Porte socchiuse

Mi trovavo in un lungo e buio corridoio, una fioca luce dipingeva dolcemente le mura alla fine del tragitto che si prostrava dinanzi ai mie occhi. Mi sentivo terrorizzato, quel luogo mi trasmetteva un’angoscia che presto mi avrebbe spinto in un vortice di delirio. Avanzai lentamente, conscio di non poter tornare indietro. Mi sentii imprigionato in una morsa di paura che mi attanagliava freddamente lo stomaco per salire fin sopra alla gola. I miei sterili passi erano indecisi e tremolanti, regnava un silenzio assordante che, pian piano, assumeva i toni dell’inverosimile. Fermai improvvisamente il mio moto alla vista di una pallida figura che si era mostrata, dal nulla, alla fine del tragitto che stavo percorrendo. Gridai a voce alta verso la figura, con l’intento di farmi dire chi fosse. Non ottenni nessuna risposta. Per qualche secondo dubitai che il suono della mia voce fosse realmente uscito dalla bocca. Misi a fuoco quell’essere, sforzando notevolmente i mie stanchi occhi. Sembrava un uomo, o almeno lo spazio che riempiva nelle tenebre mi fece propendere per questo pensiero, ma non ne avevo la certezza. Indossava una lunga vestaglia nera, che arrestava la sua discesa a pochi centimetri dal putrido suolo. Il colorito della sua pelle, per quello che riuscivo a vedere, era bianco, come la luce figlia della luna. I suoi occhi si accendevano ad intermittenza, squarciando l’oscurità con un giallo acceso. Gli occhi di quell’essere, i suoi occhi, mi trasmettevano una sofferenza che non apparteneva a questo mondo. Quell’angosciosa figura non possedeva braccia, non aveva le braccia! Non ebbi modo, con mio grande sollievo, di ultimare la mia analisi. La creatura scomparve così come era apparsa... nel buio, che si cibava della linfa vitale di quel luogo. Ripresi il mio lugubre cammino, vacillando costantemente, a causa delle mille emozioni che il mio corpo stava subendo. Mentre stavo per perdere i sensi, alla mia sinistra, apparve una finestra che non c’era mai stata, o che forse non si era mai voluta mostrare. I sensi, che stavano per abbandonarmi, ritornarono subito al proprio posto. Non riuscii a vincere la mia curiosità e mi gettai a capofitto nella visuale che offriva quella spettrale finestra. Lo spettacolo che i mie occhi ebbero modo di scrutare non apparteneva a niente di sensato, a niente di normale, a niente di umano. Come la tela di un delirante pittore, quel paesaggio stava prendendo forma sotto i miei occhi. Il mio sguardo fu violentato dalla visione di un cimitero, sul quale aleggiava una fitta nebbia che accarezzava le lapidi con il suo soffice candore. Scorsi un gufo, appollaiato su un albero morto che abbelliva quell’affresco di terrore. Non era una notte del mio mondo, per Dio... no, no di certo! Era troppo buia, troppo desolante, troppo simile all’inferno!

