C'era una volta

Nel leggere e nell’udire questa frase si torna tutti bambini, col pigiama, sotto le coperte, abbracciati al nostro pupazzo preferito.

Ma perché le fiabe e le favole hanno un ascendente così forte?
Quali sono le loro origini?
Iniziamo con un distinguo necessario: la favola parla di animali antropomorfizzati che mettono a nudo i nostri vizi e le nostre virtù al fine di impartirci una lezione morale (La volpe e l’uva)
La fiaba, invece, ha per protagonisti esseri umani (magici e non) e creature fantastiche, come fate, streghe, gnomi, draghi ecc. e non ha necessariamente un fine morale, anche se il più delle volte si conclude con la vittoria dei buoni sui cattivi. Ma non sempre.
La fiaba è un racconto popolare fantastico che ha origini antichissime. Nasce come semplice racconto orale, tramandato a voce di generazione in generazione, fino a quando non ha iniziato ad essere trascritta. Ma a questo ci arriveremo dopo.
Continuiamo a cercare le radici storiche e culturali della fiaba.
Si pensa che già nella preistoria ci si riunisse intorno al fuoco per raccontarsi delle storie. E in fondo, cosa sono le pitture rupestri se non illustrazioni di fiabe e favole?
Secondo altri studiosi, l’origine della fiaba va ricercata in India, culla delle prime civiltà e che da lì viaggiò, modificandosi, di paese in paese.
Affascinante.
Questo spiegherebbe i molti punti di contatto tra le fiabe orientali e quelle occidentali.
È inconfutabile che la più antica raccolta scritta di fiabe sia Le mille e una notte, che ha come nucleo alcune fiabe indiane del XII secolo a cui si sono aggiunte fiabe persiane ed egiziane. Il libro fu tradotto nel XVIII secolo in Francia e da lì divenne famoso in tutto l’occidente.
Ma chi furono i primi narratori?
Persone del popolo, umili e lavoratori, che si raccontavano storie durante le lunghe ore di lavoro e la sera, a casa, davanti al fuoco, per rallegrare la famiglia.
I primi narratori, i primi creatori di fiabe, sono stati i contadini, i pescatori, le massaie e le balie.
Ma i loro nomi rimarranno per sempre ignoti.
Ne consegue che la credenza secondo cui le fiabe sono intrattenimento per bambini è falso. Le fiabe hanno il potere impagabile di far tornare bambini gli adulti e di sorreggerli durante i momenti più faticosi della vita.
La fiaba, come dimostra la scienza etnoantropologica, rivestiva un’importanza vitale per le comunità, in quanto parlava delle credenze popolari, delle paure di quel popolo e del loro modo di immaginare i ricchi e i re. Erano storielle puerili dotate di lieto fine, che avevano funzione catartica.
Nel Settecento, in Europa, si sviluppa un forte interesse nei confronti di queste narrazioni popolari, e diversi scrittori decidono di raccogliere le fiabe tradizionali del proprio paese e di renderle immortali pubblicandole.
In Francia, Charles Perrault pubblica I Racconti di Mamma Oca, raccolta che comprende: Il Gatto con gli Stivali, Barbablù, La Bella Addormentata nel Bosco, Cenerentola e Cappuccetto Rosso.

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CHI HA PAURA DEI CAPELLI?
Agnese soffre di tricofobia, la paura irrazionale di capelli e peli. La sua vita viene sconvolta da una serie di avvenimenti, disgustosi e macabri, che la conducono in un vortice di paranoia e delirio. Scopri Tricofobia, l'innovativo horror scritto da Ramsis D. Bentivoglio. Disponibile in ebook e cartaceo entrambi arricchiti con 25 illustrazioni.

