Anaconda

Regia: Luis Llosa
Cast: Jennifer Lopez, Ice Cube, Jon Voight, Eric Stoltz, Jonathan Hyde, Kari Wührer, Owen Wilson, Vincent Castellanos, Danny Trejo
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Perù, Brasile
Anno: 1997
Durata: 86 minuti

Trama

Lungo il Rio delle Amazzoni un bracconiere con la sua barca viene attaccato da una mostruosa e gigantesca anaconda. Cerca di fuggire ma viene inseguito e una volta con le spalle al muro decide di spararsi alla tempia. Poco distante una troupe televisiva sta navigando con un battello alla ricerca di un’antica popolazione indigena su cui girare un documentario. Nel tragitto la troupe s’imbatte in un misterioso personaggio, Paul Sarone, cacciatore di serpenti dal passato oscuro, che sale a bordo aggregandosi all’equipaggio. Poco dopo aver ripreso la navigazione Sarone scopre le carte confessando l’intenzione di catturare un’enorme anaconda viva per ricavarci un mucchio di denaro. Si tratta di un leggendario esemplare di 12 metri, autentico killer. Serone persegue il proprio obbiettivo e con comportamenti duri e violenti prende facilmente il sopravvento sull’equipaggio e la guida della barca. La navigazione continua e il mostruoso serpente non si farà attendere.

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Recensione

Si tratta di una pellicola del 1997 diretta da Luis Llosa, con una produzione statunitense, peruviana e brasiliana – dopotutto il Rio delle Amazzoni attraversa tutti e tre gli Stati. Ci saranno anche 3 sequel, come spesso accade quando i protagonisti sono animali marini (vedi ad es. Lo Squalo). L’idea e la sceneggiatura sono interessanti, ambientare quasi tutta la vicenda lungo il portentoso Rio delle Amazzoni era coraggioso, con un cast tra l’altro di grande impatto: la star Jennifer Lopez (la regista Terri), Ice Cube (Danny) come camaraman, ed Owen Wilson (Gary) nei panni del tecnico del suono, solo per citare i principali, poi dopo una prolungata introduzione irrompe il serpente affamato a rubare la scena (l’anaconda, a differenza di altri serpenti velenosi che mordono, stritola prima la preda per poi ingerirla intera).

Ne gli Squali era più semplice camuffare lo squalo meccanico di cui si vedeva soltanto la pinna e solo raramente il muso, mentre qui, fuori dall’acqua, bisognava mostrare tutto l’animale coi suoi movimenti, e in effetti la resa è più fumettistica e d’animazione che drammatica. A momenti le mirabolanti traiettorie del serpente lo avvicinano quasi a un drago preistorico ed anche quando gli umani vengono stritolati c’è comunque tanta ironia. Intrattenimento puro, action e suspance come deve essere, con il sudamerica più selvaggio sullo sfondo. E Jon Voight? Cosa fa Paul Serone?
Con tanta autoironia Voight si comporta come un veterano di guerra scorbutico e inavvicinabile, un’isola a sé, animando e motivando la vicenda dal principio alla fine. Quasi sempre comprimario di lusso, “Un tranquillo week-end di paura” del ‘72, “A 30 secondi dalla fine” del 1985, un faccendiere invisibile della mala che dispensa consigli a Robert De Niro in “Heat: la sfida”, politico corrotto in Nemico Pubblico” del ‘98, poliziotto decano in “Pride and glory” del 2008, “Spia sopraffina e traditore in Mission: impossible” del ‘96. Raramente protagonista: giusto l’indimenticabile cowboy gigolò Joe Buck del 1969 (Un uomo da marciapiede), il reduce del vietnam del 1978 (Tornando a casa), il pugile campione di Zeffirelli del ‘79. Eppure, eppure tutti sanno che Voight aveva immense potenzialità non sfruttate, dal tenero romantico al cattivo iroso ed emarginato, dal ricco facoltoso al barbone di strada, dal lucido ragioniere al violento caratteriale, dal sottile calcolatore al cinico egoista. Ebbene in Anaconda vediamo soprattutto il suo registro più istintivo e primordiale, ma anche vendicativo, rancoroso e amorale, e non è poco! Oscurando grandi attori in ascesa (Ice Cube e Owen Wilson) assai più giovani, a circa 60 anni Voight impreziosisce il film con una prestazione scintillante che da sola vale il prezzo del biglietto. Ci sembra di rivedere Oscar "Manny" Mannheimer, il detenuto fegataccio di “A 30 secondi dalla fine”, con quel ghigno e quella grinta incrollabile, come se non ci fosse un domani, senza facili manierismi o messaggi di alcun genere da lanciare, solo contro tutti con l’unico destino di sconfitta, come del resto tutti noi.
In conclusione Anaconda va visto da chi ama l’intrattenimento puro, da chi vuole rilassare il cervello per un po', dimenticarsi l’ufficio, e da chi non conosce l’attore Jon Voight per farsi almeno un’idea di quanto fosse bravo ed efficace, una delle facce più tipiche di Hollywood dalla fine degli anni ‘60 fino ai nostri giorni.
Voto: 6,5

Claudio Bacchi è nato il 04-12-1970 a Foligno (PG) ed ha sempre avuto una grande passione per la scrittura, coltivata come profondo interesse e non come occupazione principale. Laureato in Scienze Politiche, nel corso degli anni ha pubblicato numerose recensioni cinematografiche su vari siti web di settore e collaborato con la rivista "C'Era 2000" per brevi racconti. Nel 2000 pubblica il romanzo giovanilista "Pursauenghi poi bang", con la casa editrice Laurum, e in seguito fa stampare alcune centinaia di copie dell'altro romanzo "Salvala guitar", nel 2017. E' un grande appassionato di cinema, animalista e vegetariano.



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