La mia colpevolezza fu dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio.
Il reato non aveva importanza perché la condanna era uguale per tutti. Mi presero e mi trascinarono nella stanza dove mi aspettava la sedia. Mi legarono e mi applicarono gli elettrodi sul cranio rasato, poi attivarono la scarica e infine mi slegarono e mi lasciarono tornare a casa dicendomi che ero un uomo libero.
Mi sentivo bene e in cuor mio mi illudevo che il trattamento non avesse funzionato, che le voci che circolavano non fossero vere.
Quella notte mi addormentai subito e quando mi svegliai di soprassalto capii di essermi sbagliato.
Lui era lì, in piedi accanto alla finestra, nel chiarore delle prime luci dell’alba. Il corpo nudo, ingobbito e quasi scheletrico, emanava un odore di morte e putrefazione. La pelle cinerea del volto era solcata da profonde rughe mentre gli occhi piccoli e arrossati fissavano il vuoto con l’espressione di un folle.
Aveva i miei lineamenti. Ero io. Un me stesso corrotto e malvagio privo di qualunque traccia di umanità, oscuro prodotto del male che avevo fatto, delle colpe che avevo commesso.
Sapevo che era una proiezione mentale indotta dal trattamento e che per questo non mi avrebbe mai fatto male fisicamente, ma questo non diminuiva la mia inquietudine.
INCUBO POST-APOCALITTICO DI TIM CURRAN
Dopo l’olocausto nucleare, un gruppo di sopravvissuti si rifugia nel bunker progettato da Lilian, un nascondiglio sicuro fatto di acciaio e piombo... o così sembra. Con un ritmo incalzante e un’atmosfera claustrofobica, Aftermath incalza tra spettri di follia e oscuri desideri, trascinando il lettore in un’odissea dove la più grande minaccia non è la radioattività… ma il male che si cela nell’animo umano. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
Sapevo che percepire la sua presenza in ogni istante mi avrebbe consumato dentro giorno dopo giorno.
Sapevo che avrei sentito il suono del suo respiro, simile a un rantolo, per tutto il resto della mia vita e che i suoi sussurri osceni avrebbero violentato per sempre le mie notti insonni.
E tuttavia tentai di sopravvivere. Di non rassegnarmi. Di lottare contro l’orrore.
Ma oggi, dopo tanti anni di questo tormento, osservo allo specchio il mio corpo e il suo al contempo.
E non scorgo più alcuna differenza.
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