La sedicesima stanza

Una fitta vegetazione di alberi circondava l’antica villa di Gustav Meyrink. L’anziano proprietario era passato a miglior vita da almeno ottant’anni e da quel giorno lo scorrere delle stagioni aveva lentamente trasformato la lussuosa dimora del burbero Gustav in un rudere polveroso, alloggio preferito di topi e pipistrelli.
L’improvvisa irruzione di due intrusi ruppe l’irreale atmosfera di quiete del giardino. Alcuni uccelli spaventati dai rumori si alzarono in volo.
Alberto e Simona, dopo aver superato senza difficoltà la recinzione di ferro che delimitava la proprietà, giunsero davanti alla villa. Ciò che videro li lasciò piacevolmente stupiti. I grandi alberi, l’edera che ricopriva i muri, i giochi d’ombra tra i rami, ogni cosa contribuiva a rendere suggestivo quel luogo. Pareva quasi di essere entrati in un’altra dimensione attraverso un cancello magico.
Dopo essersi scambiati una breve occhiata il giovane prese il cesto di vimini che la ragazza teneva in grembo. Al suo interno c’erano numerose strisce di stoffa bianca e del nastro adesivo, tutto l’occorrente per praticare una sorta di esperimento scientifico.
Nonostante Gustav Meyrink fosse un misantropo scorbutico e arrogante, non disprezzava affatto gli scherzi e le burle. La bizzarra struttura della villa lo confermava, veniva infatti utilizzata dal vecchio per stupire i suoi ospiti.

Tra i vari trabocchetti la cosa più curiosa riguardava le finestre, in totale erano sedici, otto per piano. Ogni stanza aveva un’unica finestra, fin qui nulla di strano se non fosse stato che villa Meyrink aveva non sedici stanze ma quindici. Una finestra quindi doveva per forza appartenere ad una camera fantasma o ad un vano nascosto.
Alberto voleva scoprire l’esatta ubicazione di questa fantomatica stanza esplorando da cima a fondo tutta la casa e attaccando su ogni finestra un pezzo di stoffa. Quella che rimaneva senza striscia corrispondeva alla camera fantasma.
Entrato nella casa diede inizio all’esperimento mentre Simona lo seguiva impaziente dall’esterno.
In breve tempo dalle otto finestre del piano terra spuntava una piccola striscia bianca agitata dalla brezza. Simona guardava soddisfatta e Alberto proseguiva verso il piano superiore. La nona striscia prese posto e a seguire tutte le altre fino alla quindicesima. Simona rimase in attesa per qualche minuto finché non vide uscire Alberto esultante dall’ultima stanza a sinistra, dove ancora mancava la striscia.
Echeggiò una risata, Alberto si girò mentre qualcosa di enorme, più scuro della notte, lo trascinò per sempre nelle tenebre della casa.

Alessandro Balestra