Bad girls or bed girls: a te la scelta

Resto sempre alquanto esterrefatta dal successo di filmucoli tratti da altrettanti libercoli in cui donnine insipide conquistano principi più o meno azzurri.
Tra l’altro alcuni di questi esemplari di maschietto alfa, sono pure dotati di un certo background di devianze comportamentali.
Ma davvero nel 2018 le ragazze hanno ancora bisogno di essere “salvate” come principessine inette?
Esiste una sostanziale differenza tra una donna e una cortigiana: la prima sceglie mentre la seconda spera di essere scelta in una pletora di tizie qualunque: molto BED GIRLS, davvero poco BAD GIRLS.
In tutta onestà non credo che la risposta ad una questione così complessa possa trovare soluzione semplicemente attraverso una banale scelta di modelli stilistici presi da cinema e letteratura.
Il problema è altro e complesso, sicuramente educazionale e sociale.
Tuttavia, se invece di cercare di somigliare a quelle quattro sgallettate di Sex & The City, o alla segretaria masochista tutta sfumature una si sentisse un tantinello Cybil Bennett di Silent Hill, le cose girerebbero per un altro verso.
E che dire della splendida Jennifer di I spit on your grave, violentata e lasciata morente che poi però sopravvive e si vendica come solo le ragazze sanno fare?

Se i romanzi della Austin non sono stati abbastanza esaustivi allora consiglio una carrellata di slashers anni Settanta e Ottanta, utili a chiarire chi sono veramente quelle che si salvano da sole!
Tra l’altro, in di quelle perle cinematografiche, a lungo e ingiustamente considerate misogine, risulta ben evidenziata la contrapposizione tra eroina e... beh, e quelle che dopo la prima inquadratura tette al vento muoiono male.
Potrei elencare titoli da qui all’eternità ma preferisco consigliare un libro di Valerio De Simone, Final Girl, che può dare ottimi suggerimenti, spiegando altresì come rivoluzioni sociali e conquiste di stampo femminista abbiano influenzato il cinema horror e di come questo a sua volta sia penetrato nelle testoline delle ragazze cattive, rendendole quello che sono oggi. Forti, indipendenti e parecchio soddisfatte.
Leggete il libro, se ve lo siete perso e fatevi una scorpacciata di pellicole vintage: non ve ne pentirete.
Alla fine poi interrogatevi su cosa volete. Un tizio che vi serve o un uomo che vi ama?

Perché se a salvarvi ci pensate da sole il principino di turno che paga la cena e vi apre la portiera può anche andare al diavolo e lasciare il posto a qualcuno che forse - e dico forse -riesce a starvi dietro, anche se voi sgommate in Ducati.
(Valeria Munari)

Valeria Munari: nata a Reggio Emilia nel 1981, come ogni antieroe che si rispetti conduce una doppia vita. Di giorno avvocato e di notte lettrice e scrittrice di horror e cinefila d'assalto. Con questa rubrica coccolerà il lato più cruento e vendicativo del suo complicatissimo sé, narrando di ragazze cattive e tanto altro.

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