Benvenuto all'inferno

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2020 - edizione 19

È notte fonda.
Ho le palpebre socchiuse, inquiete. Nella mente prendono vita ammonimenti di un’infanzia oscura. Immagini di premonizioni nefaste appaiono e si espandono nelle tenebre come un’eco.
Una presenza silenziosa giace sul mio ventre. Non riesco più a muovermi.
Ho provato tante volte a liberarmi dalla sua morsa invisibile, invano. Ho anche cercato aiuto, ma dalla mia bocca non è mai uscito un filo di voce. Sento qualcosa stringersi intorno alla gola. Forse, le lenzuola.
Morto nel sonno.
Un modo di andarsene innocuo, casuale. Chi potrebbe mai sospettare che qualcosa mi abbia ucciso nel cuore della notte? Il mio corpo comincia a levitare. Respiro a fatica: il nodo mi stritola. Tutta la vita mi scorre davanti e l’unico sentimento che pervade la mia anima è il rammarico di non aver mai chiesto perdono per i miei soprusi. Gli occhi in lacrime.

«Dormi!»

Il sibilo risuona in tutta la stanza.
Il mio corpo è scaraventato verso il basso. Picchio la nuca contro la testiera del letto.
Ora vedo solo una fitta nebbia. Muovo un passo. Il mio piede trova un appoggio, così avanzo. Man mano la coltre si dirada, fino a svanire del tutto.
Sono dentro una basilica. Nessuna vetrata che porti luce all’interno. Intorno a me ci sono solo fiamme ardenti, poste ai piedi delle colonne che delimitano le navate e ai due fianchi dell’altare: divampano e si allungano verso di me come arti di anime dannate alla perdizione eterna.
Il mio sguardo volge verso la parte superiore del presbiterio.
Un colossale angelo di marmo troneggia sulla mensa; ha un ghigno scolpito sul volto chinato di lato. Le ali, spiegate, sono infilzate da grosse catene che lo legano ai due pilastri dell’abside. Con una mano addita il Regno dei Cieli, con l’altra mi invita al suo cospetto.

«Benvenuto all’inferno.»

Alessandro Castrianni

Nella vita diurna, è impiegato in una società per cui valuta progetti filantropici che perseguono finalità sociali, assistenziali, educative e di ricerca scientifica. Nel tardo pomeriggio, suona il piano e compone ninne nanne. Di notte, è solito dedicarsi alla lettura e alla scrittura di storie, in base a quanto suggerito dall’immaginazione in quel periodo in cui la mente umana sembra essere rapita dalle potenze occulte. Insomma, tutto regolare.



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