
Si parla spesso nella cultura moderna del vampiro, ma bisogna scavare nella fossa e nel tempo per conoscere un altro aspetto del morto vivente, il portatore di sofferenza, il signore delle tenebre, il Nosferatu.
Il mondo è fatto di luce e di tenebra. Nascosti nell’oscurità, tutti gli appassionati di horror conoscono, per lettura o per schermo, la storia e la misteriosa figura nata dalla penna di Bram Stoker, il signore della notte, Dracula.
Sul tema dei vampiri nel cinema si è dibattuto molto. Di Dracula, il celebre conte vampiro, sappiamo molto grazie alle innumerevoli rappresentazioni, ma Nosferatu è un protagonista fondamentale per la storia del cinema vampiresco e, per dargli il giusto merito, dobbiamo analizzare la sua figura.
Nosferatu il vampiro (1922), diretto dal noto regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau, riprende la storia narrata da Stoker nel suo massimo capolavoro con qualche piccola variazione, dove si adottano delle modifiche sui nomi dei personaggi, dei luoghi e la stessa figura del vampiro, qui chiamato Conte Orlok. Il fatto portò comunque a una lunga battaglia legale con la vedova Stoker che vinse la causa e le pellicole di Nosferatu vennero tutte distrutte, così come venne deciso, ma per fortuna nostra alcune poche copie si salvarono dallo scempio.
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La prima considerazione, oltre al nome, è l’aspetto fisico del conte vampiro e il merito va proprio allo stesso attore che veste i suoi panni, Max Schreck. Qui l’attore, grazie alla sua stessa natura fisica, magrissimo e calvo, fa rivivere l’aspetto del non morto consumato dal tempo, creando un’immagine spaventosa e inquieta del vampiro (nel film L’ombra del Vampiro (2000) si racconta, infatti, le riprese del film di Murnau e di come lo stesso attore fosse in realtà un vero vampiro). Un altro elemento che differisce dal comune vampiro è il fatto che sono gli incisivi a essere lunghi e aguzzi e non i canini, il Nosferatu ha come animale di riferimento i roditori (come vedremo in seguito) e non i pipistrelli.
Alla figura vampiresca si aggiunge la componente sovrannaturale della creatura grazie al geniale utilizzo delle riprese con protagonista la proiezione della sua stessa ombra.
Un'ombra nera, maestosa e minacciosa che invade gli spazi e le persone al loro interno; il vampiro, oltre che cadavere ambulante fatto di carne e ossa, diventa la rappresentazione di un vetusto incubo, una malevola entità eterea.
Quando il vampiro si muove tra i viventi, è come un lupo tra il bestiame; è un virus che porta morte e l’inizio di un’epidemia pestilenziale, come ripreso nell’ iconica scena dell’arrivo sulla nave del vampiro a Brema, dove allo sbarco viene accompagnato e circondato da uno scalpitante sciame di topi.
Il Nosferatu è quindi diverso dal solito vampiro stokeriano: Qui è visto come una figura cadaverica e spettrale, un vero morto vivente consumato e risorto dalla tomba come si può trovare nelle antiche credenze popolari, senza alcuna anima, privato della sua precedente umanità e che consuma lentamente la vita dei vivi come un morbo.
(Alberto Andreis: 27 novembre 2025)
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