L'ossessione secondo l'horror moderno

Obsession, Together e Companion: relazioni, controllo e perdita del sé.
Cosa diventiamo quando l’ossessione prende il sopravvento sulla nostra volontà?
Cosa rimane quando la mente si annebbia e non esiste nient’altro che quell’unico, perforante pensiero fisso?
Al cinema in questi giorni c’è Obsession e no, non è semplicemente un horror. Molti leggono “horror” e passano oltre, magari perché legati alla tradizione del genere dello spavento un po’ fine a se stesso. Vi invito a prendetevi qualche minuto per andare oltre.

Qual è la trama?
Bear e Nikki si conoscono da sempre. Lavorano insieme in un piccolo negozio di strumenti musicali in quella provincia americana anonima e interscambiabile che sembra esistere fuori dal tempo.
Lei è brillante, ironica; lui introverso, impacciato, incapace di trasformare anni di devozione silenziosa in una vera dichiarazione.
Dopo l’ennesima serata conclusa nel nulla, Bear decide di usare un misterioso oggetto chiamato One Wish Willow, un piccolo rametto di salice capace di esaudire un desiderio.
E il suo desiderio è semplice quanto terrificante: fare in modo che Nikki lo ami più di ogni altra cosa al mondo.
Il desiderio si avvera, in una sequenza incredibile.
Ed è da quel momento che il film smette di essere il possibile inizio di una storia d’amore e diventa un incubo.
Obsession è un film che parla del consumo lento della mente, di quella crepa invisibile che separa il desiderio dalla dipendenza.
La cosa più interessante è che non cerca quasi mai lo spavento immediato: è un horror che lavora per accumulo.

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OMICIDIO SULLE DOLOMITI

La comunità di un piccolo borgo di montagna viene sconvolta dal brutale omicidio di una donna. Giacomo Stani, il figlio tredicenne del maresciallo, ottiene il permesso di seguire il padre nelle indagini, entrando così in un mondo fatto di segreti rurali e tradimenti. Chi sarà il colpevole? Decimo Tagliapietra si cimenta con il giallo con l’avvincente “Luce di notte”, racconto finalista al Gran Giallo di Cattolica 2021. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.

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TORINO DEMONIACA

Torino galleggia sulle acque nere della superstizione e della magia. Sulle rive del Po sono adagiati cadaveri di frati impenitenti, satanisti sacrileghi e profeti di sventure. Elsa e Damiano, i giornalisti coinvolti nel delirio collettivo, si trovano a dover combattere contro le legioni di Satana. La città è dilaniata dalla follia primigenia scatenata dagli angeli decaduti. All'Inferno solo il Diavolo potrà salvarti. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.

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HORROR PORNO ILLUSTRATO

Anni ’70. Tra le strade di una torrida New Orleans, dove il jazz si mescola all’aroma di spezie e ai corpi in vendita, prende vita “La scolopendra d’oro”, novella horror erotica intrisa di sensualità e mistero. Il libro è arricchito con numerose illustrazioni esplicite senza censura realizzate dall'artista Alessandro Amoruso. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.

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MANUALE PER SOPRAVVIVERE ALLE STREGHE

Questo è un testo rivoluzionario che spiega come riconoscere le vere Streghe e affrontarle. Le Streghe sono entità malvagie con un unico obiettivo: seminare caos e distruzione. Lo dimostrano i numerosi casi documentati nel Manuale, tra cui la strage del passo Djatlov, i fatti di Burkittsville, l’incidente alla Darrow Chemical Company e catastrofi di portata mondiale come Chernobyl o l'avvento di Hitler. Il Manuale è inoltre arricchito da numerose illustrazioni e fotografie inedite e top secret. Disponibile in ebook e cartaceo.

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EROS E ORRORE

Questo non è un racconto. È una possessione. Una lunga, dolorosa, eccitante possessione. Un ragazzo come tanti ma con un terribile segreto di famiglia, un amore troppo grande per poter restare umano. Lei non è solo una ragazza: è una Dea tatuata, un'ossessione che divora e trasforma. Tra desiderio e dannazione, "Lovecantropia" esplora i confini sottili tra amore e dipendenza, eros e orrore, passione e follia. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi con illustrazioni senza censura.

