Pajek

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2020 - edizione 19

Le stava sparendo l’argenteria e l’unica responsabile poteva essere la badante slovena.
Verdiana volle affrontarla senza attendere il ritorno del figlio. Indebolita dalla malattia degenerativa, tuttavia, si ritrovò a soccombere di fronte all’inattesa aggressività della dipendente. «Te non licenza nessuno» prese a scrollarla Marjanka, inveendole contro in italiano sgrammaticato e frammisto alla lingua d’origine «Gre v pekel!»
Lasciata Verdiana in lacrime, la badante sparì con incedere da bisonte. L’anziana la sentì armeggiare con la porta d’ingresso, uscire e rientrare ore dopo. Invece delle solite medicine, che avrebbe preso seppure in ritardo, la costrinse a ingurgitare una tisana tenendole la bocca aperta con la forza. Rischiando altrimenti di soffocare, Verdiana deglutì nonostante il sapore nauseabondo.
«Te maledetta» Marjanka le infilò un fagotto spugnoso e cedevole giù fino in gola. «Vuole licenzare badante čarovnica per stare in ricchezza come pajek v svoji pajkovo mrežo».

Finora l’aspetto più terribile era stato il riacquisire la consapevolezza senza poter invocare aiuto.
Al risveglio ricordava tutto. Era stata mandata all’inferno dalla badante e riteneva di esserci arrivata. Sbagliava. Quando avvertì un formicolio in gola, tipo qualcosa che premesse per uscire, rammentò le parole di Marjanka intuendo con orrore di cosa potesse trattarsi.
Negli anni avevano imparato a conoscersi e la strega sapeva come colpire nel segno: l’aveva definita un ragno nella sua ragnatela, invischiata nelle ricchezze e insieme aracnofobica.
Gli insetti trovarono il modo di uscirle dal naso. Lasciando al passaggio scie di muco sanguinolento, sciamarono su faccia e cuscino, ma Verdiana sentiva le articolazioni troppo rigide per tentare di toglierseli di dosso. Le mani giunte in preghiera, dovette sopportare il tormento senza nemmeno poter aprire la bocca per urlare dalla disperazione: come da usanza consolidata, aveva le labbra sigillate con un filo di Loctite da quando venne adagiata nella bara per il funerale.

Gianluca Ingaramo



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