La casa nella nebbia. Amaryllis

di Eleonora Calabrese - pagine 256 - euro 11,40 - Alcheringa editore

Antea Lorenzi compra una vecchia villa fuori Milano. Non sa cosa l'abbia spinta ad acquistarla, ma sa che non ha potuto evitarlo.
Con l'amica Livia scopre sul sito internet gestito da Eugenio Callegari che negli anni Venti la villa era una clinica psichiatrica privata. Attraverso il diario dell'assistente del dottor Malick che all'epoca gestiva la clinica, Antea, Livia ed Eugenio rivivono gli orrori vissuti dai pazienti.
Nella casa accadono fatti strani e soprattutto ci sono strane presenze. Il presente e il passato si fondono attraverso fenomeni soprannaturali in un intreccio di personaggi vissuti in un altro tempo e legati ai protagonisti.
Tutto questo mentre una incomprensibile e fitta nebbia avvolge la casa.

Volendo andare al contrario, vi dirò subito che questo romanzo merita di essere letto d’un fiato, come quando si beve un sorso d’acqua e si ha sete. È un romanzo con alcuni (piccoli) difetti, ma insomma, se si vuole cercare una bella e appassionante lettura, questi si faranno perdonare sicuramente.
Dal momento che ho iniziato “al contrario”, spiegherò quali siano i piccoli difetti che ho riscontrato.
I primi sono riferiti ad una revisione del testo non del tutto accurata, si trovano alcuni errori di battitura o di punteggiatura che potevano essere risolti con un (ulteriore) passaggio di revisione del testo. Per carità, nulla di trascendentale, nulla che possa disturbare la fluidità della lettura, sia chiaro.
Per spiegarmi meglio, ne riporto alcuni tra quelli che ho visto.

Mi concentrati sul mio dolce e cambiai discorso;

L’ultima volta che avevo mangiato risaliva a qualche ora prima, così mi feci velocemente un panino al prosciutto e lo mangia a grandi morsi; rivolgendo un pensiero distratto alla spesa già fatta.

Il secondo piccolo difetto riguarda l’ultima parte del romanzo, che a mio parere ha un tono, un ritmo leggermente inferiore rispetto al resto. Questo non vuol dire che il finale sia scontato, o che non mi sia piaciuto, ma usando come riferimento lo stato di tensione, il pathos espresso nel corso della lettura, il finale ne è meno permeato.
Ma andando in salita, visto che sono partito “al contrario”, segnalo che le idee, le esposizioni, e soprattutto la tensione che si avverte, sono affascinanti. Ti costringono ad immedesimarti in Antea, a cercare di capire cosa sia questa casa, perché ci siano delle presenze, chi è che le chiede aiuto e chi le vuole del male...
L’autrice dimostra conoscenza sia della letteratura che del tema psicologico, e ne fornisce dimostrazione inserendo degli omaggi.
Uno a Edgar Allan Poe:

“Quando un pazzo sembra perfettamente ragionevole è gran tempo, credetemi, di mettergli la camicia di forza”.

Quest frase è inserita nel racconto Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma, scritto da Poe prendendo come spunto il racconto di un viaggio che fece il giornalista Nathaniel Parker Willis presso la Real Casa dei Matti di Palermo.
Un altro omaggio della Calabrese avviene facendo citare (ad un suo personaggio) il dottor Benjamin Rush con la frase:

“Il terrore agisce in maniera forte sul corpo attraverso la mente e dovrebbe essere impiegato nella cura della pazzia.”

Le figure di Rush e dello psichiatra Julius Wagner-Jauregg, che negli anni ‘20 volle inoculare il virus della malaria nei suoi pazienti, con la convinzione che la febbre che questi avrebbero avuto li avrebbe ricondotti a tornare sani mentalmente, sono molto probabilmente i riferimenti a cui si deve caratterizzazione del dottor Malick.

La casa nella nebbia racconta della dottoressa Antea Lorenzi, del suo presente e del suo passato. Della sua amicizia con Livia, del loro rapporto che nasce da quando erano bambine. Descrive la perversione del Dottor Malick (e non solo lui) che a suo tempo aveva reso la clinica una vera e propria casa di tortura ed esplorazione della mente umana e del dolore. Porta inoltre a Eugenio Callegari, responsabile di un sito internet, a conoscere il suo passato e quello che potrà essere il suo futuro.
Voto: 7
[Andrea De Carlo]

Incipit
«Sì.» dissi lapidaria. Un semplice monosillabo per il mio interlocutore, che continuava a parlare ininterrottamente, una ridda di emozioni irrazionali per me. La casa mi stava osservando e io mi ritrovai a comunicare con lei, mio malgrado.
La sensazione di essere attesa permeò ogni mio pensiero, distraendomi da ciò che stava dicendo la persona accanto a me. Esaminai il vecchio edificio a mia volta, aspirai a fondo il sottile odore che emanava e sentii istintivamente u forte, illogico desiderio di possesso nei suoi confronti. Non potevo immaginare di vivere in nessun altro posto, non più.



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