copre quasi l’intero volto. Si muove, velocemente e con decisione, gli occhi a mandorla straziati dal freddo. Mi giro a guardarla proprio mentre scompare dietro l’angolo della strada. Un attimo dopo mi rivolgo di nuovo verso la coltre di nebbia. Delle sagome rossastre si muovono. Aguzzo lo sguardo, ma non riesco a scorgerne i volti. Al di sopra delle loro teste, un po’ di metri più in là, ecco l’autobus. I fanali illuminano la foschia dandole consistenza. Per la prima volta, quella sera, riesco a vedere qualcosa chiaramente. L’autista mi guarda mentre salgo. Ha occhi stanchi e il vestito blu scuro che fa tutt’uno con l’abitacolo nero. L’autobus riparte. Non c’è nessuno dentro. Guardo fuori e adesso la nebbia sembra essersi intensificata. Una massa vaporosa e impenetrabile circonda l’autobus e provo in quel momento ad immaginarlo dall’alto, a volo d’uccello. Ecco che lo vedo mentre procede sulla sua rotta, circondato da un mare di silenzio.
OMICIDIO SULLE DOLOMITI
La comunità di un piccolo borgo di montagna viene sconvolta dal brutale omicidio di una donna. Giacomo Stani, il figlio tredicenne del maresciallo, ottiene il permesso di seguire il padre nelle indagini, entrando così in un mondo fatto di segreti rurali e tradimenti. Chi sarà il colpevole? Decimo Tagliapietra si cimenta con il giallo con l’avvincente “Luce di notte”, racconto finalista al Gran Giallo di Cattolica 2021. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
TORINO DEMONIACA
Torino galleggia sulle acque nere della superstizione e della magia. Sulle rive del Po sono adagiati cadaveri di frati impenitenti, satanisti sacrileghi e profeti di sventure. Elsa e Damiano, i giornalisti coinvolti nel delirio collettivo, si trovano a dover combattere contro le legioni di Satana. La città è dilaniata dalla follia primigenia scatenata dagli angeli decaduti. All'Inferno solo il Diavolo potrà salvarti. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
HORROR PORNO ILLUSTRATO
Anni ’70. Tra le strade di una torrida New Orleans, dove il jazz si mescola all’aroma di spezie e ai corpi in vendita, prende vita “La scolopendra d’oro”, novella horror erotica intrisa di sensualità e mistero. Il libro è arricchito con numerose illustrazioni esplicite senza censura realizzate dall'artista Alessandro Amoruso. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
MANUALE PER SOPRAVVIVERE ALLE STREGHE
Questo è un testo rivoluzionario che spiega come riconoscere le vere Streghe e affrontarle. Le Streghe sono entità malvagie con un unico obiettivo: seminare caos e distruzione. Lo dimostrano i numerosi casi documentati nel Manuale, tra cui la strage del passo Djatlov, i fatti di Burkittsville, l’incidente alla Darrow Chemical Company e catastrofi di portata mondiale come Chernobyl o l'avvento di Hitler.
Il Manuale è inoltre arricchito da numerose illustrazioni e fotografie inedite e top secret. Disponibile in ebook e cartaceo.
EROS E ORRORE
Questo non è un racconto. È una possessione. Una lunga, dolorosa, eccitante possessione. Un ragazzo come tanti ma con un terribile segreto di famiglia, un amore troppo grande per poter restare umano. Lei non è solo una ragazza: è una Dea tatuata, un'ossessione che divora e trasforma. Tra desiderio e dannazione, "Lovecantropia" esplora i confini sottili tra amore e dipendenza, eros e orrore, passione e follia. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi con illustrazioni senza censura.
Il banco di nebbia, da quella posizione, mi appare come un grande cimitero. Perché quel mare grigio mi assale così? Ricordo, in quel momento, la paura di un viaggio in mare, di notte, quando avevo diciassette anni. Stetti fuori su un pontile secondario, tutta la notte, perché non riuscivo a dormire. Il vento frustava senza tregua e le funi della barca colpivano a intervalli regolari, con rumori sordi, lo scafo della nave. Un odore dolciastro di cherosene impregnava l’aria marina. La testa mi girava e avevo una leggera nausea. Davanti a me il mare. Ora mi affaccio, pensai. Afferrai il parapetto di legno con tutte le forze. Guardando giù, vedevo i fanali della nave, quelli più vicini all’acqua, che rivelavano, con fasci di luce fioca, la risacca che colpisce la poppa. Sapevo che c’era il mare per la stessa ragione per cui sapevo che c’era la nebbia: anche in quel caso infatti, la luce dava corpo a quella materia sfuggente. Fui colto dalle vertigini e, sbarrando gli occhi, mi tirai indietro con un movimento scomposto. Feci questo per tutta la notte. Una danza ossessiva che si abbandonava ai movimenti della nave. Vedevo, di tanto in tanto, marinai che attraversavano la tolda. C’era anche qualcuno che non riusciva a dormire: una ragazza esile con i capelli neri e una leggera camicia da notte bianca. Il pontile blu scuro faceva risaltare quella figura. Subito dopo un marinaio mi passò davanti. Era vestito anche lui di bianco, con i vestiti impregnati di sudore, la faccia incrostata di salsedine. Mi apparve come la statua di una divinità marina dimenticata. Quando la notte raggiunse il suo fondo più buio, erano forse le tre, cominciai a sovrapporre le due immagini. Vedevo adesso una ragazza che dondolava, seguendo i movimenti della nave. Rimaneva miracolosamente in piedi, aveva la faccia del marinaio, il corpo esile e le gambe molto lunghe e magre. La visione mi paralizzò. Pensai che fosse arrivato il momento di andare a dormire. Mi rannicchiai su una panchina più riparata dal vento e mi addormentai. La frenata brusca dell’autobus mi ha riscosso da quel ricordo. La voce del conducente dichiara la fine della corsa. Allora scendo. La nebbia è sempre lì, e adesso ho l’impressione che gli alberi e le piante, assiderati dal freddo, si anneriscano per proteggersi. Esco e mi avvio verso casa, senza voltarmi indietro.
Sono Leo Magliulo. Sono un giovane scrittore di poesie e racconti principalmente di genere horror e weird. Da un po’ li pubblico sulla mia newsletter su substack. Mi interessa approfondire soprattutto il rapporto tra letteratura horror e filosofia. I miei punti di riferimento in questo senso sono Kafka, Poe e Lovecraft. Scrivo in maniera sistematica solo da pochi anni. Ho intenzione di pubblicare una raccolta di racconti dell’orrore.
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