
In molte città europee esiste una seconda città che non compare sulle mappe e di cui non stampano cartoline. Eppure è lì, sotto i nostri piedi, fatta di corridoi, gallerie, camere e cripte dove, ordinatamente accatastati, riposano i resti di milioni di esseri umani.
A Parigi, questa città sotterranea è forse la più famosa.
In origine, le catacombe non erano un luogo di sepoltura. Erano cave di calcare scavate sotto la città fin dall’epoca romana per ricavare la pietra con cui costruire gli edifici dell’allora Lutetia Parisiorum. Nel XVIII secolo, quando i cimiteri cittadini erano ormai saturi e rappresentavano anche un problema sanitario, le autorità decisero di utilizzare quelle gallerie abbandonate come ossario. A partire dal 1786, per anni, carri carichi di resti umani trasferirono nelle cave le ossa provenienti dai cimiteri della città. Si stima che in questo modo siano stati raccolti i resti di oltre sei milioni di persone, dando origine alla più grande città dei morti sotterranea d’Europa.
Ma Parigi non è un caso isolato.
A Napoli, nel Cimitero delle Fontanelle, migliaia di resti anonimi sono stati raccolti nel corso dei secoli nelle gallerie di tufo scavate nel sottosuolo della città, proprio come a Parigi. Gran parte proviene dalle grandi epidemie che colpirono Napoli, in particolare la terribile peste del 1656, che decimò la popolazione della città, e le successive ondate di colera dell’Ottocento. Quando i resti furono riordinati all’interno della cava, ‘e capuzzelle (i teschi) vennero collocate in primo piano e le altre ossa ammucchiate alle loro spalle. Il teschio, infatti, conserva i tratti del volto umano ed è l’elemento più riconoscibile dello scheletro e per questo possiede un forte valore simbolico. I teschi fornirono l’impulso allo sviluppo del culto popolare delle cosiddette anime pezzentelle, per cui alcuni fedeli adottavano un teschio anonimo, lo custodivano e pregavano per l’anima del defunto.
TORINO DEMONIACA
Torino galleggia sulle acque nere della superstizione e della magia. Sulle rive del Po sono adagiati cadaveri di frati impenitenti, satanisti sacrileghi e profeti di sventure. Elsa e Damiano, i giornalisti coinvolti nel delirio collettivo, si trovano a dover combattere contro le legioni di Satana. La città è dilaniata dalla follia primigenia scatenata dagli angeli decaduti. All'Inferno solo il Diavolo potrà salvarti. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
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Questo non è un racconto. È una possessione. Una lunga, dolorosa, eccitante possessione. Un ragazzo come tanti ma con un terribile segreto di famiglia, un amore troppo grande per poter restare umano. Lei non è solo una ragazza: è una Dea tatuata, un'ossessione che divora e trasforma. Tra desiderio e dannazione, "Lovecantropia" esplora i confini sottili tra amore e dipendenza, eros e orrore, passione e follia. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi con illustrazioni senza censura.
In Boemia, nell’ossario di Sedlec, le ossa di circa quarantamila persone sono state disposte a formare decorazioni architettoniche, colonne e perfino un lampadario. La storia di quel luogo è curiosa. Nel 1278 l’abate dell’abbazia cistercense di Sedlec, Enrico, tornò da un pellegrinaggio in Terrasanta portando con sé un pugno di terra del Golgota, che sparse nel cimitero del monastero. Da allora, quel terreno fu considerato una propaggine di Gerusalemme e persone provenienti da tutta l’Europa centrale chiesero di essere sepolte lì. Ma poiché lo spazio non era infinito, ben presto si esaurì e le ossa furono raccolte nell’ossario finché, nel 1870, l’artigiano František Rint ricevette da Karl Joseph Adolf von Schwarzenberg, proprietario dei beni di Sedlec, l’incarico di riordinare i resti e li dispose nelle decorazioni macabre che oggi rendono celebre l’ossario.
Queste strutture di ossa possono risultare disturbanti perché siamo abituati a tenere la morte separata dalla vita quotidiana. I morti stanno nei cimiteri, ai margini delle città, dietro cancelli e lapidi, non sotto le strade che percorriamo ogni giorno e soprattutto non sui lampadari. In parte è un effetto di ciò che gli psicologi chiamano Terror Management Theory, di cui abbiamo già parlato, secondo cui ogni richiamo esplicito alla mortalità tende ad attivare una serie di difese psicologiche volte a proteggere il nostro equilibrio simbolico.
La cosa più sorprendente, tuttavia, è che questi luoghi non sono affatto inerti.
Negli ultimi decenni microbiologi e archeologi hanno iniziato a studiare i processi biologici che interessano i resti umani dopo la morte. Batteri e funghi possono penetrare nella microstruttura ossea attraverso i canali vascolari e le lacune del tessuto osseo, modificandone progressivamente l’architettura interna. Questo fenomeno di bioerosione microbica è stato descritto e analizzato in diversi studi di antropologia forense e archeologia biologica, tra cui quello di Bell, Skinner e Jones, pubblicato su Forensic Science International (1996), che ha messo in evidenza come i microrganismi possano contribuire alla trasformazione del tessuto osseo nel tempo. Ricerche successive sull’osso archeologico hanno inoltre documentato le tracce di questo attacco microbico anche in resti molto antichi, confermando che il destino delle ossa continua a essere plasmato da processi biologici ben oltre il momento della morte.
Questa Immagine è coerente col concetto di metabolismo urbano, della città che si rinnova mantenendo dentro di sé la traccia delle proprie versioni precedenti [Roberto Inchingolo, La città come organismo - Il Tascabile, 2025] Le città non sono strutture immobili, ma organismi complessi attraversati da flussi continui di materia ed energia. La morte fa parte di in questo processo. La città porta nelle proprie viscere la propria storia passata, non una semplice discarica di resti, ma una memoria stratificata che è insieme testimoniale e biologica.
Tra pareti di teschi e lampadari di femori, una lenta attività microbica prosegue per generazioni.
Sarà per questo che camminare nelle catacombe provoca una sensazione difficile da definire, che va oltre la semplice inquietudine. È qualcosa di ambiguo, come se ci trovassimo in un luogo in cui il tempo non si è fermato del tutto, ma ha solo rallentato.
Mentre sopra la nostra testa l’umanità si compiace nei propri ritmi frenetici, sotto di essa una città più antica e silenziosa continua, in modo discreto, a trasformarsi. Non dorme, respira solo molto lentamente. Ma respira.(Oresta Patrone: 16 marzo 2026)
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