La scatola

di Flavio Dionigi - pagine 66 - euro 1,99 - Delos Digital

Questo breve romanzo tratta un soggetto discretamente diffuso nella letteratura horror: quello della “maledizione” legata ai desideri che si realizzano. Ispirato senza dubbio al celebre racconto “Zampa di scimmia” di William Jacobs, passando attraverso lo stesso Stephen King – che in “Pet Sematary” ci avvisa di fare attenzione a ciò che desideriamo – per arrivare al recente film “Wish upon” (2017), il romanzo di Flavio Dionigi presenta comunque una sua originalità. L’oggetto maledetto che realizza i desideri, la Scatola, viene infatti presentata come se fosse una persona, non a caso viene sempre indicata con la lettera maiuscola.
Il racconto ha una struttura circolare: si apre con la protagonista, Irene, confinata in un istituto psichiatrico a seguito dell’omicidio di suo marito e si chiude con l’annuncio del suicidio della stessa protagonista nell’istituto. Anche se, in realtà, la vera protagonista è lei, la Scatola, entità diabolica che si insinua abilmente nella vita e nell’anima delle persone, dando suggerimenti apparentemente banali e innocui, che però migliorano sensibilmente l’esistenza di chi li segue.
Secondo tutti i canoni, è solo in un secondo momento che le persone si accorgono di come eventi causali siano in realtà collegati tra di loro e di come un fatto positivo derivi sempre da qualcosa di negativo e viceversa. Intanto la possessione procede, fino a quando Tommy non è più Tommy e Irene non può fare altro che difendersi con ogni mezzo.
Il finale è tuttavia sorprendente, perché in pochissime righe ribalta tutto quello che il lettore credeva di aver capito e si aspettava.

L’autore ha avuto il pregio di tenere viva l’attenzione del lettore piazzando qua e là qualche abile colpo di scena. Inoltre la psicologia dei due protagonisti è tratteggiata con estrema cura, tanto che in alcuni casi le riflessioni sagge di Irene e quelle ottimistiche di Tommy ci fanno concordare con loro, come se fossimo impegnati in una conversazione, invece che in una lettura.
Ulteriore elemento a favore, anche se puramente personale, è l’ambientazione a Verona. Fa sempre un certo effetto leggere una vicenda che si dipana in una città ben conosciuta e amata, una città che da adesso in poi guarderò con ancora più affetto.
Una lettura leggera e veloce, ma che porta diversi spunti di riflessione: fino a che punto è giusto spingersi nella propria ambizione?
Voto: 7,5
[Sarah Biandrati]

Incipit
So cosa penserete.
Quando vi dirò dove sono, quando vi dirò quello che ho fatto. Penserete che sono pazza, che se esiste l’inferno me lo merito tutto, fino in fondo. Tuttavia, benché forse una punizione ultraterrena per il gesto che ho compiuto la merito, escludo nella maniera più assoluta di essere una squilibrata.
In questo momento mi trovo nella mia stanza (anche se chiamarla cella per mentecatti sarebbe più opportuno), stesa sul letto a pancia in giù, a scrivere queste parole sul mio personale quaderno. Vorrei una penna, o una matita, ma il dottor Gandini non permette ai pazienti della REMS di avere oggetti con cui potremmo nuocerci e nuocere al personale di servizio. Mi hanno dato un pennarello rosso, e tanto mi basta.



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