La scatola

Racconto per il concorso "Premio Scheletri", 2018 - edizione 10

L’uomo guarda la scatola trovata nel ripostiglio. Sconosciuta, senza un grammo di polvere. E la porta era chiusa da mesi.
Riunisce la famiglia in cucina. Lo sguardo di tutti fisso sulla scatola che troneggia al centro del tavolo.
- Un’altra diavoleria del vecchio padrone? - urla il figlioletto.
- Quel pazzoide! - Ma gli occhi della moglie tradiscono curiosità.
L’uomo alza il coperchio. Tutti e tre vengono percorsi da una scossa, un’elettricità che li avvolge e li eccita.
Sembrano una nidiata di pulcini affamati. Sei mani rovesciano la scatola con movimenti febbrili. Un caos di schegge colorate. Alcune mollicce, altre simili a pietre ma più leggere, inondano la superficie del tavolo. L’ultimo oggetto a uscire è un’altra piccola scatola.
- Una pianta! È un puzzle tridimensionale di una di quelle piante carnivore che coltivava nella serra! - Il bambino è esaltato.
- Montiamolo!
Iniziano ad assemblare. In pochi minuti grondano di sudore.
- È difficile! Sembrano tutti uguali! -
- Concentrati sui particolari! - La voce dell’uomo è più stentorea di quando sgrida il figlio per un brutto voto.
- Ho ammucchiato i pezzi esterni, con un lato quasi liscio! - Urla la madre.
- Ok!
- Aspetta, mi sembra di aver visto... sì! Finita questa parte! Il bambino saltella come un primate.
- Bravo! Adesso aiuta la mamma che la vedo in difficoltà.
- È questa luce! Sono pezzi difficili, scuri. Sto seguendo le venature rosse. Ne mancano pochi, per fortuna.
- Questi tronchetti dove vanno?
- Come dove vanno? Sono la fine del ramo!
- Finito!
Le tre figure restano immobili davanti al manufatto. Ansimanti, ancora avvolti di elettricità. Girano la testa all’unisono verso la scatola piccola. La sbriciolano: poche decine di pezzi.
- Sono gli ultimi, vanno in cima! Il padre è perentorio.
Gli altri esultano. -Sii! Iniziamo!

Di nuovo tre persone che, con le schiene ingobbite, frugano, imprecano e assemblano. Le mani frullano.
Completata la cima, osservano l’opera con un’espressione stupita. L’elettricità ora defluisce dai corpi e vedono il manufatto assomigliare sempre meno a una pianta. I rami sono braccia, i tronchetti dita scheletriche.
Il cadavere di una persona, un corpo pieno di sfregi, ustioni e lividi.
Dalla bocca, sghemba e senza denti, esce un muggito strozzato. All’interno delle orbite, scure come il cielo carico di pioggia, prende consistenza un puntino di luce.
Lentamente lo zombi muove un passo verso di loro.

Andrea Cavallini



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