Volevo solo arrivare al tuo cuore

Paola riappese la cornetta e si sedette sul divano. Si prese il viso tra le mani e scoppiò in un pianto disperato, convulso. Scossa dai singhiozzi ripeteva a se stessa che non ce l'avrebbe fatta ad andare avanti, che non poteva vivere senza di lui. Nella sua testa, le parole che Mauro le aveva detto poco prima si ripetevano all'infinito.
"Mi dispiace, credimi, ma non provo quello che provi tu. Possiamo essere buoni amici se vuoi, ma niente di più ".
Paola smise per un attimo di piangere e si alzò dal divano. Si diresse in bagno, accese la luce e si mise di fronte allo specchio. Non aveva un fisico da modella ma era carina nell'insieme con un viso grazioso e lunghi capelli di un colore biondo scuro, simile al miele. I suoi naturali erano castani ma lei preferiva tingerli. Il suo viso era pallido in quel momento, gli occhi arrossati e macchiati di nero... le lacrime avevano sciolto il trucco, quel trucco che si era fatta mezz'ora prima di telefonare a Mauro.
Era dolce con lei e lei si illudeva, ogni volta, di poterlo conquistare. Ma erano ormai due anni che si conoscevano e Mauro, di lei, non si era mai innamorato. Nei momenti tristi lei si rannicchiava nel suo letto a guardare le sue foto e a rivivere, mentalmente, quello che aveva vissuto con lui. La aveva avvicinata, corteggiata, amata per una notte. Poi tutto era finito... per lui. Per lei no.

Aveva come un fuoco dentro, lo amava da morire, lo desiderava ogni notte, gli scriveva lettere, messaggi. Si illudeva, si ingegnava per fargli regali originali, voleva stupirlo, coinvolgerlo, mostrargli quanto amore aveva da dare. Lei era speciale e sapeva di esserlo. Lui, la considerava una tenera ragazzina infatuata. Forse quei tredici anni di differenza tra i due lo facevano sentire in diritto di sminuire i sentimenti di lei. E' giovane, deve crescere, maturare, le passerà.
Paola andò a dormire. Si addormentò pensando a lui, come faceva ormai da tanto tempo...
Anche lui andò a letto... in compagnia di una donna e senza essere minimamente sfiorato dal pensiero di lei.
La mattina seguente Paola si svegliò presto. Aveva dormito poco e male, tormentata da incubi di ogni genere. Si alzò e andò in cucina a prepararsi la colazione. Cinque minuti dopo, il suo caffè era pronto e l'odore aveva invaso l'ambiente in modo assai piacevole.
Paola era calma. Molto calma. Aveva l'incredibile capacità di non arrendersi mai...
Andò in bagno, si spogliò ed entrò nella vasca piena di schiuma. Stette un bel pò ferma, con gli occhi chiusi a pensare. "Deve pur esserci un modo per arrivare al suo cuore... ".
Venti minuti dopo uscì dall'acqua, si asciugò, scelse dall'armadio un paio di jeans a vita bassa e una magliettina scollata. Si mise davanti allo specchio e notò che, nonostante i fianchi un pò abbondanti, era una bella ragazza. Si truccò il viso, prese la borsa e uscì.
Salì sulla sua Smart rossa. Era decisa.
Sì, sarebbe andata da lui, gli avrebbe dichiarato per l'ennesima volta il suo amore.
Arrivò sotto casa di Mauro, parcheggiò e spense il motore. Rimase seduta in silenzio per un pò. Tirò fuori dalla borsa lo specchietto e si passò lentamente il rossetto sulle labbra. OK. Tirò un bel sospiro e scese.
Mauro abitava al terzo piano ma lei preferì andare a piedi, era troppo agitata per aspettare l'ascensore.
Giunse davanti alla sua porta. Dio, quanto avrebbe voluto vivere lì con lui...
"Arrivo!!" rispose Mauro quando sentì suonare.
La porta si aprì e lei lo vide. Dovevi essersi alzato da poco... aveva i capelli in disordine e indossava solo un accappatoio.
"Ciao, che ci fai qui? " le disse.
"Beh, spero di non disturbarti, io ti volevo solo parlare... posso entrare? "
"Vedi, mi piacerebbe, ma devo ancora vestirmi, sono in ritardo e... "
Amore vieni, il tuo caffè è pronto!
