
di Marcello Saponaro - pagine 77 - euro 4,99
Ci sono libri che non si leggono, si sentono: D-7 di Marcello Saponaro è uno di questi libri. Lo stile particolare, la verve sperimentale, la musicalità (ma una musicalità distorta, come si conviene a un autore e musicista come Saponaro) rendono questo lavoro difficile da leggere e da valutare, ma adatto (almeno per chi ha un background non troppo dissimile da quello dell’autore) a essere esperto.
Saponaro dichiara da subito il perimetro del libro con due epigrafi che valgono un manifesto: i Wipers e la loro Dimension Seven (ricordata da molti nella sua cover da parte dei Nirvana, che è qui citata nel finale chiudendo il cerchio), e Peter Wessel Zapffe, il filosofo norvegese del pessimismo cosmico che ritiene la coscienza un errore evolutivo. Chi conosce Zapffe sa già, prima ancora di voltare pagina, che difficilmente troverà in quest’opera una forma di consolazione. La prosa zigzaga sul confine con la poesia, tanto che il lavoro può quasi essere visto come un prosimetro anche in virtù della struttura, che è quella di una sorta di diario della dissoluzione: più di quaranta frammenti datati, ciascuno con un'ora precisa e un luogo, registrano lo sfaldarsi progressivo di un narratore senza nome, mentre la dimensione 7 si sovrappone alla realtà ordinaria fino a inghiottirla.
L'orrore in D7 non arriva da fuori ma da dentro, e ha due nomi propri, il Vuoto e il Petrolio. Il primo è uno spettro dagli occhi neri, “uno scarabocchio su un diario scolastico” che la voce narrante si trascina dietro; il secondo è la sostanza-non-sostanza che divora il tempo, catrame che sale lungo l'indice sinistro partendo da una chiazza di nicotina e si allarga, pagina dopo pagina, fino a coprire il corpo del narratore e a farne un mostro. Saponaro ha il merito di non esplicitare mai del tutto la metafora, schivando il rischio della didascalia autocompiaciuta: è lasciato al lettore il compito di decidere se stia leggendo il resoconto di una psicosi, di un lutto, di un’apocalisse metafisica. Che le tre letture coesistano senza escludersi è la cosa migliore del libro.
OMICIDIO SULLE DOLOMITI
La comunità di un piccolo borgo di montagna viene sconvolta dal brutale omicidio di una donna. Giacomo Stani, il figlio tredicenne del maresciallo, ottiene il permesso di seguire il padre nelle indagini, entrando così in un mondo fatto di segreti rurali e tradimenti. Chi sarà il colpevole? Decimo Tagliapietra si cimenta con il giallo con l’avvincente “Luce di notte”, racconto finalista al Gran Giallo di Cattolica 2021. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
TORINO DEMONIACA
Torino galleggia sulle acque nere della superstizione e della magia. Sulle rive del Po sono adagiati cadaveri di frati impenitenti, satanisti sacrileghi e profeti di sventure. Elsa e Damiano, i giornalisti coinvolti nel delirio collettivo, si trovano a dover combattere contro le legioni di Satana. La città è dilaniata dalla follia primigenia scatenata dagli angeli decaduti. All'Inferno solo il Diavolo potrà salvarti. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
HORROR PORNO ILLUSTRATO
Anni ’70. Tra le strade di una torrida New Orleans, dove il jazz si mescola all’aroma di spezie e ai corpi in vendita, prende vita “La scolopendra d’oro”, novella horror erotica intrisa di sensualità e mistero. Il libro è arricchito con numerose illustrazioni esplicite senza censura realizzate dall'artista Alessandro Amoruso. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi illustrati.
MANUALE PER SOPRAVVIVERE ALLE STREGHE
Questo è un testo rivoluzionario che spiega come riconoscere le vere Streghe e affrontarle. Le Streghe sono entità malvagie con un unico obiettivo: seminare caos e distruzione. Lo dimostrano i numerosi casi documentati nel Manuale, tra cui la strage del passo Djatlov, i fatti di Burkittsville, l’incidente alla Darrow Chemical Company e catastrofi di portata mondiale come Chernobyl o l'avvento di Hitler.
