FINE DEI GIOCHI

 

l tenue fascio di luce proiettato dalla torcia elettrica rischiara a fatica brandelli di stanza, che appare immersa nell’oscurità. Ha poco tempo, prima che quel dannato morto vivente riesca ad abbattere la porta. Il panico cerca di farsi strada attraverso la sua mente, ma non può abbandonarsi ad esso, e lo scaccia con un sospiro. Deve restare lucido, ci saranno altri proiettili nella stanza. Ci sono sempre.
La luce della torcia prende a tremolare, poi si ristabilizza. -Maledetta batteria!-, impreca. Poi lo vede: un piccolo armadietto nell’angolo.
-Fa’ che ci siano i proiettili, Dio ti prego, fa’ che ci siano...-. Pregando in silenzio, apre le ante dell’armadietto... vuoto. Non ha più modo di arginare il panico, il cuore che prende a galoppare in una corsa frenetica all’ultimo battito.
Poi accade: la porta cede sotto i colpi del morto, e quella creatura, che una volta era un uomo, irrompe nella stanza, avanzando verso di lui in una camminata lenta ma inesorabile, le braccia protese ad afferrarlo, le labbra sollevate a mostrare i denti. Il panico si scioglie solo ora, e Marco estrae la pistola dalla fondina, puntandola alla fronte del morto che cammina, poi esita ancora un istante: sa che gli è rimasto un colpo, un unico colpo, e che deve andare a segno. La vita o la morte, il destino di un uomo nelle mani di un solo proiettile.

 

-Click-

 

Marco osserva incredulo il monitor del computer, le mani ancorate al joypad. Impreca ad alta voce un paio di volte, poi si rassegna sconsolato. Il rumore della porta d’ingresso che sbatte lo riporta finalmente alla realtà.
-Mamma, sei tornata? Dev’essere saltata la corren...-, le parole gli muoiono in gola: quella creatura, che una volta era sua madre, irrompe nella stanza, le mani pronte ad afferrarlo...

 

GAME OVER.

Mattia Galliani