In Germania,nel 1822, i fratelli Grimm pubblicano Fiabe per Bambini e Famiglie, raccolta nella quale potete trovare Biancaneve, Pollicino, Hansel & Gretel e I quattro musicanti di Brema.
In Danimarca Hans Christian Andersen pubblica fiabe popolari, ma modificate dalla sua fantasia, come ad esempio La Sirenetta, che in originale finisce malissimo.
Da noi in Italia però, si inizia prima.
Già nel 1550 Gianfrancesco Straparola pubblica una raccolta di fiabe popolari venete dal titolo Le Piacevoli Notti.
Nel 1635, Giambattista Basile pubblica 5 fiabe in dialetto napoletano, raccolte sotto il titolo Lo Cunto de li Cunti overo la tratteniemento de peccerille, da cui è stato recentemente tratto il film di Garrone.
Tra l’800 e il 900 vengono pubblicate numerose raccolte di fiabe in dialetto.
Dobbiamo aspettare il 1954 e quel genio di Italo Calvino per poter leggere la prima raccolta di fiabe popolari in lingua italiana, intitolata appunto Fiabe Italiane.
Negli ultimi decenni la fiaba ha acquisito un notevole status socio-culturale e grazie a questo fermento possiamo leggere fiabe da ogni angolo del mondo. Se poi queste letture piacevoli dovessero stimolare la vostra curiosità, avrete solo l’imbarazzo della scelta, perché dal Novecento un numero considerevole di studiosi ha dedicato saggi allo studio della fiaba, le sue origini, i suoi valori, le sue funzioni ecc.
In Inghilterra viene coniato, nel XIX secolo, il termine folklore: folk = popolo + lore = sapere. Quindi folklore = insieme delle nozioni popolari.
Nel 1946, l’etnografo folklorista russo Vladimir Propp, pubblica il saggio Morfologia della Fiaba, in cui evidenzia come nelle fiabe siano riscontrabili 31 funzioni e diverse caratteristiche fisse.
Vediamo insieme qualcuna.
Indeterminatezza. Non viene mai specificato il Tempo (c’era una volta) ed il Luogo (in un paese lontano lontano). Ovviamente però, ogni paese ambienta le proprie fiabe in ambienti riconoscibili e familiari.
Inverosimiglianza. La storia non vuole essere realistica, ma fantastica.
Manicheismo morale. Ci sono i Buoni e ci sono i Cattivi. Niente sfumature.
Reiterazione e ripetizione. Troviamo sempre lo stesso tipo di personaggi, di situazioni, di formule magiche ecc. e le parole vengono spesso ripetute (lontano lontano, cammina cammina…)
Apoteosi finale. I Buoni vincono e vengono premiati. I Cattivi perdono e vengono puniti.
Scopo didattico. Non si può parlare di vera e propria morale come nelle favole, ma comunque hanno valore di insegnamento.
Linguaggio semplice e popolare. Largo uso del dialogo diretto, con cui il narratore teneva sempre alta l’attenzione, anche modulando la voce.
Svolgimento temporale di tipo onirico. Il tempo rallenta o corre avanti a seconda delle necessità.
Idealizzazione del Medioevo. Re, principi e principesse, cavalieri e contadini sono fortemente idealizzati.
Sempre secondo Propp, la fiaba ha molti elementi in comune con i riti ed i miti primitivi legati al ciclo d’iniziazione ed alle rappresentazioni della morte.
Presso le comunità primitive, il rito d’iniziazione rappresentava il passaggio dall’infanzia all’età adulta. I giovani dovevano dimostrare di saper affrontare le difficoltà della vita superando varie prove e, alla fine, dovevano simulare la propria morte, indotta dall’ingerimento di sostanze stupefacenti somministrate dallo stregone che presiedeva la cerimonia. Questa finta morte rappresentava la morte dell’infanzia, cosicché i ragazzi potessero simbolicamente risvegliarsi come membri adulti della società.
Questo rito iniziò ad esser praticato sempre meno, ma sopravvisse nei racconti degli anziani delle comunità, dando così vita alla fiaba, che altro non è se non il racconto di un’iniziazione, in cui l’Eroe deve combattere il Male, aiutato dai suoi Alleati, per ricevere il Premio finale.
Ma ci sono altre affascinanti teorie sulla fiaba.
Secondo alcuni, le fiabe altro non sarebbero che messaggi da decriptare da parte di chi vuole intraprendere il percorso di iniziazione per apprendere l’arte alchemico-ermetica.

