La morte corre su quattro teste

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2008 - edizione 7

Il commissario Serafini era seduto sulla poltrona; le gambe distese sulla scrivania, i piedi sporgenti dal tavolo.
Tra i denti, stringeva un mozzicone di sigaro che - di tanto in tanto - spostava da un angolo all’altro della bocca.
Erano ore che ammirava il tappeto di fotografie affisse sulla bacheca della questura. Volti di ogni specie, di ogni età: maschi, femmine, donne, bambini, bianchi, negri. Ce n’era uno per ogni gusto.
Una cosa accomunava quelle persone: erano scomparse; senza lasciare tracce, né testimoni.
Il telefono squillò, ma Serafini fece finta di niente. Si destò dall’oblio e uscì in strada.
La luna ormai trapuntava il firmamento, brillando in un cielo spruzzato di stelle.
La sagoma del commissario comparve nel bagliore di un lampione. Scura e indefinita, pareva un’ombra disciolta nell’immenso cosmo. Nuotò fino a raggiungere una berlina, parcheggiata lungo un marciapiede. Serafini stava per entrare, quando avvenne l’inspiegabile. Le luci, in fondo al viale, si eclissarono; imitate dalle successive.

Il poliziotto strizzò le palpebre, nel tentativo di fendere la cortina di tenebra che galleggiava al di là della luce morente. Fu allora che la vide. Avanzava a folle velocità, protetta dal mantello della notte.
Sibilò sotto i finestrini dell’auto, frantumandoli in una pioggia di vetri. In quell’istante, un sudario calò sulla vita del commissario.
L’uomo distinse quattro teste umane vorticare sull’asfalto, sotto il peso di un corpo impregnato di sudore. Scivolavano via, sostenendo l’enorme massa.
In alto, appena sopra a uno scudo di tibie, centinaia di pupille lo ipnotizzarono.
Serafini cadde preda di un dolore privo di confini, culminante in uno stato d’estasi. Copulò con milioni di fratelli e sorelle, fondendosi nell’unico essere.
Fu un attimo, l’osceno agglomerato sgommò via; ruggendo da labbra ritagliate in un volto sporgente dal retrotreno.
Anche Serafini, dunque, era scomparso nel nulla...

Matteo Mancini