Angeli

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2019 - edizione 18

Era una chiesa moderna, anonima se non fosse stato per due grandi angeli neri, in ferro battuto, ai lati della navata. Sagome nude, traforate da una lavorazione particolare, visioni inquietanti che sembravano aspettarti al varco: uno in ginocchio, ali ripiegate, braccia protese pronte a ghermire; l’altro dritto, ali dischiuse, braccia conserte in perenne attesa. I fedeli li guardavano con soggezione. I piccoli del catechismo ne avevano paura.
Ma erano l’omaggio di un grande artista e dovevano restare lì.
«Oggi vi tocca, spauracchi! Una bella spolverata a questi ammassi di ferraglia arrugginita, ogni tanto ci vuole.»
Il sacrestano, bassotto com’era, si arrampicava stizzito sulle sporgenze e, invece di spolverare, li picchiava usando il piumino come una clava.
«Più che scesi dal cielo, sembrate usciti dall’inferno. Prima o poi il fuoco di Satana vi squaglierà: ci saremo liberati di voi e amen.»
Improvvisamente, lampi squarciarono il cielo, tuoni violarono il silenzio. L'aria, satura di elettricità, mandò scintille azzurrine.
«Diluvia, meglio che vada. Finirò domani.» Pensò rabbrividendo.
Scese giù dall'angelo inginocchiato e si trovò prigioniero delle sue implacabili braccia. Non poteva muoversi né urlare tanto la stretta comprimeva il torace. La sua disperazione era tutta concentrata negli occhi che, urlando dolore, videro l'altra figura prendere vita, avvicinarsi al compagno.
Lo serrarono in un cerchio di ferro bersagliato da scariche elettriche. Gli angeli, percorsi della corrente, rosseggiarono incandescenti.
Sentì l'odore pungente dell'ozono, il calore soffocante arroventargli la pelle, il sangue ribollire nelle vene, gli occhi sfrigolare privi di lacrime. Vibrò come una lamina metallica quando una scarica lo trafisse bloccandogli il cuore.

Il parroco trovò il cadavere carbonizzato e gli angeli fusi in un unico ammasso indistinto.
«Mio povero amico, che brutta fine! Si sono vendicati dei tuoi dispetti. Non fraintendermi, sono afflitto per te ma, finalmente, siamo riusciti a liberarci di loro.»

Ughetta Aleandri



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