A mamma non piace

di Gianluca Gemelli - pagine 171 - euro 8,50

I libri autopubblicati sono giudicati spesso, e non a torto, lavori di qualità inferiore rispetto a quelli che hanno una casa editrice alle loro spalle, specie se chi li pubblica non è un autore già noto nel panorama letterario. Il self publishing ha aperto un mare di possibilità a tutti, col risultato che, se la platea si è allargata, il valore dei libri prodotti è spesso andato a farsi friggere. Ovviamente questa riflessione va considerata con le duvute eccezioni, e A mamma non piace ne rappresenta una.
Cercherò di essere sincera: la copertina di questo breve romanzo dell’autore Gianluca Gemelli non è per niente accattivante, e ancora meno lo è il booktrailer presente su youtube ma, disastrose stategia di marketing a parte, le 171 pagine di questa grottesca storia horror scorrono che è una meraviglia.
La protagonista è Alina, giovane donna che, partita dalla Bielorussia per trovare un riscatto e fuggire dalla povertà, giunge in Italia piena di voglia di lavorare e di costruirsi un futuro... anche a costo di svolgere un lavoro decisamente fuori dal comune. La nostra protagonista si troverà a fronteggiare enigmi, misteri, ma anche paura e ribrezzo, il tutto costantemente accompagnato da un sottile senso del comico che in più di un caso porta a sorridere il lettore e a sperare che la protagonista non finisca nell’ennesimo guaio!
La storia che incuriosisce sempre di più, pagina dopo pagina, è ben raccontata e molto ben dosata, i momenti divertenti si alternano alla sottile tensione che viene tattenuta e rilasciata al momento giusto. Motivazioni convincenti e un finale non scontato rendono questo libro una lettura molto piacevole.

Il romanzo, godibile, leggero eppure mai banale si legge molto facilmente, soprattutto per la forma dialogica che l’autore ha deciso di privilegiare rispetto a quella narrativa e descrittiva, contribuendo così a portare il lettore direttamente nella storia, facendogli vivere le vicende molto da vicino.
Ma se il dialogo si rivela il punto di forza del romanzo, perché lo rende estremamente scorrevole, diventa in parte anche quello di debolezza poiché i personaggi, sebbene di estrazione sociale o di nazionalità diversa, parlano tutti nello stesso modo. E se il dialogo è uno dei mezzi per caratterizzare il personaggio, ecco che, per questo motivo, in questa storia risultano tutti un po’ piatti e con scarso spessore psicologico. Forse suggerirei di lavorare un po’ di più su questo (unico) neo che ho riscontrato nel libro, perché sono convinta che ne valga la pena.
Un romanzo al quale auguro di trovare un editore e la giusta collocazione nel mercato. Consigliato.
Voto: 7,5

Incipit
Il cicalino della porta a vetri suona il suo jingle. L'omone seduto alla cassa si gira e sorride alla donna che sta entrando nel locale.
- Ehi! Ciao, Lina!
Lei risponde al saluto con un cenno. Lui riprende a parlare di calcio con il giovane barista. Alina si toglie in fretta cappotto e sciarpa, e li appende al gancio.

Carmen Cirigliano vive e insegna italiano e storia in provincia di Matera. Fondatrice dell’associazione culturale Laboratorio Inchiostro Nero, volta alla promozione della cultura di genere horror, fantastica e thriller-noir, collabora a svariati progetti che ruotano intorno all’arte e alla scrittura nera. Ha pubblicato Ombre, raccolta di racconti horror e La Notte del B®uco, romanzo thriller, entrambi scritti a quattro mani col suo compagno. Regista di spettacoli di teatro sperimentale e cinema ha diretto diversi cortometraggi tra i quali “Il segreto di Kaspar Kohl” e “Tesqua”, tratti dai suoi racconti. Nel tempo libero si diletta di illustrazione e costruzione di pupazzi e burattini.



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