Un attimo di silenzio. Lei lo guardò, lui abbassò lo sguardo poi disse:
"Mi dispiace, non volevo dirtelo per non farti soffrire ma io e Laura viviamo insieme da un mese ormai, insomma, mi capisci vero?"
Quella voce femminile, all'improvviso era stata come un colpo di pistola per lei. Voleva scappare, andarsene, non vederlo più, ma non riusciva a muoversi. Era come impietrita. A malapena respirava.
"Ascolta " disse Mauro "io ti voglio bene, lo sai, ma te l'ho sempre detto che tra noi non poteva esserci altro. Non voglio farti soffrire, ci tengo a te, credimi, io..."
"Tu, sei un bastardo!! " urlò lei tra le lacrime.
"Calmati, non fare così..."
"No, io non mi calmo! Me ne vado, ci sei riuscito a farmi a pezzi del tutto, ce l'hai fatta a togliermi di mezzo, vero brutto stronzo? E io che ti amavo, e io che mi sarei uccisa per te..."
"Adesso non dire sciocchezze!"
"Certo, perchè che avresti fatto in quel caso? Avresti pianto? Mi avresti portato i fiori al cimitero? O ti saresti finalmente liberato di un peso?"
"Adesso sei ingiusta!"
Lei si calmò improvvisamente e con voce bassa disse:
"No, non io. E' la vita che è ingiusta... sono sempre le persone più sensibili che pagano. Me ne vado, ti lascio in pace, va a prendere il caffè con la tua puttana!".
Se ne andò.
Lui rimase per un attimo sulla porta. Si passò la mano tra i capelli. Era dispiaciuto, le voleva bene. Ma di la c'era la sua Laura, il suo amore... tornò dentro e chiuse la porta.
Paola salì in macchina, chiuse lo sportello e pianse. Pianse disperatamente per un bel pò. Aprì il finestrino e guardò in alto, verso la finestra di lui... se lo immaginava mentre abbracciava Laura, mentre le diceva che la amava, mentre faceva l'amore con lei... scosse la testa con rabbia, come per allontanare quel pensiero che la feriva in modo atroce. Il suo amore tra le braccia di un'altra... accese il motore e partì.
Una volta a casa, si sedette e si guardò intorno. Prese la foto di Mauro, se la strinse al cuore e andò verso il bagno. Aveva un terribile mal di testa. Frugò nell'armadietto e all'improvviso sentì un dolore acuto alla mano...
"Merda, ma che... ". Una lametta. Aveva accidentalmente stretto tra le dita una lametta.
Di colpo si fermò a guardarla... un piccolo pezzo di metallo. Il sangue le usciva dal pollice e dal medio ma non le importava. Aveva capito. Non aveva altra scelta...
"Ti amo, ti amerò sempre, avrei tanto voluto essere amata da te, avrei tanto desiderato arrivare al tuo cuore..." poi, sui suoi pensieri, calò il buio. Il sangue usciva dalle ferite sui polsi e piano piano si portava via la sua vita. Poco dopo, i suoi occhi fissavano nel vuoto. Se n'era andata.
Squillò il telefono a casa di Mauro. Rispose Laura. "E' per te amore".
"Sì?" disse lui.
"Ciao, sono Lisa, ti ricordi di me?"
"Certo, l'amica di Paola! Dimmi pure!"
"E' successa una cosa terribile..."
"Cosa?"
"Paola è morta. Si è tagliata le vene."
Mauro si senti mancare, le gambe gli tremarono.
"Mio Dio... non riesco a crederci... lei... ma perchè mio Dio, ma come..."
"C'era una tua foto lì vicino a lei, insomma, io credo che l'abbia fatto perchè..."
"Lo so, mi dispiace, io non pensavo che lei potesse..."
"E invece l'ha fatto. Ti saluto."
Lisa riattaccò. Era la migliore amica di Paola e in quel momento odiava Mauro con tutta se stessa.
Mauro non andò al suo funerale. Non ne ebbe il coraggio.
Una settimana dopo, era al ristorante con Laura. Era silenzioso e lei se ne accorse.
"E' per quella ragazza vero? Andiamo, tu non ne hai nessuna colpa!"
"Lo so, ma era così giovane e poi eravamo amici, le volevo bene... tutto perchè mi amava!"
Finita la cena uscirono dal ristorante. L'aria era fresca e piacevole. Mauro strinse a sè Laura e salirono in macchina. La Ford Focus procedeva veloce. Si voltò a guardare la sua donna, lei le sorrise e lui si senti bene finchè...
