Il profilo dei profiler

Ovvero: Decolliamo tra 20 minuti. Quante serie crime esistono? Non lo so. Troppe per mettersi a contarle. Di certo c’è che Criminal Minds è una delle migliori in assoluto.
Cioè, se lo chiedete a me è proprio LA migliore. Ma cosa ha questa serie in più rispetto a tante altre?
Beh, per prima cosa si fonda su basi molto solide, pescando a piene mani dalla cronaca nera, statunitense e non solo, di tutto il Novecento sino ai giorni nostri.
Gli episodi traggono spunto da storie vere e soprattutto vengono affrontati con competenza sotto tutti i vari punti di vista; indagini, processi e terminologia medica e psichiatrica sono esatti e impeccabili.
Regia e fotografia sono di livello cinematografico.
I dialoghi sono di alto livello (la serie infatti è indirizzata a un target di livello culturale medio - alto) e sanno fondere perfettamente la terminologia tecnica con momenti più personali dei vari protagonisti.
Criminal Minds non è una di quelle serie crime in cui la vita privata dei personaggi toglie spazio alle indagini, come spesso capita. Anzi, qui accade il contrario. Le informazioni sulle vite dei profilers della BAU sono centellinate, non soverchiano mai lo svolgimento delle indagini e anzi creano un leggero alone di mistero intorno alle loro vite.
In Criminal Minds non troverete interminabili dialoghi sui tormenti interiori dei protagonisti. Non troverete annichilenti flashback di traumi passati (che pure hanno vissuto).
Criminal Minds è una serie che parla dei più indicibili orrori della mente umana, ma mai, mai, la telecamera indugia su corpi violati o distrutti. Non concede nulla ai voyeuristi del dolore. È una serie che mantiene intatta la dignità, tanto delle vittime quanto degli attori e degli spettatori.
L’ultimo, fondamentale punto di forza di questa serie è il legame tra i componenti della squadra. Legame che nelle ultime stagioni a causa di abbandoni e licenziamenti si è andata sfaldando, ma che ci ha accompagnato per almeno una decina di stagioni.
E quindi ora ci apprestiamo a fare il profilo dei profilers, dedicando una particolare attenzione alle non poche zone d’ombra.

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Aaron “fattela na risata” Hotchner. Lui è l’alpha. Ex procuratore è lui che si occupa di tutte le questioni burocratiche e legali. Si capisce che lo fa anche per togliere un peso dalle spalle degli altri, soprattutto di Derek. All’inizio è sposato, ma la moglie, come spesso capita, si stanca della sua vita senza orari. Questo purtroppo è un clichè che personalmente trovo abbastanza fastidioso; in quasi ogni serie troviamo la moglie del medico/avvocato/poliziotto che dà di matto perché il marito non fa orari di ufficio e si perde la cena con i parenti e cose simili. Comunque. Hotch accetta il divorzio consensuale e cerca di essere comunque un padre presente per suo figlio Jack. Poi arriva Il Mietitore… Hotch ha poi una relazione importante con Beth, ma anche quella naufraga. Cosa sappiamo di Hotch? Sappiamo che ha un fratello minore fighissimo e ribelle e che ha perso il padre quando era ancora un ragazzino. Da una frase detta di sfuggita ad un sk intuiamo che Hotchner Sr. era un uomo violento. Hotch non ride quasi mai, anche perché per sua ammissione divide la sua vita in compartimenti stagni, ma questo rende ancora più memorabili le sue rarissime uscite ironiche. È estremamente empatico, ma lo nasconde molto bene.

J. J. ovvero Ma come fa a far tutto? È quella che si deve studiare tutti i casi di omicidio, stupro e rapimento e che deve scegliere a quale dare la priorità sottoponendolo alla squadra. Si occupa inoltre dei delicatissimi rapporti con le famiglie delle vittime e dei contatti con i media. Sposa un poliziotto di New Orleans e insieme hanno due bambini. Sceglie Spencer Reed come padrino del suo primogenito. Sappiamo che è cresciuta in un paesino della Pennsylvania e che durante l’adolescenza ha perso sua sorella maggiore, morta suicida senza apparente motivo. Nonostante il suo lavoro sia moralmente e fisicamente sfibrante è sempre disponibile e sorridente. La sua profonda empatia risulta molto utile anche nella risoluzione di alcuni conflitti; a lei si deve la resa del Principe delle Tenebre (Tim Curry).

