Ritorno a Derry

Ho appena finito di guardare Welcome to Derry e la sensazione, più che quella di aver visto una serie horror, è stata quella di tornare indietro nel tempo, a quel passaggio incerto tra infanzia e adolescenza in cui riempivo i pomeriggi leggendo Stephen King. Non tanto per l’ambientazione in sé, quanto per ciò che alcune immagini hanno saputo evocare. È così che me l’ero sempre immaginata Derry, mentre leggevo, con quei colori leggermente smorzati, quelle luci innaturali, quella calma apparente che nascondeva qualcosa di irrisolto.

Ma Derry è molto più di un luogo di fantasia. Non è una città immaginaria come le altre. Non per quello che vi accade, ma per quello che è. Un archivio di rimozioni, una mappa della paura che si trasmette di generazione in generazione. Tornarci non è mai neutro, perché Derry non parla solo del mostro, ma del contesto che lo rende possibile.
La serie sceglie con intelligenza di non mettere subito IT al centro. Lo lascia ai margini, come una pressione costante, un rumore di fondo. È una scelta che sposta il fuoco dalla creatura alla comunità, dal soprannaturale al quotidiano. E in questo spostamento Welcome to Derry diventa un racconto eminentemente morale e, inevitabilmente, politico.

IT non prospera nel caos, ma nell’ordine apparente. Vive dove tutto sembra funzionare abbastanza bene da non dover essere messo in discussione. Derry è una città in cui le violenze vengono archiviate come incidenti, le sparizioni come fatalità, l’orrore come eccesso emotivo di chi non sa adattarsi. Gli adulti non sono semplicemente ciechi.
Sono addestrati a non vedere.
Qui sta il punto più scomodo.

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HORROR PORNO ILLUSTRATO

Anni ’70. Tra le strade di una torrida New Orleans, dove il jazz si mescola all’aroma di spezie e ai corpi in vendita, prende vita “La scolopendra d’oro”, novella horror erotica intrisa di sensualità e mistero. Il libro è arricchito con numerose illustrazioni esplicite senza censura realizzate dall'artista Alessandro Amoruso. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.

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INCUBO POST-APOCALITTICO DI TIM CURRAN

Dopo l’olocausto nucleare, un gruppo di sopravvissuti si rifugia nel bunker progettato da Lilian, un nascondiglio sicuro fatto di acciaio e piombo... o così sembra. Con un ritmo incalzante e un’atmosfera claustrofobica, Aftermath incalza tra spettri di follia e oscuri desideri, trascinando il lettore in un’odissea dove la più grande minaccia non è la radioattività… ma il male che si cela nell’animo umano. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.

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MANUALE PER SOPRAVVIVERE ALLE STREGHE

Questo è un testo rivoluzionario che spiega come riconoscere le vere Streghe e affrontarle. Le Streghe sono entità malvagie con un unico obiettivo: seminare caos e distruzione. Lo dimostrano i numerosi casi documentati nel Manuale, tra cui la strage del passo Djatlov, i fatti di Burkittsville, l’incidente alla Darrow Chemical Company e catastrofi di portata mondiale come Chernobyl o l'avvento di Hitler. Il Manuale è inoltre arricchito da numerose illustrazioni e fotografie inedite e top secret. Disponibile in ebook e cartaceo.

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EROS E ORRORE

Questo non è un racconto. È una possessione. Una lunga, dolorosa, eccitante possessione. Un ragazzo come tanti ma con un terribile segreto di famiglia, un amore troppo grande per poter restare umano. Lei non è solo una ragazza: è una Dea tatuata, un'ossessione che divora e trasforma. Tra desiderio e dannazione, "Lovecantropia" esplora i confini sottili tra amore e dipendenza, eros e orrore, passione e follia. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi con illustrazioni senza censura.

IT non è solo il male che arriva da fuori, ma quello che mette radici in una comunità che sceglie di conviverci, di assorbirlo come parte della propria normalità. Il mostro non domina attraverso il terrore costante, bensì attraverso l’assuefazione della gente. La paura funziona meglio quando non viene nominata, quando entra e si confonde nel linguaggio quotidiano.
In questo senso, Derry è una metafora fin troppo riconoscibile. Le istituzioni che minimizzano, la violenza che colpisce sempre gli stessi, il disagio confinato ai margini e poi rimosso. IT non crea questi meccanismi. Li utilizza. Si inserisce in una struttura già predisposta a tollerare il sacrificio silenzioso di qualcuno in nome del cosiddetto quieto vivere.

La dimensione politica di Welcome to Derry sta tutta qui. Non nel messaggio esplicito, ma nella rappresentazione ostinata di una comunità che sopravvive a costo di non farsi domande. IT è il prodotto estremo di una morale che preferisce la stabilità alla giustizia, la quiete alla verità. E ogni volta che il ciclo ricomincia, non è perché il male è invincibile, ma perché ricordare è scomoda ed è una responsabilità delegata a un manipolo di ragazzini.
Solo a questo punto diventa utile tornare alla natura di IT, così come Stephen King l’aveva pensata nel romanzo. Perché l’orrore cosmico non è un’evasione dalla realtà, ma un suo ampliamento. IT non è un demone tradizionale, né una creatura semplicemente aliena. È un’entità, che esiste ai margini della nostra realtà, proveniente da uno spazio altro, il Macroverso, dove le leggi fisiche e morali che conosciamo non valgono più nello stesso modo.
La sua fisicità, inoltre, è paradossale.

IT non ha una forma vera, ma solo approssimazioni accettabili alla mente umana. Il clown, il mostro, l’incubo personale sono interfacce. IT assume un corpo solo perché noi abbiamo bisogno di darglielo per poterlo osservare. La sua natura ultima resta inafferrabile all’Uomo.
Ma è proprio questa natura indefinita a renderlo efficace. IT è antico, è ciclico. Non ha fretta. L’importante è che la città continui a dimenticare e andare avanti. In questo senso, l’orrore cosmico e quello sociale coincidono: entrambi prosperano sull’inerzia collettiva. IT non è un enigma da risolvere, ma una presenza che ritorna ogni volta che una comunità accetta di convivere con ciò che sa essere sbagliato.
Tornare a Derry, allora, non significa spaventarsi di nuovo, anche se ammetto che un paio di salti sul divano li ho fatti. Significa chiedersi quanto di Derry siamo disposti a tollerare anche fuori dalla finzione. Perché IT, alla fine, non è il clown.
È ciò che resta quando smettiamo di ricordare.
(Oresta Patrone: 31 dicembre 2025)



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