La Madre

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2022 - edizione 21

Tom iniziò a pregare con voce squillante non appena i passi della Madre si fecero distinti nel corridoio dell'orfanotrofio. Anche quelle dei suoi fratelli e sorelle si levarono tremule ed incerte, creando tutt'attorno un coro ovattato.
Nell'udirle gli occhi vermigli della Madre divamparono e la sua sgradevole bocca si contorse in una smorfia disgustosa, sebbene Tom non potesse vederla riuscì perfettamente a percepirla e ciò gli fece raggelare il sangue.
I bravi bambini devono sempre invocare la grazia con voce chiara e acuta.
Era la prima ed unica regola che veniva loro impartita.
“Lodare il signore è l'unica salvezza” ripeteva un tempo la loro vera Madre, prima che quella cosa prendesse il suo posto.

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Ora le falcate d'orco di quell'essere famelico rimbombavano sulle assi del pavimento notte e giorno, un instancabile segugio infernale dedito a fiutare ogni anfratto in cerca della preda da consumare sino all'ultima stilla.
Il piccolo Tom era ormai al limite, provò a distendere le braccia formicolanti, ma non vi riuscì. Anche le gambe intorpidite si rifiutavano di obbedire al semplice comando.
Il buio lo ghermiva, l'aria anossica e viziata gli bruciava i bronchi, ma era conscio che per rimanere vivo doveva resistere e continuare a pregare, ad incidere con le unghie sul legno dell'angusta prigione, che era anche il suo riparo, il verbo di nostro signore.
Galeotto dell'inumana ingordigia di una demoniaca madre dispotica e morbosa.
Schiavo della convinzione che una preghiera lo avrebbe risparmiato da quelle fauci immonde,
Tom recitò il suo requiem, ancora e ancora, e così perdurerà finché l'eterno riposo non gli verrà donato per stenti in solitudine, e il nero velo calerà risolutivo su tutti i suoi fratelli e sorelle come la lama spietata del boia.
Amen.

Federica Consogno



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