Il Manuale è inoltre arricchito da numerose illustrazioni e fotografie inedite e top secret. Disponibile in ebook e cartaceo.
EROS E ORRORE
Questo non è un racconto. È una possessione. Una lunga, dolorosa, eccitante possessione. Un ragazzo come tanti ma con un terribile segreto di famiglia, un amore troppo grande per poter restare umano. Lei non è solo una ragazza: è una Dea tatuata, un'ossessione che divora e trasforma. Tra desiderio e dannazione, "Lovecantropia" esplora i confini sottili tra amore e dipendenza, eros e orrore, passione e follia. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi con illustrazioni senza censura.
Sul piano della lingua, Saponaro ha una voce ossessiva, fredda, capace di immagini che restano (il ventilatore che si allunga, l'atomo "moscerino centrato in un immenso campo di calcio", i cipressi come eserciti), ma il libro paga lo scotto tipico del self publishing sperimentale: la mancanza di un ultimo passaggio di editing. Pur rispettando le scelte autoriali che forse un editor avrebbe azzoppato e che funzionano, come lo stile volutamente asfittico e ipnotico, spiace rilevare la presenza di sviste e refusi che un revisore avrebbe intercettato ("mezzi di pubblici", "raccato dalla strada", "si è addormenta"). In un testo che fa dell'imperfezione biologica il proprio tema si potrebbe quasi difendere tali nei come coerenti, ma sarebbe un'indulgenza di troppo, e vanno visti per quello che sono. Più complicato il discorso relativo alla struttura, che è quasi punk nel suo rifiutare alcune convenzioni letterarie un po’ stancanti: la scelta di replicare in eterno lo stesso schema (frammento datato, discesa nella D-7, ritorno a "lei" nel letto) genera una claustrofobia deliberata ed efficace, ma prima che il finale rimetta a fuoco tutto arriva a fiaccare un po’ il lettore: si tratta di un effetto desiderato? E quanto? Non sta a noi dirlo. L’ipotetico editor avrebbe fatto rivedere questa struttura all’autore? Forse sì, forse no; forse sarebbe stato un bene, forse no.
Sicuramente, l’editing mancante non avrebbe intaccato il nucleo sentimentale della storia, che è presente ed è più tenero di quanto la patina di sostanze organiche lasci intendere. Sotto la carne marcescente, quasi nascosto, batte un cuore disperato: l'unico ancoraggio del narratore è "lei", l'unica cosa/persona/entità la cui esistenza fa svanire per un istante il Vuoto e il Petrolio, e proprio per questo l'unica che egli non può permettersi di amare senza pagarne dazio.
D-7 non è un capolavoro, ed è troppo irregolare e troppo compiaciuto del proprio nichilismo per esserlo, ma è costruito attorno a un'idea forte, a una voce riconoscibile e ad almeno tre o quattro frammenti memorabili. Chi cerca la consolazione ha sbagliato porta (e Zapffe ce lo ricorda fin da subito); chi cerca un libro che lasci addosso l'odore del catrame per qualche giorno, entri pure: ma non si stupisca se, chiudendolo, controllerà il proprio indice sinistro.
Voto: 6,5
[Arturo Caissut]
Incipit
Le 20:30 di giovedì 11 marzo. Siamo in quindici seduti al tavolo. Amici, zie, cugine e cugini, la mia ragazza, mia sorella, papà e mamma, nonna e nonno. Parliamo liberamente anche se con un leggero imbarazzo, non eravamo riuniti per cenare assieme da almeno dieci anni. A parte i miei affetti più cari, gli altri sono solo assenze essenze sbiadite, fotogrammi di visi che confonderei facilmente, che passano come l’acqua del rubinetto che scorre attraversando le tubature e sparisce oltre la piletta insieme ai residui del pasto appena consumato
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