Fuori onda

di Giuseppe Mastrangelo - pagine 256 - euro 14,00 - Santarelli Editore

La serafica Trieste si risveglia con uno scenario da incubo a turbare la sua trama idilliaca. Un omicidio tanto inaspettato quanto efferato smuove le coscienze e con esse la morbosa curiosità del carrozzone mediatico cui il nostro protagonista è uno delle principali maschere di successo. O meglio, era.
L’animo granitico e indifferente del giornalista d’assalto si è scoperto pieno di crepe e da esso filtrano barlumi di umanità.
Un desiderio di redenzione che cozza costantemente contro un ambiente respingente e marcio che genera e si nutre di dolore, sensazionalismo e falsità.
Viviamo le indagini sul caso e la costruzione della notizia nella sua forma più meschina, cioè nel modo in cui può essere data in pasto al pubblico famelico.
Malgrado il nostro protagonista sia a capo di una squadra di professionisti, tra cui spiccano Alessandra, una giovane promessa del giornalismo, ed Eva, affascinante reporter già inserita nell’ingranaggio, è lui il primo a “trattare” le notizie relative all’indagine, è sempre il suo personale punto di vista a ricamare il velo di menzogne. In fondo è lui ad aver sempre cavalcato con enorme successo l’onda nera delle tragedie.
Un flusso di coscienza continuo e profondo che mette in discussione tanto ciò che il protagonista vive in sé quanto l’ambiente distorto che ha intorno.
Più si avanza nelle indagini e si scoprono collegamenti più delicati in una trama intricata di profonde storture, più il velo dell’informazione svia l’opinione pubblica dalla verità per celare un orrore quasi troppo grande per essere metabolizzato.

Il giornalista d’assalto dovrà compiere il suo viaggio catartico per smantellare un mostro che ha contribuito stoltamente ad alimentare e che ora potrebbe essere troppo forte da fronteggiare.
Fuori onda” è un libro particolare, denso di riflessioni taglienti e senza appello. Non è facile muoversi nella narrazione densa che viene presentata da Giuseppe Mastrangelo ma è anche un notevole punto di forza sentire la pressione e l’intralcio dell’ambiente putrido che ci viene presentato.
Personalmente, terminata la lettura mi è rimasta addosso una spiacevole sensazione di irrisolto ma probabilmente ciò è stato generato dal coinvolgimento esasperato.
Voto: 7
[Simone Gentile]

Incipit
Il fatto che più sconcerta è che abbiamo ancora l’impressione di essere vivi. Muoverci da qualche parte, fare un certo gesto, presumere di avere una direzione di attività ci rende in qualche modo soddisfatti di questa sensazione fallace e folle. Una mia amica era persino felice che una scadenza rispettata fosse una cosa importante nella vita. Giuro.



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