
In Supernatural, la Morte ha il volto scavato e ascetico di Julian Richings. La incontriamo seduta al tavolo di una pizzeria di Chicago, mentre mangia una pizza in teglia. Dean Winchester è arrivato per ucciderla e ha persino portato con sé la sua falce, ma questa gli scotta tra le mani, cade a terra e ricompare sul tavolo. La Morte lo ringrazia per avergliela riportata e lo invita a sedersi.
La pizza, dice, è molto buona.
È una delle mie scene preferite della serie.
Gli altri Cavalieri dell’Apocalisse vogliono tutti qualcosa. Guerra... sé stessa, Carestia la fame, Pestilenza la malattia. Sono forze, certo, ma sono ancora forze che agiscono nel mondo. Hanno un oggetto, una direzione nella quale orientare la propria azione.
La Morte non ha niente di tutto questo.
Non odia Dean, non odia gli uomini e non sembra particolarmente interessata all’Apocalisse imminente.
A un certo punto Dean le chiede quanti anni abbia.
La risposta è antica quanto Dio, forse di più - “as old ad God, maybe older” Nessuno dei due ormai ricorda chi sia venuto prima.
Poi aggiunge che un giorno mieterà anche Dio.
HALLOWEEN FOREVER
Halloween ha ancora tanto da raccontare. Leggi l'antologia Halloween Forever che raccoglie il meglio del Premio Scheletri 2026: 18 racconti di puro orrore, tra cui quello del maestro Danilo Arona, ispirato al classico dei classici di Halloween, al Film, quello con la F maiuscola da guardare assolutamente il 31 ottobre. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
OMICIDIO SULLE DOLOMITI
La comunità di un piccolo borgo di montagna viene sconvolta dal brutale omicidio di una donna. Giacomo Stani, il figlio tredicenne del maresciallo, ottiene il permesso di seguire il padre nelle indagini, entrando così in un mondo fatto di segreti rurali e tradimenti. Chi sarà il colpevole? Decimo Tagliapietra si cimenta con il giallo con l’avvincente “Luce di notte”, racconto finalista al Gran Giallo di Cattolica 2021. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
TORINO DEMONIACA
Torino galleggia sulle acque nere della superstizione e della magia. Sulle rive del Po sono adagiati cadaveri di frati impenitenti, satanisti sacrileghi e profeti di sventure. Elsa e Damiano, i giornalisti coinvolti nel delirio collettivo, si trovano a dover combattere contro le legioni di Satana. La città è dilaniata dalla follia primigenia scatenata dagli angeli decaduti. All'Inferno solo il Diavolo potrà salvarti. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
La frase è semplice solo nella costruzione.
Il significato è infatti complesso e, secondo me, molto interessante.
Se la Morte è coetanea di Dio o comunque la sua origine è così remota da rendere impossibile decidere quale dei due sia venuto prima, allora la morte non è qualcosa che è accaduto al momento della creazione e non è entrata nel mondo in un secondo momento. Era già lì.
Questo significa che la finitezza non è un difetto dell’Universo, ma una delle sue condizioni strutturali.
L’intera cosmologia di Supernatural è costruita su grandi conflitti: Dio e Lucifero, obbedienza e ribellione, caduta e redenzione. Tutte categorie che attribuiscono agli eventi una direzione e, in qualche misura, un significato. Le cose accadono perché qualcuno le ha volute, perché qualcun altro si è ribellato, perché qualcosa si è spezzato e forse può ancora essere riparato. I sigilli e gli incantesimi che compaiono di continuo ne sono la traduzione simbolica più immediata.
La Morte, tuttavia, rende improvvisamente tutto questo più piccolo.
Dio può avere un piano.
Lucifero può tentare di distruggerlo.
Gli angeli possono combattere per millenni e gli uomini possono trascorrere la propria vita cercando di capire da che parte stare.
Ma alla fine muoiono tutti. Dio compreso.
Un essere capace di uccidere Dio sarebbe ancora un essere tra gli altri: immensamente più forte, magari, ma collocato nella stessa scala. Ma la Morte, badate bene, non dice che ucciderà Dio.
Dice che lo mieterà.
Non è la stessa cosa.
Il mietitore non produce la mortalità di ciò che raccoglie. Egli arriva quando il suo tempo è compiuto.
Per questo, la Morte può essere letta non come un soggetto che possiede il potere di porre fine alle cose, ma come la personificazione del fatto che le cose hanno una fine.
In questa costruzione, Dio non è qualcuno che un giorno incontrerà un avversario più forte. È qualcosa che, per il solo fatto di essere, avrà la sua fine. Quella breve conversazione, portata avanti nella cornice macabra di una pizzeria piena di cadaveri, introduce l’idea che la morte appartenga, più che alla storia dell’Universo, alla sua struttura.
E poi c’è la pizza, che è forse il dettaglio più bello — concettualmente, intendo, perché la roba che ha nel piatto, ammesso si possa chiamare pizza, è inguardabile.
Nel pieno di un’Apocalisse, mentre tutti corrono per provocarla, impedirla o sopravviverle, la Morte può permettersi di fermarsi in una pizzeria di Chicago e mangiare.
Può farlo perché a differenza di tutti gli altri ha tempo. L’evento della morte, della fine, non è qualcosa che debba affrettarsi a provocare lei: arriva quando deve arrivare, perché le cose finiscono quando arriva il loro tempo.
La Morte, semplicemente, sarà lì a fare la sua parte.
Ma fino a quel momento, può finire la sua pizza.
(Oreste Patrone: 1 settembre 2026)
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