
Ho appena finito di guardare Welcome to Derry e la sensazione, più che quella di aver visto una serie horror, è stata quella di tornare indietro nel tempo, a quel passaggio incerto tra infanzia e adolescenza in cui riempivo i pomeriggi leggendo Stephen King. Non tanto per l’ambientazione in sé, quanto per ciò che alcune immagini hanno saputo evocare. È così che me l’ero sempre immaginata Derry, mentre leggevo, con quei colori leggermente smorzati, quelle luci innaturali, quella calma apparente che nascondeva qualcosa di irrisolto.
Ma Derry è molto più di un luogo di fantasia. Non è una città immaginaria come le altre. Non per quello che vi accade, ma per quello che è. Un archivio di rimozioni, una mappa della paura che si trasmette di generazione in generazione. Tornarci non è mai neutro, perché Derry non parla solo del mostro, ma del contesto che lo rende possibile.
La serie sceglie con intelligenza di non mettere subito IT al centro. Lo lascia ai margini, come una pressione costante, un rumore di fondo. È una scelta che sposta il fuoco dalla creatura alla comunità, dal soprannaturale al quotidiano. E in questo spostamento Welcome to Derry diventa un racconto eminentemente morale e, inevitabilmente, politico.
IT non prospera nel caos, ma nell’ordine apparente. Vive dove tutto sembra funzionare abbastanza bene da non dover essere messo in discussione. Derry è una città in cui le violenze vengono archiviate come incidenti, le sparizioni come fatalità, l’orrore come eccesso emotivo di chi non sa adattarsi. Gli adulti non sono semplicemente ciechi.
Sono addestrati a non vedere.
Qui sta il punto più scomodo.
HALLOWEEN FOREVER
Halloween ha ancora tanto da raccontare. Leggi l'antologia Halloween Forever che raccoglie il meglio del Premio Scheletri 2026: 18 racconti di puro orrore, tra cui quello del maestro Danilo Arona, ispirato al classico dei classici di Halloween, al Film, quello con la F maiuscola da guardare assolutamente il 31 ottobre. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
OMICIDIO SULLE DOLOMITI
La comunità di un piccolo borgo di montagna viene sconvolta dal brutale omicidio di una donna. Giacomo Stani, il figlio tredicenne del maresciallo, ottiene il permesso di seguire il padre nelle indagini, entrando così in un mondo fatto di segreti rurali e tradimenti. Chi sarà il colpevole? Decimo Tagliapietra si cimenta con il giallo con l’avvincente “Luce di notte”, racconto finalista al Gran Giallo di Cattolica 2021. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
TORINO DEMONIACA
Torino galleggia sulle acque nere della superstizione e della magia. Sulle rive del Po sono adagiati cadaveri di frati impenitenti, satanisti sacrileghi e profeti di sventure. Elsa e Damiano, i giornalisti coinvolti nel delirio collettivo, si trovano a dover combattere contro le legioni di Satana. La città è dilaniata dalla follia primigenia scatenata dagli angeli decaduti. All'Inferno solo il Diavolo potrà salvarti. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
IT non è solo il male che arriva da fuori, ma quello che mette radici in una comunità che sceglie di conviverci, di assorbirlo come parte della propria normalità. Il mostro non domina attraverso il terrore costante, bensì attraverso l’assuefazione della gente. La paura funziona meglio quando non viene nominata, quando entra e si confonde nel linguaggio quotidiano.
In questo senso, Derry è una metafora fin troppo riconoscibile. Le istituzioni che minimizzano, la violenza che colpisce sempre gli stessi, il disagio confinato ai margini e poi rimosso. IT non crea questi meccanismi. Li utilizza. Si inserisce in una struttura già predisposta a tollerare il sacrificio silenzioso di qualcuno in nome del cosiddetto quieto vivere.
La dimensione politica di Welcome to Derry sta tutta qui. Non nel messaggio esplicito, ma nella rappresentazione ostinata di una comunità che sopravvive a costo di non farsi domande. IT è il prodotto estremo di una morale che preferisce la stabilità alla giustizia, la quiete alla verità. E ogni volta che il ciclo ricomincia, non è perché il male è invincibile, ma perché ricordare è scomoda ed è una responsabilità delegata a un manipolo di ragazzini.
Solo a questo punto diventa utile tornare alla natura di IT, così come Stephen King l’aveva pensata nel romanzo. Perché l’orrore cosmico non è un’evasione dalla realtà, ma un suo ampliamento. IT non è un demone tradizionale, né una creatura semplicemente aliena. È un’entità, che esiste ai margini della nostra realtà, proveniente da uno spazio altro, il Macroverso, dove le leggi fisiche e morali che conosciamo non valgono più nello stesso modo.
La sua fisicità, inoltre, è paradossale.
IT non ha una forma vera, ma solo approssimazioni accettabili alla mente umana. Il clown, il mostro, l’incubo personale sono interfacce. IT assume un corpo solo perché noi abbiamo bisogno di darglielo per poterlo osservare. La sua natura ultima resta inafferrabile all’Uomo.
Ma è proprio questa natura indefinita a renderlo efficace. IT è antico, è ciclico. Non ha fretta. L’importante è che la città continui a dimenticare e andare avanti. In questo senso, l’orrore cosmico e quello sociale coincidono: entrambi prosperano sull’inerzia collettiva. IT non è un enigma da risolvere, ma una presenza che ritorna ogni volta che una comunità accetta di convivere con ciò che sa essere sbagliato.
Tornare a Derry, allora, non significa spaventarsi di nuovo, anche se ammetto che un paio di salti sul divano li ho fatti. Significa chiedersi quanto di Derry siamo disposti a tollerare anche fuori dalla finzione. Perché IT, alla fine, non è il clown.
È ciò che resta quando smettiamo di ricordare.
(Oreste Patrone: 31 dicembre 2025)
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