La grotta del clan

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2020 - edizione 19

“Ho concluso l’articolo. Che stanchezza!”
«Luca, non vieni a dormire?»
«Sì, eccomi. Devo alzarmi presto. Il direttore vuole un pezzo sulla grotta.»
«Che grotta?»
«Quella sul monte. La gente racconta che ci sono spiriti maligni. Sciocchezze!»

Sono nella grotta. Silenzio e buio assoluto. Devo attendere che gli occhi si abituino all’oscurità.
D’improvviso, uno scheletro dal teschio ghignante mi immobilizza afferrandomi le braccia, urlo tutta la paura aggrappata alla gola, cerco di divincolarmi... ma ne arriva un altro. Mi stendono a terra.
Dalla spaccatura della roccia filtra l’ultimo raggio. Intravedo scheletri che si muovono strisciando come vermi accompagnati dall’assordante cigolio delle articolazioni.
«Dai, scarnifichiamolo! Sbrighiamoci... stasera si suona.» Gracchia il primo che mi ha bloccato.
Nell’udire quella frase imbianco e tremo dal terrore.
«No, vi prego, nooooo... sono un giorn...»
«Piantala di frignare.» Esclama, poi si rivolge alle carcasse che stanno ghignando.
«Portatemi l’occorrente.»
Con spatole d’osso mi raschiano la pelle, scavano nei muscoli e li strappano assieme ai tendini, alle vene, alle arterie.
Sono sbigottito. Non provo dolore, ma sentirmi e vedermi dilaniato in un mare di sangue mi porta al collasso.
Quando ritorno in me urlo, mi dimeno, mi dispero.
«Aiuto, che fate? Siete pazzi! Come farò a vivere così?»

«Tu non vivrai più. Ci servono i tuoi arti. Durante l’ultimo terremoto siamo rimasti mutilati in tre. Il sassofonista ha perso un braccio, io l’avanbraccio, il batterista le gambe. Sono indispensabili per riprendere a suonare.»
«Per suonare? Le mie gambe... le braccia? Oddio, sono posseduti!»
«Siamo una band, dobbiamo fare le prove.»
Mi esce in urlo bestiale... in quattro stanno disarticolando gli arti. Svengo. Quando mi riprendo... inorridisco. Ho solo il tronco. Alzo la testa e vedo che stanno agganciando i miei femori a un mostro. Disperato urlo: «maledetti!»
«Svegliati, Luca, è tardi!»

Grazia Marchesini

Mi chiamo Grazia Marchesini, nata a Schio (VI) e ho 81 anni. Sono vedova, ho due figli e quattro nipoti. Da giovane ho insegnato nella scuola media per 22 anni. Poi ho frequentato per 4 anni una scuola d’arte floreale, ho preso il diploma e organizzato dei corsi gratuiti per persone depresse. Ho frequentato anche i corsi dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) e il corso per degustatori ufficiali. Così sono diventata sommelier e degustatrice AIS. Da anni mi dedico alla scrittura di narrativa breve e favole per bambini.
I corsi di arte floreale continuano con successo.



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