"Oh mio Dio, attento!! Frena!!"
I fari della macchina illuminarono qualcosa...
Lui frenò di botto.
"Porca puttana, qualunque cosa sia spero di non averlo ucciso!"
Scesero entrambi.
"Eccolo! " esclamò lei.
All'angolo della strada, seduto nell'erba, c'era un grosso gatto dal pelo color miele e gli occhi verde acqua.
Si avvicinò ai due e si strofinò alle gambe di lui, facendo le fusa.
"Che bello!! " disse lei accarezzandolo.
Si guardarono negli occhi, Mauro e Paola.
"Poverino, dev'essere un randagio. E se ce lo portassimo a casa?" chiese lei.
Lui le sorrise.
"OK".
Iniziò cosi la loro vita a tre: Mauro, Laura e Honey, il gatto. Era un animale tranquillo e riservato ma a volte, chissà perchè, qualcosa in lui infastidiva Laura.
"Mi ha morso. Volevo solo accarezzarlo!"
Lui rise.
"Ma dai amore, si vede che era nervoso per cavoli suoi... con me è sempre cosi affettuoso!"
Infatti era così. Con lui, Honey, era dolcissimo. Gli dormiva in grembo, lo seguiva ovunque... amava persino guardarlo quando era nella doccia...
Un pomeriggio, mentre riposava sul divano fu svegliato da qualcosa... aprì gli occhi e trovo Honey seduto accanto a lui, che lo fissava.
"Hey, micio... che c'è? Hai fame?"
Lo prese in braccio e iniziò ad accarezzarlo. "E' un bellissimo gatto" pensò "ha un pelo così bello, color miele, mi ricorda i capelli di... oddio, ma che vado a pensare!! Povera ragazza...".
Pensava spesso a lei, a volte le mancavano i suoi messaggi, le sue telefonate.
Quella notte la sognò.
Era bella e gli sorrideva. "Il tuo cuore, volevo solo arrivare al tuo cuore".
Si svegliò di soprassalto.
Honey era seduto sul suo petto.
Due giorni dopo, una domenica mattina, stava facendo colazione quando Laura gli disse che sarebbe andata al parco a correre. La guardò. Era bellissima in maglietta e pantaloncini. La amava. La raggiunse sulla porta, la baciò, lei attraversò il pianerottolo sempre sorridendo. Aveva raggiunto le scale e stava per scendere il primo gradino quando lui senti qualcosa urtargli la gamba... "Honey! Torna dentro!". Il gatto era sgattaiolato fuori dalla porta. Attraversò il pianerottolo, raggiunse Laura e andò a pararsi davanti ai suoi piedi... proprio mentre lei scendeva il gradino.
Laura morì, col collo spezzato, davanti agli occhi del suo uomo. La sua Laura... il suo amore... piangeva, singhiozzava disperato davanti al corpo esanime della donna, la sua donna. Il portiere aveva già chiamato l'ambulanza, i condomini erano accorsi ed erano tutti radunati in cerchio attorno a Laura.
Honey osservò la scena per un pò, dopodichè, trotterellando rientrò in casa. Mauro, quella notte, si trascinò in camera da letto verso le 3... aveva bevuto e quasi non si reggeva in piedi.
Si buttò sul letto... era così grande, così terribilmente grande quel letto senza Laura. Stravolto dalle lacrime e intontito dall'alcool si addormentò.
Un'ora dopo si svegliò con la sensazione di essere osservato.
Mauro...
Si guardò intorno... forse sognava...
Mauro...
"Ma cosa... chi c'è?"
Honey, il gatto, era ai piedi del letto.
L'aveva provocata lui la morte di Laura, l'aveva fatta inciampare, l'aveva uccisa. Aveva pensato di abbandonarlo, di ucciderlo. Ma come poteva? Che colpa aveva quella bestiola, di certo non l'aveva fatto apposta...
Mauro...
Continuava a sentire quella voce che lo chiamava. Sudava. Il cuore gli batteva forte.
Honey si avvicinò.
Mauro...
Salì sul suo petto.
Mauro...
"Ma cosa...?". Avvertì un dolore lancinante.
Urlò.
Honey, aveva affondato gli artigli nel suo petto...
Mauro... il tuo cuore... volevo solo arrivare al tuo cuore...

Roberta Federici