Incubi grotteschi di esiliati sognatori

di Antonio Pilato - pagine 128 - euro 9,50 - Mario Vallone Editore

Ho intrapreso la lettura di "Incubi grotteschi di esiliati sognatori" con il vago sospetto, derivante da letture pregresse, che il weird non mi piacesse. Confermo: è così.
Dopo aver terminato la lettura mi sono sentita come ci si sente dopo il giro della morte sulle montagne russe: sottosopra, sconvolta, vagamente nauseata.
Intendetemi, non è una critica, tutt'altro: questo è l'esatto scopo del weird. Il weird è infatti l'espressione dell'innata insoddisfazione umana derivante dall'incapacità di capire a fondo la realtà.
"Incubi grotteschi di esiliati sognatori" è una raccolta di brevi componimenti, che appaiono come flash luminosi su una realtà distorta, che disorientano e stupiscono il lettore.

Avete presente "Revolution n. 9" dei Beatles? Se la risposta è no, e soprattutto se vi piace il weird, il consiglio è quello di ascoltarla quanto prima. Quella canzone è la trasposizione musicale del weird letterario.
Il motivo per cui, personalmente, non apprezzo il genere è che trovo impegnativo cimentarsi nella lettura di un intero romanzo congegnato sulle intricate dinamiche del weird; trovo invece molto più accessibili i racconti, che consentono di apprezzare le qualità del genere senza arrovellarsi troppo.
In conclusione, se siete dei neofiti e volete sperimentare il genere, questo libro fa al caso vostro; mi ha convinta che non importa quali sensazioni l'opera trasmetta al lettore, purchè questo avvenga.
Un libro deve scuoterti.
Voto: 7

Incipit
"Incubi grotteschi di esiliati sognatori" è una raccolta di brevi racconti weird che fungono da strappi nel tessuto della realtà, oltre i quali "sbirciare al di là dell'universo" dove "tutto diviene inevitabilmente follia".

Mi chiamo Liana Africa, sono nata a Reggio Calabria nel 1988 e faccio il medico.
Avevo 9 anni quando guardavo con invidia la collezione di libri di King che arrivavano per corrispondenza ogni mese a mio cugino.
Non avevo il permesso da parte dei miei zii di leggerli e dunque rimanevo ore a guardarne le coste ed immaginarne le storie.
Un bel giorno vidi “Misery” tra gli scaffali di un ipermercato e chiesi ai miei genitori se potevo averlo; non vi furono obiezioni, nonostante l’ascia sulla copertina. Misery terminò due giorni dopo una crisi bulimica di lettura e da lì in poi la mia vita cambiò: avevo scoperto la letteratura horror.



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