L'aurora di una nuova vita

di Enrico Maria Calà - pagine 84 - euro 0,99 - ebook

Il romanzo breve di Enrico Maria Calà è un gioiellino di introspezione psicologica e di descrizioni che calano totalmente il lettore nella vicenda, negli ambienti e nella mente di Federico, il protagonista.
Nella prefazione facciamo la conoscenza del protagonista, che nel momento in cui scrive questo memoriale si trova ricoverato in una clinica: le sue affermazioni in merito al fatto di non provare alcun senso di colpa per quanto ha fatto, ma di preferire comunque interpretare il ruolo del “malato”, nonché il riferimento ad un misterioso rituale con il quale vorrebbe celare le pagine da lui scritte affinché non siano ritrovate, potrebbero facilmente portare a pensare che quanto stiamo per leggere altro non sia che il frutto di un delirio.
Federico, insegnante trentasettenne, single, conduce un’esistenza tranquilla, di totale normalità, fino alla fatidica estate che fa da scenario agli eventi narrati. Dapprima l’incontro con Giovanni, vecchio amico e compagno di università, inizia a fornire toni cupi alla situazione, perché da alcuni particolari, che Federico registra inconsciamente e sui quali riflette solo successivamente, si è portati a chiedersi se Giovanni sia veramente Giovanni. Successivamente la telefonata di una “misteriosa” Laura, in realtà non tanto misteriosa, poiché – sia pure a fatica – Federico rammenta di avere avuto una breve storia con lei alcuni mesi prima, e il conseguente incontro, con la fatale rivelazione di Laura in merito all’attesa di un bambino e alla sua certezza che si tratti del figlio di Federico.
Da questo momento la realtà in cui vive Federico si sgretola progressivamente. I paesaggi, gli ambienti, i percorsi, gli oggetti reali, sempre descritti con minuzia di particolari, acquisiscono sempre più sfumature oniriche e deliranti. Federico non riesce a distinguere tra realtà e sogno, crede di vedere, ma non ne è sicuro, non ha più alcuna certezza nemmeno in merito ai suoi pensieri e alle sue reazioni, al punto che dice esattamente il contrario di quello che pensa.
La spirale di delirio e di follia si aggrava con la comparsa di un’entità misteriosa, un satiro, un “compagno di Dioniso”, che appare a Federico in maniera fugace dietro a una finestra oscurata, nel riflesso dello specchio, su una piastrella, nello specchietto retrovisore della macchina e, infine, appoggiato al tronco di un albero. Ed è proprio quest’ultima apparizione a spingere Federico alla tragica decisione finale.
Gli eventi si svolgono in una sorta di circolarità, dalla prefazione che si svolge nel momento presente si passa al racconto degli eventi della strana estate dei 37 anni di Federico – periodo che ormai appartiene al passato – per poi chiudersi sul finale, che ci riporta al tempo immediatamente precedente quello della prefazione.

In poco più di 80 pagine dunque l’autore riesce a creare un mondo assolutamente reale, ma dai contorni assai sfumati. Le descrizioni dell’appartamento di Federico, del ristorante, del piccolo borgo di pescatori, della “stanza segreta” dell’amico Mario sono quanto di più reale si possa trovare, tanto che si ha l’impressione di vedere con i propri occhi quanto ci viene descritto. Al tempo stesso è impossibile comprendere se la realtà che vediamo attraverso gli occhi del protagonista sia vera o se sia filtrata attraverso la sua mente, poiché sul più bello essa è attraversata da elementi onirici, magici, che portano anche il lettore a dubitare che ciò che vede sia reale.
Quello che è certo è che, sebbene il racconto abbia una precisa conclusione, questa non è assolutamente chiarificatrice. Non sapremo quindi se Federico è sano di mente oppure in preda a deliri di pazzia. E, cosa altrettanto evidente, questo breve romanzo mi fa desiderare che ci sia un seguito, per poter finalmente dare una risposta a tutte le mie domande!
Bravo Calà!
Voto: 9
[Sarah Biandrati]

Incipit
Luglio giungeva ormai alla fine e, da quando l’estate era iniziata, non avevo ancora provato il minimo desiderio di andarmene in spiaggia. Mi mancava in quell’ennesima stagione estiva, la trentasettesima della mia vita, la preponderante voglia di spassarmela. Dal mio animo non sembrava più irradiarsi quella fiducia indefettibile, quell’ingenua idea tutta adolescenziale, che ogni cosa fosse posticipabile. Preferivo vagare nel centro abitato alla ricerca di luoghi di frescura, evitando di barricarmi in bar e shops vari dotati di condizionatori d’aria; tuttora detesto questo modo artefatto di produrre refrigerio, non confrontabile affatto con la premurosa arietta naturale che temporaneamente spezza l’arsura estiva.



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