
Benché fosse un ragazzo gracile e delicato, per tutti era “il Succhiacapre”.
Era stato un bambino macilento a causa di una strana malattia guarita con una
super nutrizione a base di carne di cavallo e bistecche al sangue. Come postumi,
gli aveva lasciato: capelli sbiaditi, occhi e pelle fotofobici, il gusto della
carne poco cotta e sanguinolenta.
Da queste abitudini eccessive derivava il suo soprannome. Nessuno sospettava il
piacere morboso che provava per il sangue e il suo odore, né che fosse l’autore
delle tante uccisioni di animali pugnalati alla gola e lasciati morire
dissanguati. All’inizio, gli bastava guardarlo zampillare fuori dalla ferita.
Poi, fu l’odore ad attirarlo così vicino da imbrattarsi con gli schizzi le mani
e il viso. Leccò le labbra e scoprì che quelle gocce erano la cosa migliore che
avesse assaggiato. Intinse le dita, unì le mani a coppa colmandole di quel
nettare e brindò come se fosse un prezioso vino d’annata, maturato in botti
pregiate. Presto, non gli bastò più. Una notte vide un barbone che dormiva tra i
cartoni in un vicolo buio. Una tentazione irresistibile, la morte facile di un
essere che nessuno avrebbe rimpianto. Fu “un salto di qualità”, una
consapevolezza che gli svelò la sua vera natura.
Scostò i capelli, che portava lunghi sul collo, e toccò due piccole
cicatrici. Non erano cisti, come aveva sempre pensato, ma l’origine della sua
malattia, il contagio infetto, il marchio indelebile del signore della notte.
Ora capiva la parte più oscura, le pulsioni sciagurate della sua anima. Era un
vampiro e non poteva più tornare indietro. Aveva bisogno di quel fluido vitale
per sopravvivere.
Cambiò vita, cominciò a viaggiare. Cercava vittime tra i diseredati dei ghetti,
sempre in posti diversi e lontani. Come un tossico, non riusciva più a
controllarsi. Abbandonò ogni prudenza, lasciando numerose tracce e così, venne
catturato.
HALLOWEEN FOREVER
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OMICIDIO SULLE DOLOMITI
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Torino galleggia sulle acque nere della superstizione e della magia. Sulle rive del Po sono adagiati cadaveri di frati impenitenti, satanisti sacrileghi e profeti di sventure. Elsa e Damiano, i giornalisti coinvolti nel delirio collettivo, si trovano a dover combattere contro le legioni di Satana. La città è dilaniata dalla follia primigenia scatenata dagli angeli decaduti. All'Inferno solo il Diavolo potrà salvarti. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
Nella cella d’isolamento, il Succhiacapre era in crisi di astinenza, tremante e assalito da allucinazioni. Gli mancava il nutrimento, ne sentiva un feroce bisogno. Non aveva nulla di tagliente con cui ferirsi. Una sola goccia del suo sangue avrebbe potuto alleviare la sofferenza. Altre volte, aveva placato così quella sete. Seduto sulla branda, fissava la parete bianca, la mente posseduta solo da quel desiderio forte e imprescindibile. Vedeva il muro tingersi di chiazze rosse, gocce che scivolavano a terra formando disegni evocativi. Si portò i polsi alla bocca. Affondò i denti nella carne cedevole e strappò. Bevve, avido, quel liquido tiepido e, insieme al sangue, la sua vita che scorreva via.
Lo trovarono dissanguato, la bocca contratta sulle vene spaccate e aride.
Qualcuno azzardò l’idea di piantargli in cuore un paletto. Venne deriso,
giudicato un babbeo ma, nel pensiero di molti, rimase un’inquietudine
inespressa: se fosse stato veramente un succhiacapre?
Adesso, nel dubbio, di notte le porte delle case venivano sbarrate. Perché, si
sa, i vampiri non muoiono e, con il buio, tornano per sfamarsi.
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