Di cavoli e di re

Tema: Perché i libri di Stephen King producono ancora tanto successo e come è cambiata la sua penna negli anni.
Svolgimento: Potrei ribaltare la domanda e chiedere “Perché Stephen King produce ancora tanti libri che hanno sempre uno strepitoso successo (quantomeno a livello di vendite)?”
C'è da dire che i libri del Re son quasi sempre dei bei mattoni, utilissimi anche come arma.

Ho scoperto solo 15 anni fa le opere di Zio Steve e nel giro di un paio d’anni avevo recuperato e letto quasi tutto (comprando tutto rigorosamente al mercatino dell'usato) mettendomi in pari e attendendo sempre con (meno) ansia le nuove infornate.
Quando sborsai i famigerati 20 euro per The outsider (in libreria) me ne pentii.
Per un mio compleanno due amici mi regalarono Elevation; grazie, vi voglio bene. Se avessi speso 15 euro per quel volumetto starei ancora piangendo.
Ma quindi, dove voglio andare a parare?
Voglio avvalorare la teoria secondo cui il Re non ha mai sfornato un titolo decente da che è iniziato il nuovo millennio? Giammai!

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Personalmente metto nell’olimpo dei suoi capolavori tanto 22/11/63 quanto Cell (questo farà storcere il naso a molti, ma pazienza). Nell’elenco dei lavori “bene, ma non benissimo” troviamo Joyland, Duma Key e molti racconti. La lista dei bocciati senza pietà comprende Revival, La scatola dei bottoni di Gwendy e Elevation.
Ci tengo a precisare che i molti lavori che rientrano nella categoria “bene, ma non benissimo” sono così classificati (a mio insindacabile giudizio) perché lo Zio ci ha abituati per decenni a opere di bellezza straziante e quindi questi titoli sono indegni delle sue capacità. Ma qualsiasi altro scrittore si taglierebbe la mano sinistra per poter scrivere un romanzo come Duma Key. E noi di questo autore diremmo “Ma è un genio!”. Solo che invece Duma Key l’ha scritto l’autore di Cose Preziose e allora in proporzione ci sembra una cazzatella.
Certo, la vena creativa non può non prosciugarsi; in quanto lettori non possiamo pretendere che un autore mantenga sempre degli standard così elevati.
Ma forse, da lettrice, mi viene il dubbio che se scrivesse di meno potrebbe scrivere meglio. Non so, idea mia.
Ma vedere un nuovo lavoro del King due, tre volte all’anno inizia a insospettirmi.

Per non parlare di tutte le recensioni sulle fascette e sulle quarte di copertina di mille altri romanzi.
Cioè, ho recentemente letto On Writing, e lì Zio Steve dice di leggere circa 80 romanzi l’anno.
Cioè, io sono una lettrice compulsiva e viaggio tra i 70 e i 100 titoli annui, ma non ho gli impegni che ha lui!
E a differenza sua non sforno nemmeno best sellers a getto continuo.
Ma poi hai i nipotini, i cagnolini (Molly), sei attivissimo sui social... ma hai le giornate da 40 ore, Zio?
Comunque. Tutto questo per dire che alla fine friggo dalla curiosità nell’attesa di leggere qualunque altro lavoro il Re ci donerà.
Perché sì, sta diventando un po’ ripetitivo, in alcuni casi sembra proprio che stia copiando se stesso, ma noi lo amiamo e resteremo sempre i suoi Fedeli Lettori.

Monia Guredda nasce a Roma nel 1983. Consegue un’utilissima maturità artistica e un’ancor più utile laurea triennale in Arti e Scienze dello Spettacolo. Ama leggere, ama scrivere, ama vedere film e serie tv (che a volte chiama ancora “telefilm”). Organizzatrice di eventi letterari, giornalista pubblicista e scrittrice pubblicata, sguazza con maggior delizia nel genere horror (con una nota di ironia), anche se di tanto in tanto non disdegna incursioni in altri territori. Strega buona (quasi sempre) consulta con una certa regolarità i suoi fedeli tarocchi che a volte le danno delle dritte anche per nuovi racconti. Suoi racconti sono apparsi su Letteraturahorror.it, La Soglia Oscura, Watson e Tuga mentre il primo libro tutto suo è uscito per quelli di Edizioni La Rìa con il titolo “Puoi sentirli sussurrare”. Le è costata più fatica trovare il titolo che scrivere i 22 racconti presenti nella raccolta.



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