Natale a Holzenasche

Non mi sorprende che in questo giorno di attesa ti abbiano inviato da me, straniero, le strade del paese sono vuote e la mia è l’unica bottega aperta. Da molto tempo non giungevano viandanti a Holzenasche, e non li biasimo, questo paese non ha certo la fama di essere uno dei più ospitali della Sassonia, ma non turbarti, non ripeteremo gli errori di cui ancora paghiamo lo scotto. Io stesso ho saldato parte del mio tributo, questa notte, infatti, saranno quattro anni esatti che mio figlio è morto e che la mia donna s'è suicidata. Non mi è rimasta che la mia arte, ma chiunque abbia ancora una famiglia sa che è bene passare questo giorno maledetto con i propri cari. A me invece tocca il compito più infame, puoi tuttavia ben vedere che ho puntualmente svolto il mio lavoro e la mia opera è quasi pronta; mancano solo gli ultimi colpi di pialla e l’incisione del nome, ma per quella si dovrà attendere sino a stanotte. La data posso scalfirla sin da adesso: è quella di oggi, 24 Dicembre 1598. Sono due giorni che liscio queste tavole di frassino, bianche come sarebbe dovuta essere l’anima della creatura che abiterà questa piccola bara, ma che in realtà è contaminata da un’infamia più sacrilega del peccato originale, un marchio col quale nascono tutti gli abitanti di questo villaggio e che nessun sacramento può lavar via. Il sole sta già tramontando e poi sarà la notte che precede il Santo Natale; anche quest’anno sono riuscito a terminare in tempo la mia opera ma non mi sarà concesso molto tempo per ornarla, poiché stanotte stessa diverrà la dimora di uno dei nostri bambini. Nessuno sa in anticipo a quale famiglia toccherà la funesta sorte, i nostri pargoli sono tutti sani e giocosi, ma al calar delle tenebre uno di loro improvvisamente si accascerà al suolo e smetterà di respirare. Questa è la medesima sorte che è toccata a mio figlio.

