La paura ti fa mostro

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2019 - edizione 18

Ricordo con impietosa precisione l’ultima volta in cui i miei occhi incrociarono quelli di mio padre. Ricordo l’odore del cesso in cui cercavo invano rifugio. Ricordo il sapore dell’aria che mi stuzzicava lo stomaco con sensazioni sconosciute. Ricordo soprattutto il rumore forte, incessante dei pugni di papà che facevano trasalire la porta a ogni colpo. Vedevo i cardini vacillare e frammenti di intonaco nevicare lievi sulle mattonelle del pavimento. Lo sentivo ringhiare che dovevo aprirgli. Subito, o mi avrebbe ammazzato di botte. La mia voce urlava a papà di non farlo, di non buttarla giù quella porta, che tutto si sarebbe sistemato. La mia voce però veniva presa a calci in culo dalla paura, e rimandata giù dove papà non la poteva sentire. Solo i miei singhiozzi da frocetto gli arrivavano, così la sua furia aumentava.
Sarebbe andata male. Andava sempre male.
«Ora hai proprio rotto il cazzo» mi avvertì con tono pacato, dietro al quale la bufera era evidente. Un fortunale di quelli che spazzano via ogni cosa.
Il silenzio successivo, tanto eterno quanto breve, mi sussurrò che era finita. Al prossimo colpo la porta sarebbe venuta giù, e avrebbero fatto i conti, lui e papà.
«L’hai voluto tu, frocetto» mi apostrofò prima di caricare. Sentivo lo stomaco contorcersi in spasmi cruenti, mentre la parete alle spalle mi sorreggeva, impedendomi di cadere.
“Non farlo!”, supplicavano i miei pensieri, presi a martellate da una lingua di pietra, che non sapeva fare altro che piagnucolare e perdere saliva.
Tutto si fece piccolo ai miei occhi.

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Quando la porta si spalancò, inclinandosi sbilenca di lato, papà alzò sorpreso lo sguardo verso di me.
Ricordo perfettamente i suoi occhi dentro ai miei, mentre le mie fauci gli azzannavano avide le carni, saziandomi da una fame ingovernabile.
Non lo sapevo, papà.
Non lo sapevo.

Luca Bettega



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