Non è un film costruito sui jumpscare continui o sul sangue come shock visivo. La tensione nasce invece dalla ripetizione, dall’insistenza e in questo il regista Curry Baker è stato encomiabile.
Ogni scena aggiunge un piccolo peso sulle spalle dello spettatore, fino a creare una sensazione soffocante.
Il vero orrore non è ciò che si vede, ma ciò che accade dentro i personaggi: Obsession parla di identità che si sgretolano, di persone che smettono gradualmente di distinguere ciò che desiderano da ciò che le sta distruggendo.
Ed è un tema incredibilmente umano.
Perché tutti conosciamo, in forme diverse, quella sensazione di pensiero fisso che divora spazio mentale: una persona, un ricordo, un bisogno, una paura.
È un gancio potentissimo: Baker prende quel meccanismo psicologico e lo trasforma in orrore puro.
Visivamente il film riesce spesso a essere disturbante senza mostrare troppo.
Ci sono inquadrature cliniche, con chiaroscuri quasi caravaggeschi alternati a momenti più confusi - che sembrano riflettere direttamente lo stato mentale dei protagonisti.
Anche il sonoro ha un ruolo enorme, perfetto co-protagonista: rumori ripetitivi, silenzi improvvisi che aumentano la sensazione di disagio costante che ho avvertito per tutta la durata del film e mi ha inchiodata alla poltrona.

Ci sono altre due pellicole recenti a cui Obsession mi ha fatto inevitabilmente pensare: Together (2025, debutto alla regia di Michael Shanks recuperabile su Prime Video) e Companion (2025, diretto da Drew Hancock disponibile su Now).
Tre film molto diversi tra loro, eppure accomunati dalla stessa inquietudine: la perdita del sé all’interno di una relazione.
In tutti e tre i casi l’amore smette di essere un incontro tra due persone e diventa qualcosa di totalizzante, quasi predatorio. In Together il legame si trasforma in fusione emotiva e fisica, al punto da cancellare ogni confine individuale, un body horror degno di questo nome; in Companion il desiderio di avere accanto un partner perfetto porta invece al controllo assoluto dell’altro, trasformato in un’estensione dei propri bisogni.
Ed è forse proprio questo il punto più disturbante di questi horror contemporanei: il mostro non è qualcosa di esterno.
È l’idea che l’amore possa lentamente trasformarsi in dipendenza, possesso, consumo reciproco.
Che si possa desiderare qualcuno così tanto da smettere, poco alla volta, di vedere lui — e sopratutto sé stessi — come esseri umani completi.

PARTE CON SPOILER!
Ad un certo punto l’ossessione smette gradualmente di essere un sentimento e diventa una struttura mentale totalizzante. Ed è qui che il film diventa quasi tragico, ricordando lo schema classico della tragedia greca del V sec. quando sai che l’epilogo non può che essere mortale.
Quando il protagonista non combatte davvero contro una presenza esterna ma contro il vuoto che ha dentro, come può esserci un finale diverso?
Il finale funziona proprio perché evita la liberazione.
Non c’è una vera vittoria, non c’è catarsi. C’è piuttosto l’idea che alcune ossessioni non si “sconfiggano”: si trasformano, cambiano forma, continuano a vivere.
Nikki è la vera vittima, lo è fin dai primi minuti e quando si risveglia dalla maledizione si trova a dover fare i conti con l’orrore che le hanno fatto compiere.
Quando realizzi che non sei più tu a controllare il pensiero.
È il pensiero che controlla te.
Obsession non fa paura soltanto per quello che mostra.
Fa paura perché riconosciamo quei meccanismi dentro di noi.
E forse è proprio questo il dettaglio più inquietante di tutti.
(Sabrina Turturro: 10 settembre 2026)

Sabrina Turturro, pugliese classe 1990, appassionata di cinema, letteratura e mitologia. Scrive di horror cercando ciò che si nasconde oltre la superficie del genere: ossessioni, identità, corpo e società. Dal 2022 cura Parodo, podcast dedicato alla tragedia greca.



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