Dagon

di Fred Chappell - pagine 220 - Urania

Ereditare un'antica villa e perdercisi. Andare via da tutto e dimenticare le ossessioni della società invadente, prosaica. Ma anche nelle fughe meglio progettate possono nascondersi pericoli insidiosi, e non si tratta soltanto della solitudine. Il protagonista di questo romanzo è tenuto in cattività da qualcosa che sfugge a ogni definizione, a una mostruosità della notte dei tempi; e la sua disintegrazione, raccontata con perfetta obiettività, è accompagnata dal ritmo di una formula che poche gole umane sono in grado di pronunciare: Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn (dall'ultima di copertina).
Mai una rivisitazione del mito di Cthulhu è stata più controversa e innovativa di questa. Fred Chappell mette coraggiosamente da parte mostri ed "effetti speciali" per puntare unicamente sulla psicologia del protagonista Peter Leland, sul suo decadimento fisico e mentale, sulle atroci umiliazioni che è costretto a subire dai suoi aguzzini, dei quali nulla viene spiegato, ma proprio per questo motivo sono ancora più inquietanti e sfuggenti.

Tutta la storia è pervasa da un'atmosfera malsana e meschina, una patina polverosa di sudiciume che non abbandona mai il lettore. In contrasto c'è la prosa elegante e ricca di particolari descrittivi di Chappell che si presta alla perfezione alla narrazione.
In conclusione "Dagon" è un libro particolare non facile da digerire ma che consiglio per la sua originalità e per la qualità della scrittura dell'autore.
Termina il volume un racconto lungo di Stefano Di Marino, una specie di storia d'azione in stile manga con malavitosi, mutanti e magie varie. Premesso che il folklore orientale mi è alieno e indigesto, questo racconto è totalmente incongruo con "Dagon". Urania lo avrà usato come riempitivo?
Voto: 6,5
[Alessandro Balestra]

Incipit
Alle 9.30 del mattino l'uomo entrò nella stanza al piano terra. Questa, che si affacciava a ovest su un azzurro quasi penoso e sull'ardita catena di montagne al di là della minuscola valle, era la stessa che i suoi nonni chiamavano il "salotto del sol". L'uomo avanzò in linea retta e si arrestò. Gli sembrava di sentire l'intera struttura della casa vibrare sotto i suoi passi.



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