Derek “Cioccolatino” Morgan, ovvero Può darsi ch’io non sappia cosa dico scegliendo te una donna per amico. Personaggio carismatico e… sì, una gran gioia per gli occhi! Derek è nato a Chicago da una coppia interrazziale (padre afroamericano e madre bianca) e ha due sorelle. Questo lo rende un perfetto fratello maggiore per Spencer Reed o, come lo chiama lui, “ragazzino”. Il padre di Derek era un poliziotto, ucciso mentre era fuori servizio e cercava di sedare una rissa. Derek, che aveva solo 10 anni, era in macchina. Da quel momento il piccolo Derek ha vissuto momenti difficili, entrando anche in una baby gang. È stato salvato dal Centro Giovanile di quartiere, gestito da un uomo che dava un’altra possibilità ai ragazzi di strada. Ma come gli ricorda Derek: “Non era gratis”. Quest’uomo infatti ha abusato di tanti dei ragazzi che ha aiutato, compreso Derek, che si è tenuto questo peso dentro per tanti anni. Ma viene a patti con il dolore grazie al pensiero che proprio questo dolore subito lo ha reso la persona che è, un agente che si impegna per salvare delle vite, non per distruggerle. Ma tutti sappiamo che il punto forte di Derek è il suo incredibile rapporto con Penelope Garcia. Derek e Penelope, alias Cioccolatino e Bambolina. Le loro telefonate sono epiche. Una sorsata di acqua fresca nel deserto degli umani orrori. La cosa strepitosa è che Derek e Garcia sono davvero amici. Non c’è tensione sessuale tra loro. Ognuno vive le proprie storie e ne parla con l’altro. Addirittura c’è un episodio in cui Derek dorme da Garcia, che si era ubriaca perché aveva litigato con il compagno (il tecnico informatico Kevin interpretato dallo Xander di Buffy), e al risveglio lei teme (teme!) di aver fatto sesso con il suo migliore amico. La visione di Morgan appena uscito dalla doccia con solo un asciugamano intorno ai fianchi risveglierebbe i morti, ma lei ha paura di aver rovinato la loro amicizia. Sono strepitosi, sti due! E le loro telefonate spesso coinvolgono anche altri membri della squadra e poliziotti di altre città ignari delle loro dinamiche e sgomenti di fronte alle loro uscite hot. Resterà nella storia questo apprezzamento di Bambolina: “Sei la statua di un dio scolpita nel cioccolato fondente.”

Penelope Garcia ovvero Da Regina Nera a Bambolina. Penelope è una bella ragazza, in carne e con un aspetto estremamente cool. Sfoggia outfit curati fin nel più piccolo dettaglio, look colorati e forse un po’ eccessivi, ma che su di lei stanno una favola. La sua scrivania è piena di fiori, pupazzi e colori. Come fa notare Hotch, è una tecnica che usa per proteggersi dagli orrori che è costretta ad analizzare attraverso i suoi numerosi schermi. Garcia è estremamente emotiva, ma sa fare il suo lavoro, sa aiutare e proteggere i suoi colleghi, che considera la sua famiglia. Sappiamo che i genitori di Penelope sono morti in un incidente d’auto mentre erano in giro a cercarla, di notte. Penelope è stata quindi adottata dalla famiglia Garcia ma, come di consueto, non abbiamo lacrimosi dialoghi o flashback al riguardo. Come per gli altri queste sono informazioni che vengono lasciate come tante briciole nel corso di numerosi episodi. Penelope ha poi passato un periodo ribelle, in cui era una hacker nota con il nome di Regina Nera. Da quanto abbiamo potuto capire il Governo, intuendo il suo immenso potenziale, invece di ingabbiarla, le ha offerto un lavoro. Per la fortuna della BAU, di Derek e nostra.
Penelope è colei che resta alla base, tessendo e disfacendo la tela del web in attesa che gli eroi tornino dalla guerra.

