Ospiti inattesi

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2022 - edizione 21

Schiaccio la guancia contro la parete, premo l’orecchio sull’intonaco gelido e trattengo il fiato.
Grat grat!
«Sono qui, i maledetti.» Faccio segno a Lidia di avvicinarsi. «Vieni a sentire!»
Lei sbuffa. Che cosa si aspetta, che faccia finta di niente?
Trascina i piedi nudi sul parquet e mi posa la mano sulla spalla. «È una casa vecchia, tesoro. Saranno le travi che scricchiolano.»
Grat grat!
«Travi un corno! Sono topi, ti dico!»
Migliaia di piccoli, schifosissimi topi che scavano le loro sudice gallerie dentro alle pareti della mia casa. Che brulicano, si moltiplicano e si accatastano gli uni sugli altri nelle loro labirintiche città topesche, nelle viscere della mia abitazione.
Batto il pugno contro il muro, mi risponde uno squittio agitato.
«Dannati!» Batto più forte, per tre volte. «Voglio vedere morto fino all’ultimo ratto!»
Esseri schifosi. Saranno ovunque. Dentro ogni mattone forato, a rosicchiare ogni tubo e ogni cavo.
Sospiro e scuoto la testa. «Avremmo dovuto tirare di più sul prezzo.»

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Chi ha paura delle streghe?
"Storie di Streghe" è un’antologia che vuole omaggiare la figura della Strega in tutte le sue sfaccettature, antiche e moderne. Tra leggende e folklore i 12 racconti che ne fanno parte sono i migliori tra quelli che hanno partecipato al Premio Scheletri 2022. Disponibile in ebook e cartaceo illustrato

Seguo l’urlo di Lidia e la trovo in cucina, con le mani premute sulle labbra.
I topi sono sventrati, ammucchiati gli uni sugli altri.
Il cumulo rosso e grigio è alto almeno mezzo metro. Sorge sul tavolo, proprio al centro, dove erano sicuri che l’avremmo visto. Minuscole viscere penzolano da masse di pelo sporco, intestini e code disegnano strade su un paesaggio da incubo. Il sangue rappreso incrosta la superficie del tavolo, macchie opache punteggiano il pavimento satinato. Saranno impossibili da grattare via.
Mia moglie trema tra le mie braccia. «Chi può aver fatto questo? Come? Io...»
Ha altre domande, ma si confondono in un singhiozzo.
Il cadavere di un roditore esce dalla formazione, ruzzola giù per il pendio della montagna di carne.
Mi hanno ascoltato. Hanno ucciso fino all’ultimo ratto.
Eppure, qualcosa gratta dietro le pareti.
Grat grat!

Zack Beauchamp

Zack Beauchamp nasce in Italia, studia in Olanda, lavora in Svizzera e si sente cittadino di Y'ha-nthlei, anche se gli Abitatori del Profondo continuano a guardarlo con diffidenza (niente di personale, lo fanno con tutti). Si è innamorato dell’horror a undici anni, quando ha riesumato per puro caso una copia sgualcita di “Ragazze Vive” di Ray Garton che riposava ben nascosta dietro ai classici per l’infanzia nella libreria dei suoi genitori. Dopo quella lettura è stato dirottato sui Piccoli Brividi, per evitare il peggio. Non fu una mossa saggia: quelle storie bizzarre e fantastiche, con i loro sottili rimandi e citazioni, lo portarono a scoprire Poe, Lovecraft, Matheson, King e Barker. Nonostante i suoi studi scientifici, ama le storie più di ogni altra cosa: ecco perché, per anni, non ha osato scrivere neanche una parola. Spera di vivere abbastanza a lungo da raggiungere gli standard qualitativi che si è imposto e da vedere su carta tutte le storie che ha in testa. Inoltre, da quando ha scoperto che R.L. Stine ha scritto tutti i suoi romanzi utilizzando solo l’indice sinistro, sogna di scrivere un romanzo a undici dita con lui.



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