Come una formica rossa in una goccia d'acqua

di Duilio Scalici - pagine 112 - euro 15,00 - Giulio Perrone Editore

Limbo (dal lat. Limbus “lembo) - La parola designa il luogo e lo stato in cui - secondo la teologia cattolica - si trovano dopo la vita coloro che sono morti col debito del solo peccato originale. Est. Essere in uno stato di sospensione (Treccani).

Quale nome migliore si potrebbe attribuire al protagonista di questo romanzo breve? Limbo, sorta di angelo della morte, ha ricevuto dallo Stato un incarico assolutamente fondamentale: a lui tocca comunicare alle persone che il “momento” è giunto. La differenza consiste nel fatto che il suo onorevole compito è quello di porre fine ad un’esistenza nel limbo.
Limbo. Questa è la realtà, la società in cui vivono i personaggi del romanzo. Un mondo in cui lo Stato - come il Grande Fratello di orwelliana memoria - sa tutto, conosce tutti, pianifica tutto: “Non si può morire per casualità o per errore, perché casualità ed errore non esistono”. E se un imprevisto accade, la cosa migliore è quella di catalogarlo come un assurdo, piccolo errore di calcolo, da dimenticare il prima possibile, per evitare di creare un precedente pericoloso.
Il compito di Limbo dunque, a lui comunicato fin dal compimento dei 10 anni, è quello di spuntare ogni giorno, nome dopo nome, l’elenco delle persone la cui esistenza è giunta al termine. Le va a trovare a casa, le informa delicatamente, scambia con loro qualche chiacchiera amichevole, facendo poi scegliere il modo in cui preferiscono andarsene. Nessuna paura, nessun cordoglio: la morte di ciascuno è pianificata, come qualsiasi altra cosa.
Tutto scorre lungo binari predefiniti, secondo una banale routine quotidiana, che potrebbe anche appartenere a una rassicurante normalità - ogni mattina caffè al bar con tre cucchiaini di zucchero, il lavoro, i rituali del rientro serale, la cena, la televisione, la sveglia per l’indomani - se non fosse che qui la routine è tale perché così deve essere.
Tuttavia, questa armonia distopica si infrange all’improvviso in una qualunque mattinata ordinaria: mentre Limbo ordina il suo solito caffè fa la conoscenza di Bianca, giovane e bella, che ha rifiutato l’avvenire deciso per lei dallo Stato e che va alla ricerca di una sua strada. Da questo momento, la sicura perfezione del mondo di Limbo inizia a sgretolarsi. E non è certamente casuale il successivo incontro con la bizzarra signora Romero: più facile crederla pazza perché parla con le bambole, forse, che dover riflettere sulle sue chiare parole “Ma vi rendete conto che non siamo più liberi di essere noi stessi? Ci vogliono tutti uguali, tutti contenti, tutti perfetti. Ma io sono felice di essere come sono, difettosa, strana, come volete voi, ma sono io e non voglio essere nessun altro. E voi? L’avete deciso voi chi essere, che lavoro fare, cosa pensare?”.
Il crollo delle certezze diventa inesorabile, Limbo comincia ad essere trascurato sul lavoro, a provare rammarico quando deve comunicare l’imminente dipartita, a non attendere che la persona assuma o metta in pratica il metodo scelto per morire. Le certezze incrollabili non esistono più, Limbo ha iniziato a pensare, si sente smarrito, esposto “come una formica rossa in una goccia d’acqua”.

La società descritta da Scalici sembra perfetta. Tutto è ordinato, anzi pre-ordinato, accuratamente pianificato dal momento del concepimento a quello della morte. Agli uomini è tolta ogni preoccupazione, compresa quella di pensare. Ma anche la macchina più perfetta viene abilmente messa in crisi dal più semplice, dal più banale, dal più comune dei sentimenti: l’amore. E quando l’uomo inizia a pensare inizia anche a mettere in discussione tutte le certezze. In questa società così rigorosa, solo i pazzi hanno una chiara visione di cosa sia veramente la felicità: la libertà di poter pensare, di poter decidere una piccola cosa, fosse anche la quantità di zucchero da mettere o non mettere nel proprio caffè.
Questo romanzo, anche se breve, porta a riflettere sull’omologazione del mondo contemporaneo, su una globalizzazione che la maggior parte degli uomini vive senza nemmeno esserne consapevole. Perché occorre coraggio per essere una voce fuori dal coro, per uscire da uno schema comodo e rassicurante per affermare il proprio “io”. Per questo il romanzo di Scalici è dedicato “A chi sa essere se stesso”.
Voto: 8
[Sarah Biandrati]

Incipit
Qui si sa tutto. Si sa, ad esempio, che le nuvole sono enormi e lontanissime mongolfiere che rilasciano serotonina per il benessere della popolazione, che la neve è granita al limone, si sa che legando un gatto a una fetta di pane con la marmellata e lasciandolo cadere rimarrà sospeso a vita, si sa che non si può ingrassare mangiando di nascosto. Si sa, anche, che dopo la morte non c’è il paradiso, solo il buio. Questo, essendo cosa certa, ha soffocato l’ansia dell’aldilà - se qualcuno avesse mai avuto bisogno di certezze. Sì, lo sanno tutti: quando si muore si diventa concime per le piante, ma questo per alcuni è un bene, poiché in qualche modo rimane viva la possibilità di rinascere come bellissimi fiori.



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