Cani

Facevo il soldato. Mi era stato concesso un permesso breve di quarantott’ore per tornare a casa. Ero partito quattro ore prima, di pomeriggio. Avevo chiesto dei passaggi con l’autostop, appoggiandomi sul guard-rail della regionale, lasciando a terra lo zaino. Era una gelida giornata dei primi di Novembre, di quelle che anticipano l’inverno; addosso avevo soltanto una giacca. Quando arrivai al bivio per il mio paese era già buio e non passava più nessuno. Posai lo zaino a terra e mi rassegnai ad aspettare di vedere spuntare dei fari oltre il passaggio a livello della ferrovia lì vicino. Mancavano soltanto cinque chilometri, gli ultimi prima di arrivare a casa. Mi superarono due automobili, ma non si fermarono al mio segnale. Si fece mezzanotte e poi l’una, senza che passasse più nessuno. Avevo freddo, per via degli abiti leggeri che ancora mi ostinavo a indossare e mi sentivo molto stanco.
Raccolsi lo zaino e decisi di incamminarmi a piedi, ma il buio era così fitto che a pochi metri non si distingueva più niente. Camminai così per alcune centinaia di metri, fino alla prima curva che finiva in un buio ancora più fitto e denso. Mi arrestai, indeciso se andare avanti o tornare indietro. Mentre riflettevo sulla decisione da prendere, poco più in là, nell’oscurità profonda, sentii dei cani muoversi. Ringhiavano minacciosamente, con un tono basso e rugginoso. Ebbi l’impressione che fossero molto vicini, ma non riuscivo a scorgerne che vagamente i corpi in movimento. Mi fermai, spaventato, sentendo dei brividi gelidi spezzarmi le ginocchia e impedendomi qualsiasi movimento. I cani si avvicinarono fino a venirmi a pochi metri, diffidenti e rabbiosi, continuando il loro ringhiare animoso e aggressivo. Rimasi immobile, in attesa. Poi guaendo, si allontanarono di pochi metri, mantenendo il loro atteggiamento astioso. Mi voltai lentamente, per non aizzarli ancora di più e tornai indietro, al bivio vicino alla strada ferrata, dove un lampione illuminava pallidamente un segmento dei binari.

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OMICIDIO SULLE DOLOMITI

La comunità di un piccolo borgo di montagna viene sconvolta dal brutale omicidio di una donna. Giacomo Stani, il figlio tredicenne del maresciallo, ottiene il permesso di seguire il padre nelle indagini, entrando così in un mondo fatto di segreti rurali e tradimenti. Chi sarà il colpevole? Decimo Tagliapietra si cimenta con il giallo con l’avvincente “Luce di notte”, racconto finalista al Gran Giallo di Cattolica 2021. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.

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TORINO DEMONIACA

Torino galleggia sulle acque nere della superstizione e della magia. Sulle rive del Po sono adagiati cadaveri di frati impenitenti, satanisti sacrileghi e profeti di sventure. Elsa e Damiano, i giornalisti coinvolti nel delirio collettivo, si trovano a dover combattere contro le legioni di Satana. La città è dilaniata dalla follia primigenia scatenata dagli angeli decaduti. All'Inferno solo il Diavolo potrà salvarti. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.

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HORROR PORNO ILLUSTRATO

Anni ’70. Tra le strade di una torrida New Orleans, dove il jazz si mescola all’aroma di spezie e ai corpi in vendita, prende vita “La scolopendra d’oro”, novella horror erotica intrisa di sensualità e mistero. Il libro è arricchito con numerose illustrazioni esplicite senza censura realizzate dall'artista Alessandro Amoruso. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.

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MANUALE PER SOPRAVVIVERE ALLE STREGHE

Questo è un testo rivoluzionario che spiega come riconoscere le vere Streghe e affrontarle. Le Streghe sono entità malvagie con un unico obiettivo: seminare caos e distruzione. Lo dimostrano i numerosi casi documentati nel Manuale, tra cui la strage del passo Djatlov, i fatti di Burkittsville, l’incidente alla Darrow Chemical Company e catastrofi di portata mondiale come Chernobyl o l'avvento di Hitler. Il Manuale è inoltre arricchito da numerose illustrazioni e fotografie inedite e top secret. Disponibile in ebook e cartaceo.