È con questo spirito che ci si prepara al Natale a Holzenasche. Da quando ho memoria ricordo che nei giorni di ogni vigilia mio padre non andava a lavoro e mia madre cucinava le mie pietanze preferite, poi all’imbrunire lei si metteva a singhiozzare e mi stringeva forte, ma non ne capivo il motivo. In realtà anch’io ero triste perché pur non rendendomi conto che sarei potuto morire, sapevo che avrei dovuto piangere la perdita di un compagno di giochi. Il tempo delle lacrime, però, qui a Holzenasche non può durare a lungo: i nostri morti si decompongono molto più in fretta dei cadaveri delle bestie e bisogna fare presto a seppellirli, è sufficiente una giornata affinché non rimanga nulla delle carni. È per tale ragione che ogni Natale nel nostro paese si celebra un funerale. So che nonostante possa giurarti che questi eventi si siano ripetuti con infallibile regolarità anno dopo anno tu potresti pensare che si tratti solo di leggende o di casualità, ma non è così. Se, come hai detto, prolungherai per qualche giorno la tua permanenza a Holzenasche vedrai che questa notte, appena il bambino prescelto sarà trapassato, le pigne degli abeti si coloreranno di un rosso vivido che illuminerà la notte più delle lucciole e delle stelle. Quando poi verrà richiusa la fossa dove sarà stato calato il feretro, il suolo inizierà a tremare e sembrerà che l’intero paese debba essere inghiottito nelle profondità della terra; suoni grotteschi permeeranno il camposanto, e dai boschi giungeranno sibili e stridii che le donne giurano rassomigliare alle risate dei loro bambini perduti. Ed è allora che avverrà il prodigio più grande: ai piedi degli abeti fregiati dalle brillanti pigne si paleseranno scatole di legno impreziosite da nastri di seta. Ognuno di quei contenitori conterrà balocchi scolpiti nel legno: figure di cavalli, di buoi, di capanne e di soldati, le cui pulcherrime fatture fanno pensare all’opera di un ebanista la cui virtù non è di questo mondo. Più volte ho provato a emulare tali opere sbocciate dal sottosuolo, ma non sono mai riuscito ad avvicinarmi alla perfezione di quegli intagli.
Vedi le sculture disposte sullo scaffale innanzi a te? Quelle sono le opere di cui ti ho parlato, ne ho conservate alcune per carpirne i segreti, ma non ho mai compreso quali strumenti possano essere stati usati nella loro forgiatura perché non sembrano scolpiti. Osserva quel soldato, il terrore impresso nel suo volto, la contrazione di tutti i suoi muscoli, gli occhi che sembrano supplicarci aiuto: è come se la sua essenza umana fosse stata catturata e intrappolata nel legno d’abete. Non v’è dubbio che codesti oggetti siano stati creati nelle infime viscere dell’inferno e per tale ragione, negli anni addietro, i nostri padri hanno bruciato o riseppellito più in profondità che potevano questi manufatti, nella speranza che mostrando il nostro disinteresse verso i doni di Satana potessimo ricevere il perdono divino, ma di anno in anno i nostri figli avevano continuato a morire e i doni a ripresentarsi appena terminate le loro esequie. Da due lustri abbiamo quindi permesso ai bambini superstiti, nel giorno del Santo Natale, di recarsi alla ricerca di questi doni e di dilettarsi coi balocchi che vi trovano all’interno; il brillare degli abeti indica loro la via attraverso i boschi. Abbiamo considerato che così facendo non avrebbero più temuto il Natale e, difatti, hanno iniziato ad attenderlo con trepidazione. Non sappiamo con quale criterio Satana scelga tra i nostri piccoli, ma in fin dei conti non ha neanche molta importanza: siamo tutti dannati ed è solo una questione di tempo, tutti coloro che hanno avuto la sventura di nascere a Holzenasche bruceranno nel falò degli inferi.
Ripeto, non è solo una supposizione, esistono prove tangibili della nostra dannazione: è un fatto noto che i terremoti si ripetono ogni volta che seppelliamo uno dei nostri morti, quindi, sebbene sia sacrilego, abbiamo tentato di riesumare le salme dei sepolti per cercarne spiegazione, ma non abbiamo mai ritrovato alcuna bara. Il sottosuolo del nostro cimitero è deserto, i nostri morti sono prelevati da Satana in persona o dai suoi servi così che non possano risorgere nel giorno che Dio ha prefissato per il Giudizio Universale, poiché tutti noi abbiamo già ottenuto il nostro verdetto: colpevoli. “Le colpe dei padri ricadranno sui figli”: era espresso in maniera così chiara nella Bibbia, ma i nostri padri seguivano gli scritti del monaco noto col nome di Lutero e si erano convinti che bastasse la sola fede per salvarli. Essi - che siano maledetti - si spinsero oltre a quanto il monaco aveva professato e piuttosto che interpretare le scritture, le ignorarono del tutto e nel villaggio si radicarono le peggiori perversioni e blasfemie, tanto che divenne meta di chiunque, in tutta la Sassonia, avesse avuto voglia di trasgredire alle leggi umane e a quelle divine. Quando giunsero a Holzenasche alcuni emissari inviati direttamente da Papa Leone X al fine di far rinsavire i nostri avi dalla loro eresia, gli anziani del paese aspettarono che questi prendessero alloggio alla locanda, poi si ritrovarono di notte in una riunione segreta. Come un'unica mente essi votarono per la loro uccisione e come un unico corpo l’intero paese partecipò all’occultazione dei cadaveri, che vennero fatti a pezzi e serviti come cibo ai porci. Era la vigilia del Natale del 1520 e da quello stesso giorno hanno iniziato a palesarsi i fenomeni demoniaci di cui ti ho parlato. Da allora non sono stati in pochi coloro che hanno cercato salvezza e redenzione fuggendo dal villaggio, ma chiunque di noi si addentra per più di qualche miglia nei boschi perisce inspiegabilmente e le sue carni vengono rapidamente consumate dai vermi. Siamo come prigionieri in attesa del patibolo, condannati fin dalla nascita.
In verità crediamo di appartenere ormai a Satana, il quale ci considera suoi figli, dunque pensiamo che così come a Natale si celebra la nascita del figlio di Dio tra gli uomini, alla stessa maniera anche all’inferno si festeggi qualcosa di simile e Satana richiami a sé uno dei suoi pargoli per farlo rinascere negli inferi, ma per non farci pensare che nutra preferenze elargisce regali al resto della sua prole.
Ascolta! Senti queste urla di donna? Anche quest’anno il prodigio demoniaco si è compiuto e un pargolo è morto. Tra poco sentirai le grida di gioia delle altre madri che potranno continuare ad abbracciare i propri figli per almeno un altro anno. Affacciati alla finestra, guarda verso i boschi, vedi quelle luci rosse intermittenti? Non sono torce, ma le pigne degli abeti, mosse dal vento, che hanno iniziato a brillare per quella che ormai è la tradizione di Natale qui a Holzenasche. Gentile viandante, t’inviterei a restare, ma a breve riceverò la visita dei parenti del piccolo defunto e penso sarebbe molto penoso per te assistervi. Debbo dunque congedarti, ma ti rivolgo una preghiera: regalaci l’oblio, non raccontare a nessuno di quanto ti ho narrato e di ciò che domani vedrai coi tuoi stessi occhi. Il male solletica la volontà degli uomini, mina le loro certezze e il suo seme attecchisce velocemente: non voglio, dunque, che possa diffondersi la diabolica usanza di ricevere per Natale doni infiocchettati sotto sfavillanti alberi d’abete.

Michele Protopapas

Sono Michele Protopapas mi dedico ormai da molti anni alla scrittura, ho pubblicato tre libri e mi diletto partecipando a concorsi letterari per racconti brevi. Ho già collaborato con scheletri.com facendo da giudice in alcune edizioni di 300 parole per un incubo e sponsorizzandolo col mio libro (I racconti del Behcet).
Questi i principali risultati che ho ottenuto nel 2016:
2° Al “Festival letterario Città di Livorno 2016” col racconto “Oggetti” (genere fantastico-horror).
1° al “Lucca Underground Festival 2016” col racconto “Natale a Holzenasche” (genere horror).
1° al “Terni Horror Fest” col racconto “Natale a Holzenasche” (genere horror).
Vincitore ex aequo al concorso “In cento righe” col racconto “Come una pianta radicata al suolo” (horror).



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