CodigHorror: fiera libro horror, 24/10

Un manipolo, non una moltitudine

Imbattersi in un vampiro, qui da noi, di questi tempi, è abbastanza improbabile.
L’Occidente non è un luogo ospitale, per queste creature. Non perché manchino le persone da cui nutrirsi, ma perché mancano le ombre. Abbiamo telecamere ovunque, viviamo immersi in una rete di tracciamenti digitali, riconoscimenti facciali e spostamenti registrati; persino i social ci ricordano dov’eravamo e cosa abbiamo mangiato, con chi, dieci anni fa.
L’ombra necessaria al vampiro per nascondersi e cacciare, da noi è sempre più rarefatta.
Se io fossi uno di loro, non cercherei sicuramente casa a Milano. Me ne andrei in uno di quei luoghi dove la polizia è inefficiente, la registrazione delle persone non è capillare, dove se qualcuno scompare nessuno lo nota subito e le comunità interpretano ancora certi eventi strani come cose di cui è meglio non impicciarsi.

Quindi, se non ne vediamo, è perché nel nostro mondo ipertaggato non c’è più spazio per loro.
Perché abbiamo reso impossibile la loro sopravvivenza pratica.
Nondimeno, per mero esercizio narrativo, supponiamo che non siano tutti migrati altrove, che qualcuno viva ancora in mezzo a noi. Pochi, per forza, perché in un mondo come il nostro troppe sparizioni attirerebbero l’attenzione.

Ho fatto qualche ipotesi su questo numero partendo da alcuni dati che ho trovato in rete.
Secondo il Commissario Straordinario del Governo per le Persone Scomparse, nel 2024 in Italia sono sparite 21.291 persone, con 14.728 ritrovamenti. Rimangono quindi 6.563 persone di cui non si sa più nulla. Ora, se per mero esercizio ipotizzassimo, in modo deliberatamente semplificativo ed esagerato, che tutte siano state vittime di vampiri, e che un vampiro necessiti di nutrirsi una volta ogni 3-5 giorni, analogamente ad altri grandi predatori terrestri, il numero di vampiri circolanti in Italia oscillerebbe tra 50 e 90 individui. Un manipolo, non una moltitudine.

Vediamo ora fattori pro e contro la migrazione.
In biologia, il fenomeno del dispersal — l’abbandono del territorio natale da parte di un predatore — è piuttosto comune. Lo determinano la scarsità di risorse e la pressione esercitata da altri predatori. Nello scenario che ho immaginato, per un vampiro la scarsità di risorse corrisponderebbe alla difficoltà di nutrirsi senza destare sospetti, mentre la pressione dei predatori sarebbe l’invadenza del controllo sociale e digitale. Se così fosse, dovremmo immaginare che i vampiri abbiano lasciato l’Europa centrale — culla delle leggende che li hanno resi celebri o, più probabilmente, territorio d’insediamento di un ramo particolare della specie — solo in tempi relativamente recenti.

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Ho escluso l’ipotesi di un’origine europea, magari come mutazione genetica, perché non avrebbe alcun senso.
Preferisco pensare a un’origine indipendente, a una creatura che da sempre possiede la capacità di confondere le prede assumendone l’aspetto: una strategia di caccia perfetta. Ricordando l’Asanbosam ghanese, che potrebbe rappresentare una forma primitiva della stessa creatura, mi piace immaginare che il predatore abbia seguito dapprima l’esodo africano e poi le migrazioni dei popoli indoeuropei, assorbendone i miti e le tradizioni. In Europa, a contatto con la civiltà e con l’immaginario gotico, si sarebbe trasformato, adattandosi nei modi e nell’aspetto, e dunque evolvendo a sua volta. Sarebbe quindi la stessa specie, o forse specie affini, osservabili a stadi diversi di un’unica evoluzione.

Eppure alcuni sono rimasti.
Non molti, ma abbastanza da sopravvivere in silenzio, confusi tra le ombre delle nostre città, rifugiati in quei vuoti che la modernità non è riuscita a illuminare del tutto. Ma perché restare, se l’Occidente è un ambiente così ostile al loro anonimato?
Forse per la stessa ragione per cui molti di noi non emigrano: perché sono nati qui e perché, nonostante tutto, amano questa terra. O forse l’amore non c’entra e si tratta di semplice strategia predatoria: restano dove la preda si sente al sicuro, dove non si sente minacciata. E quale posto migliore di uno dove le persone hanno smesso di credere alla loro esistenza?
(Oreste Patrone: 8 settembre 2025)



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