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EROS E ORRORE

Questo non è un racconto. È una possessione. Una lunga, dolorosa, eccitante possessione. Un ragazzo come tanti ma con un terribile segreto di famiglia, un amore troppo grande per poter restare umano. Lei non è solo una ragazza: è una Dea tatuata, un'ossessione che divora e trasforma. Tra desiderio e dannazione, "Lovecantropia" esplora i confini sottili tra amore e dipendenza, eros e orrore, passione e follia. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi con illustrazioni senza censura.

Qualche ora dopo si fermò un tizio che non avevo mai visto, guidava un pick-up e mi caricò su. Non era un tipo loquace, ma dopo un paio di minuti, gli occhi sempre puntati sulla strada illuminata dai fari, mi chiese da dove venissi.
- Sono un soldato - gli risposi, e lui mi disse che non andava bene chiedere un passaggio a quell’ora della notte, proprio in quella notte di novembre.
- Ti ho caricato per pura compassione - disse - di questi tempi non si sa mai a chi si dà un passaggio.
La sua voce, calma e profonda, mi tranquillizzò e scivolai sul sedile, poggiando la testa sul finestrino. Dentro la cabina del pick-up si sentiva un bel tepore che cominciò a sciogliere la pena che mi stringeva il petto. Gli dissi dei cani.
- Mi sono venuti addosso, ringhiando e annusandomi, ma non hanno avuto il coraggio di aggredirmi - gli dissi. Lui mi elencò alcuni nomi di pastori che avevano l'ovile lì vicino e che lasciavano le loro bestie da sole. - Con dei cani così grossi, neri e molto aggressivi, ti è andata bene, perchè quelli vedono l’anima dei morti anche al buio e attaccano in branco.
Quando finalmente arrivai a casa e scesi dal pick-up gettando a terra lo zaino, guardai la macchina svoltare la curva e mi accorsi che aveva le luci spente e che non sentivo il rumore del motore. Dopo essermi dato una scrollata e avere raccolto lo zaino bussai alla porta di casa. Alzando lo sguardo vidi la tendina della finestra in camera dei miei genitori scostarsi leggermente. Nessuno però venne ad aprirmi. Bussai ancora e ancora. Vidi la stanza illuminarsi alla luce fioca della lampada del comodino e, soltanto allora, dalla strada sentii il rumore dei passi di mia madre scendere le scale. Udii il chiavistello scorrere sul battente della porta che si aprì in una piccola fessura. La sua testa bianca si affacciò scrutando il buio fitto della strada.
- Mamma - le dissi facendomi avanti - Sono io. Non mi riconosci?
Solo allora, dopo una lunga esitazione, mostrò di accorgersi di me. Mi fissò con stupore e sorrise debolmente.
- Entra - mi disse, con un tono di voce carico di pena. Io la osservai con imbarazzo, perché si era invecchiata così rapidamente dall’ultima volta che l’avevo vista. I suoi capelli li ricordavo neri e folti e ora, la persona che stava davanti a me, li aveva bianchi e radi. Non osava toccarmi, non mi pose la mano sul viso, come faceva sempre quando mi avvicinavo a lei.
- E papà, non viene giù a salutarmi?
- Papà ti saluterà dopo, quando andrai via.
Nei suoi occhi si fece largo una muta domanda, come un affettuoso rimprovero per quella lunga assenza. Poi mi chiese la prima cosa che può venire in testa a una madre, quando vede un figlio rientrare in quelle condizioni, infreddolito e con oltanto una giacchetta per coprirsi.
- Hai fame?
- Sì - le risposi - ho fame.
Allora lei mi accolse in un abbraccio e io sentii l’odore caldo del suo collo. Ero a casa mia finalmente, al sicuro.

Salvatore Alessandro Canu



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