Il pane dei morti

di Luigi Carrozzo - pagine 300 - euro 2,99 - Dark Zone

“La luce fioca di una lampada a stelo nell’angolo della sala, accanto al termosifone. Un lungo divano bianco di finta pelle, troppo lungo per il soggiorno di pochi metri quadrati dove è stato piazzato. Sulle mensole piccole sculture di ceramica; alle pareti fotografie di vedute in bianco e nero. Un quadro alle spalle del divano, la serigrafia di un’immagine astratta, linee geometriche in varie tonalità di grigio. Le serrande abbassate. Il puzzo della cena che ancora ristagna nell’aria. L’appartamento riposa. Respiri lenti e profondi nelle stanze da letto.
Il colore dominante è il bianco. Secondo alcune tradizioni orientali, il bianco è il colore del lutto. Il colore dei fantasmi.
Sul divano c’è un uomo. Gli occhi arrossati dalla fatica. La mascella serrata. Il viso è un reticolo di rughe, tra i folti capelli pochi sparuti fili bianchi. A vederlo dimostra più anni di quelli che ha.
«La vita» gli è capitato di dire una volta a un amico, uno dei pochi, «mi ha sottratto più anni di quelli che ho davvero vissuto. Tutto quel tempo lo ricordo a malapena. Non ho viaggiato molto, anzi, non mi sono quasi mai spostato da qui. Diciamo che ho fatto su e giù parecchie volte. Ecco, non ho viaggiato molto in orizzontale, ma in verticale sì: sprofondato e riemerso, sprofondato e riemerso.»
L’uomo stringe tra le mani un batticarne: testa d’acciaio, impugnatura di legno impallidita dall’utilizzo. Le superfici esterne del maglio sono ricoperte di borchie piramidali.”.
Un tale incipit ti permette di immaginare qualsiasi prosieguo. Partiamo dal titolo “Il pane dei morti”: cosa aspettarsi da questo titolo? Onestamente ho iniziato il romanzo non avendo assolutamente idea, oppure avendone tante, ma molto confuse.
Così mi sono immersa nella lettura e ho iniziato a conoscere Giorgio, Ilaria, Nicholas e i personaggi che ruotano loro attorno. Giorgio, il padre di famiglia, onesto lavoratore di giorno e vigile sentinella sulla sua famiglia di notte. Ilaria, moglie infedele e insoddisfatta, ma che al tempo stesso desidera un riavvicinamento con Giorgio. Nicholas, adolescente ribelle, poco interessato alla scuola, molto di più alle ragazze e alle avventure.

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Attraverso gli occhi di Ilaria e Nicholas vediamo Giorgio come una persona sull’orlo della follia e colpito da una grave forma di insonnia, ma il dubbio che i mostri che Giorgio teme siano reali cessa rapidamente di essere un dubbio. Oscure presenze turbano le notti del protagonista e tutto ruota intorno all’esistenza di un misterioso casolare abbandonato alla periferia di Milano, un casolare nel quale forse, pare, si dice che si svolgano riti satanici. Il casolare in effetti ha tutti i crismi per rappresentare una cattedrale alle forze del male: croci rovesciate, pentacoli, murale che rappresenta scene infernali.
Il romanzo prosegue in una spirale nella quale è sempre più difficile distinguere la realtà dal delirio. Nonostante gli avvertimenti del padre Nicholas salta la scuola proprio per recarsi a vedere il “famoso” casolare insieme ad un amico, innescando così la serie di eventi che porteranno al drammatico finale.
La lettura è stata molto impegnativa e a tratti ha richiesto delle pause per prendere le distanze dai terrori notturni di Giorgio e dall’atteggiamento superficiale di sua moglie Ilaria. Ho apprezzato la fine caratterizzazione dei personaggi e le accurate descrizioni degli ambienti e, prima di comprendere a fondo lo sviluppo del romanzo, ho simpatizzato più con Ilaria che con Giorgio, salvo poi ribaltare completamente la mia opinione.
Alla fine mi resta un dubbio, e sarei curiosa di porre all’autore la fatidica domanda: perché questo titolo? Personalmente propongo due mie ipotesi: la prima, il riferimento al tipico dolce che fa da sfondo ad una colazione nel corso del romanzo. La seconda, più elaborata, mi fa pensare al fatto che le paure e le angosce dei personaggi siano il nutrimento del Male, sempre che questo Male esista e infesti veramente il casolare. Come afferma uno dei personaggi di “Le notti di Salem” di Stephen King, è possibile che esistano luoghi in cui è accaduto qualcosa di orribile e che quei luoghi richiamino altri esseri consacrati al Male...
Avvincente, spaventoso e, per questo, non per tutti.
Voto: 9
[Sarah Biandrati]



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