Giunsero alle mie orecchie delle taglienti note, era il gracchiare assiduo di un corvo. I miei occhi tentarono di seguire le note e mi portarono ad osservare quella bestiola su di una lapide.
Lanciai il mio sguardo oltre quello che volevo vedere, apparve dall’immensità del buio, un fuoco acceso di un blu profondo come il mare, con piccoli e malvagi riflessi violacei. Intorno al fuoco fiorì una macabra danza, a cui presero parte streghe, esseri immondi e animali storpi. Gridavano e danzavano, danzavano e gridavano. Le streghe avevano ossa di bambini intrecciati nei loro luridi capelli e gli esseri immondi buttavano sul fuoco, per alimentarlo, corpicini di bambini mai nati. Quelle figure mi fecero venire dei coniati di vomito che a stento trattenni. Gli animali storpi gridavano pieni di collera, lamentandosi per la loro straziante esistenza. Il loro moto perpetuo cessò quando nella notte fece eco un grido di sconfortante disperazione che infranse il chiassoso rituale che stavo percependo con occhi e udito. Quegli esseri senza nome fecero spazio, come se qualcuno o qualcosa dovesse sopraggiungere. Una figura, coperta dal mantello delle tenebre, avanzò a passo lento. In un primo momento non riconobbi in quell’essere la creatura che qualche minuto prima era vissuta alla fine del corridoio... ma era lui... quell’immagine che aveva raggelato il sangue nelle mie giovani vene. Vidi il fuoco crescere sempre più intensamente. Subentrarono nell’immagine che si mostrava ai mie occhi, altri esseri, sembravano dei nani ossuti con la testa di lupo. Camminavano in fila indiana e trasportavano con le loro possenti mani il corpo “vivo” di un uomo. Osservai attentamente quell’uomo, gridava in preda al panico più sfrenato. Riuscii a mala pena a farmi il segno della croce, non sapevo che cosa sarebbe successo ma ero sicuro che non sarebbe stato niente di puro. Quegli esseri dalla testa di lupo lasciarono cadere il corpo dell’uomo dinanzi al maestro. Quella figura con il manto nero innalzò al cielo parole sconosciute, parole del regno dei non morti. Non capii nemmeno una sillaba ma rabbrividii... tanto e intensamente. L’uomo nero passò una mano sul capo della povera vittima, una, due, tre volte e riprese a urlare con parole che straziavano l’udito. Fece cenno a tutti i suoi seguaci di cibarsi dell’uomo e così fu. Il cielo si riempì di grida di dolore, il sangue che traboccava dai vasi sanguigni della vittima riempiva a sazietà le esili pance delle streghe che gridavano e ridevano in uno spettacolo sceneggiato dal diavolo. Sentii un suono giungere dalle mie spalle, la paura mi diede notevoli difficoltà quando cercai di girarmi. Il suono smise un attimo per poi riprendere più intensamente. Sembrava il pianto di un bambino, ma molto più tagliente. Mi girai, con tutta la forza che mi era rimasta. Non ci riuscii, non riuscii a trattenermi... questa volta no... vomitai... più e più volte. I miei occhi si riempirono di un bambino... mai nato! Aveva la pelle rossa... ancora coperta di sangue! I sensi mi mollarono per qualche istante! Caddi al suolo! Quel bambino, si avvicinò a tal punto che potei avvertire il tanfo di sangue che emanava. Cercai disperatamente di riprendere i sensi, ne andava della mia stessa vita. Gelidamente intimai al feto di andare via, ma lui cercò una sorta di dialogo con me. Aiuto... mi disse... aiutami! Non avevo provato mai niente di più angosciante e credo che nella mia vita non mi capiterà mai una cosa più triste e allo stesso tempo sconvolgente di questa che vi sto raccontando! Quel feto implorava il mio aiuto!
Non potevo fare niente... ero un codardo! Ma volevo andar via, solo andar via! Fuggire da quell’orrore nel quale non sapevo nemmeno come ero finito. Il feto scomparve, così come era comparso... improvvisamente... inspiegabilmente! Decisi di rialzarmi, gettai lo sguardo fuori, una creatura alzò freneticamente gli occhi verso la finestra, incrociando il mio straziato sguardo. Emise un urlo non descrivibile da nessun essere umano. Passarono pochi attimi e tutti gli occhi degli invitati al banchetto si inchiodarono su mio pallido viso. Ero un intruso, mi sentii improvvisamente nudo... ero stato scoperto. Vidi delle creature, con la pelle ricoperta da scaglie, il corpo simile a quello delle scimmie e il cranio completamente privo di pelle, incominciare stancamente e faticosamente a venire e ad arrampicarsi verso di me. Pensai che il mio turno era giunto. Avrei debellato tutti i mie interrogativi su inferno e paradiso, morte e vita. L’inferno era questo, dove avevo albergato nelle precedenti ore. L’uomo ha sempre avuto fame di conoscenza, ha sempre tentato di scoprire e scoprire... spingendosi fino ai limiti e forse anche oltre. Forse sarebbe stato più giusto fermarsi dinanzi all’inspiegabile, perché i confini, sarebbe meglio non oltrepassarli mai! Mi scostai frettolosamente dalla finestra. Sperai, pregando Dio più volte, che quella finestra potesse scomparire così come era apparsa. Niente! Le creature erano vicine e accompagnavano il loro incedere con urla di puro terrore. Alle mie spalle apparve improvvisamente una porta! Diedi uno sguardo verso la finestra e notai che una delle creature era ormai giunta alla fine ed era prossima ad entrare! Pensai di incamminarmi nella porta, con la paura di potermi ritrovare in chissà quale dimensione, popolata da chissà quali esseri immondi. Capii, in un attimo, che forse sarei stato condannato a vagare, come un’anima in pena, in tutte le dimensioni che regnano nell’irrealtà. Gli esseri con il corpo di scimmia erano giunti! Decisi... era l’unica cosa da fare! Aprii la porta e la richiusi frettolosamente alla mie spalle. Quando il sole illuminò il mio bagnato viso, ebbi la sensazione di pace che tanto avevo sperato di ottenere. L’orologio sul mio comodino ticchettava e il suo suono mi sembrava così soave che giurai che sarei potuto rimanere ore ed ore ad ascoltare la sua sinfonia. Mi alzai lentamente dal letto, ero bagnato fradicio di sudore. Puzzavo da far schifo! Ma ero felice, sereno. Di una serenità che non vi so spiegare, ma che vorrei che ogni uomo potesse provare almeno una volta nella vita! Un pensiero si posò sulla mia serenità... era stato solo un incubo? Forse sì! Mi sembrava tutto così tremendamente reale, tutto cosi chiassosamente orrendo! Era stato solo un incubo... o almeno era questo che avevo voluto credere! Passarono molte notti in cui presi sonno solo con le prime luci dell’alba! Quando scendeva l’oscurità il terrore mi attanagliava e così decisi di scrivere quello che mi aveva terrorizzato come mai nulla in vita mia! Ancora oggi, la notte, provo difficoltà a chiudere gli occhi! E’ forte la paura di risvegliarmi in quel posto che con il mondo non ha nulla a che fare! Non so se qualcuno è mai stato lì... o se mai vi giungerà! Ma una cosa voglio dirvela! Scappate... siate codardi, ma scappate... perchè se quegli esseri, che ancora ogni notte mi sembra di vedere nelle mia stanza, mi avessero preso, non so se mi sarei svegliato all’indomani, nella mia stanza, nel mio letto, nel mio mondo!

 

P.S.
Mentre macchio d’inchiostro il foglio che a strapiombo cade sotto i miei occhi, per farvi una cronaca di quello che mi è accaduto, ho udito uno strano rumore provenire dal fondo del mio armadio... credo che non mi abbiano mai lasciato in pace! Qualche istante fa avrei giurato di vedere una strega appollaiata sul ramo di un albero che regna sovrano nel mio giardino! La pazzia mi sta tenendo compagnia e sembra non voglia lasciarmi più! Se sono fuggito dall’inferno credo che un po’ d’inferno sia venuto con me!
Prego che la luce del sole illumini quanto prima la mia stanza... il prima possibile... Dio ti prego!

Francesco Borrasso