Imago lux

di Adriano Angelini Sut - pagine 302 - euro 14,00 - Edizioni Ensemble

Capita che un libro ci prenda fin dalla prima pagina. Ammetto che, già dopo la lettura della sinossi, avevo aspettative elevate su questo romanzo, ma il procedere dei capitoli ha addirittura superato le mie più rosee aspettative. Imago Lux, in effetti, è un romanzo la cui catalogazione non è univoca: è un horror, è un thriller, è un racconto esoterico e al tempo stesso religioso, nel quale si intrecciano più livelli di lettura, un libro in cui “la bellezza e la mostruosità […] convivono fianco a fianco, simultanee”.
La narrazione si svolge in prima persona ed è Eva, la protagonista, a raccontare una vicenda che si dipana del corso di più di 50 anni, sullo sfondo storico-culturale sempre affascinante di Roma e della Francia. Gli eventi iniziano nel 1968, quando proprio dalla Francia si ha la prima esplosione di quel fermento – operaio in primis – che in breve tempo si allargherà a buona parte della società europea. Ed è proprio Liliana, sorella maggiore di Eva, già studentessa universitaria, che si lascia affascinare da questa rivoluzione al tempo stesso sociale e culturale, abbracciando con entusiasmo – e con un chiaro rifiuto dei valori alto borghesi della famiglia – una vita comunitaria, più libera, più “sana” e al tempo stesso sregolata. Liliana, che poco più che ventenne, frequenta il pittore francese quarantenne che firma le sue inquietanti opere con lo pseudonimo “Apofi”, e che si presenta a casa incinta. È la sera del diciottesimo compleanno di Eva e, insieme, l’inizio del dramma.
Sì, perché di lì a poco, Liliana inizia a cambiare fino a scomparire di colpo. Le ricerche sono vane, portano solo a vicoli ciechi, mentre cresce l’angoscia di Eva e dei suoi familiari. Liliana ricompare brevemente qualche anno dopo, in un monastero del Sud della Francia, zona ricca di storie e leggende a sfondo religioso ed eretico, ma non è più Liliana. È posseduta? O, semplicemente, manifesta una grave forma di schizofrenia? Eva stessa non sa cosa pensare, lei stessa ammette che negli anni Settanta le malattie mentali erano conosciute in maniera completamente diversa rispetto ad adesso. Lei che, al ritorno dalla Francia, devastata dalla terribile esperienza vissuta con sua sorella, abbandona gli studi di Legge per dedicarsi alla Psichiatria, diventando una stimata docente negli Stati Uniti.
Gli anni passano, Eva diventa mamma e nonna, lascia la cattedra all’università e si dedica alla scrittura. In occasione della presentazione del suo ultimo libro, torna a Roma, ed è allora che, più di 50 anni dopo, l’orrore si ripete. Il finale del romanzo lascia aperti numerosi interrogativi, come forse è giusto che sia, data la delicatezza degli argomenti trattati.

Questo romanzo può essere letto in maniere diverse. Ci si può fermare alla lettura thriller-horror, la più semplice ed immediata, in ogni caso atipica, poiché l’autore riesce a creare un clima di angoscia senza colpi di scena, senza sangue e violenza. C’è una lettura in chiave religiosa-esoterica, ampiamente documentata, con precisi riferimenti storici e culturali. C’è la lettura dell’evoluzione della società, italiana soprattutto, dalla fine degli anni Sessanta fino agli inizi del 2020: un periodo di cambiamenti epocali, una totale rivoluzione dei valori tradizionali, con l’ulteriore dramma degli inizi della pandemia di Covid19.
Certamente, l’autore avrà avuto in mente, nella creazione di questo romanzo, alcuni celebri antesignani: Ira Lewin con “Rosemary’s Baby”, che viene anche citato; “L’Esorcista” di William Peter Blatty, per i riferimenti alla possessione come forma di malattia mentale. Mi piace inoltre pensare che per il legame tra arte e scienze occulte, Adriano Angelini Sut si sia ispirato anche a “Duma Key” di Stephen King.
Romanzo consigliatissimo, mai noioso o banale, che mi ha tenuta incollata alle sue pagine dall’inizio alla fine, terminato con grandissimo dispiacere. Complimenti vivissimi all’autore per la sua capacità di tenere alto l’interesse per più di 300 pagine. Sarà un vero piacere leggere le altre sue opere.
Uno dei più bei romanzi che io abbia mai letto (e ne ho letti davvero tanti).
Voto: 10
[Sarah Biandrati]

Incipit
Stamattina, appena sveglia, per l’ennesima volta ho ammirato lo spettacolo che si apriva dalle finestre del salotto: l’oceano azzurro, la sabbia adamantina coi bagnanti distesi al sole, i gabbiani che volavano, l’odore di salsedine, la brezza che ogni tanto smuoveva le tende bianche e la tovaglia pastello a coprire il tavolo della terrazza con la colazione già pronta. Un colpo d’occhio stupendo, direbbero in molti.
Sulla spiaggia, una mamma col cappello di paglia apriva la merendina al bambino in piedi accanto al lettino. Poco più in là, mamma gabbiano aveva appena squartato un pesciolino, in bocca un brandello deforme; chissà se per lei o per il suo piccolo. La sopravvivenza, in questa che chiamano vita, ha regole e dinamiche diverse. E io non riesco più a sopportarle senza scorgervi un orrore di fondo. Un relativismo assassino.



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