3.25 AM

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2019 - edizione 18

Arrivò con il cessare del vento.
Un pugno gelido strinse la canonica e la campagna si ammutolì, nell’ora più fonda della notte.
La luce del patio vacillò in un ronzio terminale prima di morire, e il lavandino nel bagno smise di colpo di gocciolare.
Nel seminterrato, la porta gemette sui cardini. Sbatté.
Era entrato in casa.
Il suo respiro salì lento e interminabile, su per le scale della cantina.
Dal piano di sopra, bloccata da forze oscure, sul letto nel quale ogni notte si trovava ad attenderlo, suor Cristina lo sentì distintamente muoversi dabbasso: un guaito sommesso, che grattò sulle pareti e spostò i vecchi quadri appesi in corridoio, e che fece tremolare le ante della dispensa, e inarcò una alla volta le vecchie assi del pavimento.
Il Gesù Cristo in croce, all’ingresso, descrisse un mezzo cerchio sul muro, quando la sua ombra gli transitò innanzi. Cadde giù, sulle mattonelle di porcellana, e un tonfo metallico tintinnò nel silenzio. Il cuore di Cristina saltò un colpo, e lei chiuse d’istinto gli occhi, l’unica azione che le fosse concesso compiere.

Poi lo sentì salire da lei. Quel respiro greve, e l’olezzo marcio, con le ombre che si attorcigliavano le une sulle altre e rendevano l’oscurità brulicante.
La porta era aperta e lei lo intravide, in un tenue pennello di luce astrale che pioveva dalla finestra del bagno, quando era ormai giunto sul pianerottolo, davanti alla camera.
Un’ombra oblunga, esile, immobile, le cui braccia pendevano inerti ai lati del tronco, la testa appuntita, il vago accenno obliquo degli occhi, bianchi e senza pupille. La fissava, bramandola.
Ave o Maria, piena di grazia. Il Signore è con te...
Lui
si mosse. Un passo, un altro. Entrò.
Il letto miagolò sulle molle, il respiro le si arrestò.
L’alba era ancora distante una vita intera.

Ben Bamboo Korami

Sono nato nel 1975, in Sicilia, e quando scrivo mi faccio chiamare Ben Bamboo Korami.
In passato ho scritto per altri, giocando a fare il fantasma. Ora vorrei cambiare punto di vista.
Ultimamente dico spesso che ho passato i primi quarant’anni della mia vita a leggere, soprattutto narrativa fantastica, e che adesso avrei intenzione di passare i successivi quaranta, o quelli che saranno, a scrivere quanto ho appreso.
Mi muovo in continuo alla ricerca del mio posto ideale nel mondo, all’interno di un perimetro dai contorni fluidi, sulle cui pareti ci sono stampati i nomi di Cormac McCarthy, di Chuk Palahniuk, di Rachid Boudjedra, di Stephen King, di Clive Barker, di Quentin Tarantino, di George Romero e di Jimy Hendrix. E di molti altri ancora, noti e meno noti, che sono stati miei maestri inconsapevoli.
Ho recentemente pubblicato un racconto distopico-weird dal forte sapore western, dal titolo L’Artiglio del Sole, nell’antologia N di MeNare (Lethal Books Edizioni), e il mio primo romanzo ufficiale, uno sci-fi infarcito di Rock ‘n’ Roll, e ambientato nel prossimo millennio, zeppo di proiettili al plasma e preghiere deviate proclamate in mondovisione da un Papa mutante, è di prossima pubblicazione in lingua italiana (Acheron Books Edizioni).
Infine (ma in realtà tutto è appena cominciato), proprio in questi giorni, ho dato vita al mio spazio virtuale ufficiale (bambookorami.com), dove mi prometto di redigere il diario di bordo del viaggio che mi aspetta: una crociera alla deriva della letteratura indie (italiana ma non solo), in quello che amo definire Junkyard. Un mondo vastissimo, nel quale spererò volentieri di smarrirmi.



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