Fuga d'orrore

L’America è di certo un grande paese, un paese dove l’offerta di nuove prospettive è veramente alla portata di chiunque, anche di uno smidollato come Billy Evans. Questo almeno è quello che si era messo in testa Billy. Si era ritrovato a 40 anni suonati a lavorare come garzone per il signor Smith in quel market di paese nel New Mexico. Non aveva mai avuto grandi prospettive sino ad allora, egli si limitava a coltivare dei grandi desideri e se li faceva bastare, nemmeno aveva mai provato ad agire diversamente e in modo concreto.
Ma qualcosa ad un certo punto era cambiato in lui, aveva conosciuto una donna divorziata di 38 anni, che ad ogni occasione, quando lui gli consegnava la spesa, non mancava mai di fargli gli occhi dolci. Questo gli bastava per intravedere nuovi orizzonti ed ora sognava la possibilitĂ  di trasferirsi in California, di aprire una attivitĂ  commerciale e mettere su famiglia. Lei, la ex signora Norris, anzi, la signorina Molly, tutto sommato una brava donna, sopravvissuta ad un marito violento ed alcolizzato, era veramente gentile con Billy. Certo la solitudine e la precarietĂ  della sua condizione favorivano la buona disposizione, almeno fino a dove il pudore lo consentiva.
Una mattina, erano circa le 11,45 Billy faceva l’ultima consegna, un cestino di provviste per Molly. Aveva lasciato la Chevrolet del negozio parcheggiata all’inizio del viale, così, se lei lo avesse invitato a pranzo, i vicini non avrebbero notato la cosa. Avvicinatosi a piedi, aprì il cancello e vide la porta di casa socchiusa per metà, una tenda sventolava fuori. Suonò più volte il campanello, poi provò a chiamarla. Intanto la campana della chiesa cattolica, due isolati più avanti, aveva iniziato a battere mezzogiorno. Si fece coraggio ed entrò in casa, appoggiò la spesa e si diresse in cucina, un po’ imbarazzato.
Non c’era nessuno, perlustrò il cortile posteriore, dato che anche quella porta era aperta, poi visto che tutto il circondario era immobile e deserto, rientrò, ripassando davanti alla cucina, si accorse che a terra vi era una pentola con dell’acqua rovesciata e il fuoco su un fornello acceso, lo spense e fece per uscire ma un rumore dal sottoscala, attrasse la sua attenzione. Udì un colpo secco accompagnato da un breve ronzio, forse di una lavatrice. Scostò una porticina e scese nello scantinato di uno gradino, poi altri due, ancora più giù e chiamò ancora la signorina Molly ma senza esito. Ora si trovava nel seminterrato, illuminato soffusamente da tre finestre larghe e molto basse. Alla base della scala su cui Billy si era fermato, una parete proseguiva per dare poi accesso a destra ad un ampio ambiente, avanzò verso un vecchio tavolo pieno di cianfrusaglie. Proprio dalla sua destra, qualcosa aveva iniziato a turbinare con un suono lieve e ciclico, forse un apparecchio elettrico. Gli parve di percepire un sommesso “beep”.
Si voltò lentamente verso destra, vide dei puntini luminosi e dei movimenti in un angolo buio. Le lucine espansero la loro fluorescenza, mostrando la scena in penombra. Rimase immobile, paralizzato dall’allucinante visione, non capiva cosa stesse succedendo, voleva fuggire ma era come in un sogno. La donna che aveva cercato era ingabbiata in un attrezzo che la sosteneva; elementi meccanici di questo strumento, imprigionandola le torcevano gambe e braccia, lentamente ma inesorabilmente, provocavano la disarticolazione e sicuramente tribolazioni insopportabili.

Due grandi condotti vitrei, dotati internamente di membrane pneumatiche, gli affondavano, uno in gola e l’altro nel basso ventre. Gli strumenti si alternavano ritmicamente praticando l’aspirazione di liquidi corporei in grande quantità. I tubi convogliavano sangue e acqua in due grossi contenitori già colmi. Gli occhi sbarrati della donna, visibili dentro il casco trasparente che gli rinchiudeva la testa, si erano espansi in modo notevole e sembrava che una forza li traesse fuori o li risucchiasse, roteavano impazziti. Era viva, si capiva perché un tremito muoveva il viso e un movimento inconsulto la scuoteva tutta. Attraverso lo scafandro che la ricopriva, la sfortunata emetteva ovattati gorgoglii, ma dopo un breve stallo, l’apparato infernale ripartiva con delle scariche elettriche che colpivano in più parti quel corpo martoriato. D’un tratto, grandi e sottili zanne di metallo rilucente la mordevano fulminei, tutto ricominciava. Un incubo senza alcuna logica spiegazione. Billy era bloccato da una forza invisibile, stava in piedi, terrorizzato innanzi a quello spettacolo incredibile e terrificante.
La macchina mostruosa, emise un fischio acuto. Poi l’uomo vide la donna sobbalzare, mentre qualcosa, dall’interno le recideva gli occhi, la lingua alla base della gola e altri organi viscerali, aspirandoli via immediatamente. Udì un forte clangore che si ripeté ancora e l’attrezzo infernale si staccò dalla sua preda, producendo un crepitio di ossa spaccate, emettendo un forte ronzio, via da quel povero corpo, che cadde a terra con un tonfo secco. La donna era esanime al suolo mentre il marchingegno si ritraeva su sé stesso. Billy cadde anche lui sul pavimento, prima di perdere i sensi, ebbe l’impressione che nelle orbite craniche vuote della donna, saettassero dei nervi recisi. Era terrorizzato e offeso per ciò a cui aveva appena assistito. Degli omiciattoli oscuri si muovevano rapidi nello scantinato, come immondi topi saltellanti.
<< Billy Evans e Molly Nelson, scomparvero quell’estate di tanti anni fa, nessuno immaginò mai cosa fosse loro accaduto realmente. La Chevrolet del signor Smith, non venne più ritrovata e per quanto tutta la storia appaia un po’ strana, tutti ad Agua Fria, credettero che quei due sfortunati esseri umani, scapparono in California per rifarsi una vita, quelle persone ingenue, credettero alla fatalità e non pensarono che una simile fuga fosse in realtà del tutto ingiustificata, ma come vanno certe cose, si sa... O no? >>.

Arthur Bishop Jr



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