La cultura antropologica della seconda metà dell’Ottocento affermava che tutti gli uomini hanno la medesima struttura psicologica e che le differenze tra i popoli sono semplicemente di carattere culturale. Per questo motivo tutte le fiabe del mondo si somigliano presentando gli stessi archetipi, anche se sono nate in modo indipendente ed inconsapevole le une dalle altre. Perché abbiamo tutti gli stessi desideri e le stesse paure.
Nel 1900, un certo Sigmund Freud pubblica L’Interpretazione dei Sogni, nel quale, tra le altre cose, afferma che da un desiderio istintuale represso nasce il sogno e che dal sogno nasce la fiaba, che rappresenta la soluzione catartica del nostro conflitto.
Il suo allievo, Carl Gustav Jung, afferma che l’inconscio e la coscienza devono imparare a collaborare, perché solo così l’individuo può sviluppare quelle che sono le sue potenzialità innate.
Dopo aver raccolto le più note fiabe del mondo, gli scrittori hanno pensato bene di inventarne di nuove, creando così il genere letterario della fiaba d’autore.
Esempio lampante di fiaba d’autore è la raccolta Il Principe Felice ed Altre Storie del divino Oscar Wilde.
Poi, un certo Tolkien, pubblica una favola di 3000 pagine nota col nome di Il Signore degli Anelli. I Buoni, i Cattivi, il Viaggio, l’Oggetto Magico, la Prova da superare, la Ricompensa finale. C’è tutto.
Altre fiabe d’autore possono essere Alice nel Paese delle Meraviglie, Peter Pan, Pinocchio, Il Mago di Oz, Sandokan, Il Vento fra i Salici e, tornando indietro nel tempo, L’Odissea, Le Metamorfosi, L’Orlando Furioso, Sogno di una Notte di mezza Estate, La Tempesta …
E Harry Potter? Certo, è parecchio più complesso in quanto qui non abbiamo i Buoni Assoluti contro i Cattivi Assoluti; i personaggi non sono mai Bianchi o Neri , ma presentano un’infinita scala di Grigi. Personaggi più umani, realistici e meglio caratterizzati psicologicamente, ma abbiamo comunque l’Eroe ed i suoi Aiutanti vs il Cattivo ed i suoi Aiutanti, gli Oggetti Magici, le Prove, lo Scontro Finale, la Punizione e la Ricompensa. Una fiaba sul passaggio dall’infanzia all’età adulta, o un romanzo di formazione con elementi fantastici. Scegliete voi.

La fiaba esiste da sempre ed esisterà per sempre, perché l’uomo ha bisogno di raccontare e di ascoltare.
Sapete chi sono gli attuali eredi della fiaba classica?
I film di fantascienza, i fantasy e gli horror.
Che poi volendo, pure il western…
Comunque, pensate al classico teen-horror. Un gruppo di ragazzi (generalmente cinque), da soli in un luogo isolato (bosco, isola, deserto, ecc). Arriva il Cattivo (demone, serial killer, mutante cannibale, ecc). i ragazzi combattono con le armi a loro disposizione. Alcuni muoiono (quelli che non hanno rispettato le regole) e l’Eroe (quasi sempre donna) sconfigge il Cattivo e sopravvive.
Forse.

Uno dei cliché del genere è l’inquadratura finale in cui il Cattivo riciccia fuori, vivo e vegeto.
Morale della fiaba: il Male non muore mai.
Che in effetti è un po’ più realistico del E vissero per sempre felici e contenti.
Come dite? Mi trovate troppo cinica? E allora andatevi a leggere le fiabe che rappresentano la versione originale dei classici Disney, che poi ne riparliamo.

Monia Guredda nasce a Roma nel 1983. Consegue un’utilissima maturità artistica e un’ancor più utile laurea triennale in Arti e Scienze dello Spettacolo. Ama leggere, ama scrivere, ama vedere film e serie tv (che a volte chiama ancora “telefilm”). Organizzatrice di eventi letterari, giornalista pubblicista e scrittrice pubblicata, sguazza con maggior delizia nel genere horror (con una nota di ironia), anche se di tanto in tanto non disdegna incursioni in altri territori. Strega buona (quasi sempre) consulta con una certa regolarità i suoi fedeli tarocchi che a volte le danno delle dritte anche per nuovi racconti. Suoi racconti sono apparsi su Letteraturahorror.it, La Soglia Oscura, Watson e Tuga mentre il primo libro tutto suo è uscito per quelli di Edizioni La Rìa con il titolo “Puoi sentirli sussurrare”. Le è costata più fatica trovare il titolo che scrivere i 22 racconti presenti nella raccolta.



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