Spencer Reed ovvero L’uomo che sapeva decisamente troppo. È adorabile. Per me potremmo anche chiudere così la scheda del Ragazzino. Ma no, merita decisamente di più. Spencer è un genio, di quelli che si laureano quando gli altri si diplomano. E Spencer si laurea spesso. In ambiti sempre diversi. Sa tutto, ricorda tutto, capisce tutto. Tranne le regole sociali. Ma per fortuna in quell’ambito lo aiutano i colleghi, soprattutto Derek che gli fa da fratello maggiore. Il che significa che lo aiuta, lo prende in giro, gli dà i coppetti sul collo, lo tira fuori dai guai, gli fa le ramanzine e lo aiuta a rimorchiare. Ora noi sappiamo che Spencer fa colpo su Amber Heard in una delle prime stagioni, che ottiene il numero di una barista che aveva agganciato con un numero di magia e che ha una storia platonica con la dottoressa che aveva visto le sue lastre al cervello. Delle prime due non sappiamo più nulla, dell’ultima sappiamo che purtroppo viene uccisa da una stalker (la Dawn di Buffy). Quindi il dubbio latente che vagheggia nella mente di ogni fan della serie è: ma il Dr. Reed è vergine? Domanda che sembra destinata a restare senza risposta. Di sicuro ha rischiato grosso in carcere. Spencer era estremamente legato a quello che è stato il capo durante le prime 2 stagioni, Jason Gideon, che rappresentava per lui la figura paterna persa. Scopriamo poi che il padre ha abbandonato la famiglia per proteggerla, dopo un grave fatto di sangue che in qualche modo coinvolgeva un piccolo, adorabile, occhialuto Spencer. La madre è una docente di letteratura che soffre di schizofrenia paranoide. Spencer è stato costretto a farla ricoverare in una struttura specializzata, ma il senso di colpa non lo abbandona mai, così come la paura di scoprire in sé i sintomi della malattia. Spencer Reed è la risposta maschile e statunitense ad Hermione Granger; entrambi potrebbero risultare degli “insopportabili so tutto io” (Piton docet), ma invece i loro monologhi senza fiato su qualunque argomento proposto risultano stranamente accattivanti e ispirano una potente simpatia.

David Rossi è colui che, insieme a Jason Gideon, ha fondato l’Unità Analisi Comportamentale negli anni 70. Dopo aver restituito il distintivo ha scritto una serie di libri sui casi che ha trattato nella sua carriera e che sono diventati dei best seller. Rientra nella squadra dopo l’abbandono di Gideon e ci mette un po’ a capire le dinamiche esistenti tra i vari membri. All’inizio è un po’ troppo rigido e formale, ma poi si scioglie e entra a far parte a pieno titolo del gruppo. Memorabile il finale di episodio in cui invita tutti a casa sua per insegnare loro come cucinare un piatto di pasta alla carbonara.

Emily Prentiss. Arriva dopo l’abbandono di Elle Green e inizialmente non possiamo fidarci di lei. Sua madre è un’ambasciatrice e lei sembra essere protetta dalla non simpaticissima Erin Strauss. Ma poi si dimostra una persona leale e un’agente più che valido che completa la squadra. Anche se nasconde più di un segreto, dal momento che ha lavorato per anni sotto copertura. L’attrice si è recentemente sposata e il matrimonio è stato officiato dal suo migliore amico, Matthew Gray Gubler alias Dr. Reed. Che carini, sono amici sul serio!

Come dicevo la serie andando avanti ha perso pezzi, a causa di abbandoni e licenziamenti e in generale il livello di sceneggiature e dialoghi è drammaticamente calato. Intendiamoci, è ancora una serie eccellente e nettamente superiore alla maggior parte delle serie crime in circolazione, ma essendo partita da un livello superlativo il calo qualitativo si avverte comunque.
E a tal proposito, nel concludere, devo avvertirvi d fatto che in questo articolo potreste trovare delle lacune, causate proprio dal fatto che non sono riuscita a seguire in maniera continuativa le ultime 4 stagioni, a causa della loro innegabile caduta di stile.
Ma continuo a rivedere le prime stagioni che Rai 4 trasmette senza sosta da anni!
Buona visione!

Monia Guredda nasce a Roma nel 1983. Consegue un’utilissima maturità artistica e un’ancor più utile laurea triennale in Arti e Scienze dello Spettacolo. Ama leggere, ama scrivere, ama vedere film e serie tv (che a volte chiama ancora “telefilm”). Organizzatrice di eventi letterari, giornalista pubblicista e scrittrice pubblicata, sguazza con maggior delizia nel genere horror (con una nota di ironia), anche se di tanto in tanto non disdegna incursioni in altri territori. Strega buona (quasi sempre) consulta con una certa regolarità i suoi fedeli tarocchi che a volte le danno delle dritte anche per nuovi racconti. Suoi racconti sono apparsi su Letteraturahorror.it, La Soglia Oscura, Watson e Tuga mentre il primo libro tutto suo è uscito per quelli di Edizioni La Rìa con il titolo “Puoi sentirli sussurrare”. Le è costata più fatica trovare il titolo che scrivere i 22 racconti presenti nella raccolta.



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